Pagine: 294
Prezzo: € 17,00
In una torrida estate romana il maggiore Walter Sgró e il brigadiere Lucia Simoncini vengono chiamati dalla madre del giovane studente di Giurisprudenza Simone Intieri trovato morto nella sala prove che i genitori gli avevano allestito nello scantinato del palazzo in cui vivono, quartiere San Lorenzo. Un omicidio efferato. Simone è stato colpito con violenza al capo, imbavagliato con del nastro adesivo, soffocato con un sacchetto di plastica sul capo e infine l’assassino gli ha asportato con precisione chirurgica un tatuaggio. Sgró e Simoncini non hanno dubbi: il Tatuatore ha colpito di nuovo.
Nel frattempo, il giornalista d’inchiesta Leo Malinverno è in vacanza sull’isola di Santorini con la nuova compagna, la giovanissima Eimì Vardalos – metà italiana e metà greca – conosciuta durante una serie di lezioni di giornalismo all’Università. Leo però non ama il caldo né il mare e tantomeno l’idea di incontrare la madre di Eimì in arrivo. Pertanto saluta con gioia la telefonata dell’amico poliziotto Jacopo Guerci che lo richiama a Roma. Il maggiore Sgró, un suo lontano parente, gli ha chiesto aiuto in privato per i casi del Tatuatore. I tre si incontrano nella nuova abitazione di Malinverno e Sgró chiede a Leo di agitare le acque sulla stampa sperando che questo spinga il suo capo a mettere in campo più uomini per afferrare l’assassino ormai considerato un Serial killer. Già, perché Simone Intieri è il secondo morto. Prima di lui, con identico modus operandi, era stata uccisa Sabrina Olcese nello studio di architetti di Maurizio Zega dove lavorava da qualche tempo dopo essersi trasferita a Roma da Milano. Raccolte le prime informazioni, Leo si reca al Globo, il giornale per cui lavora, e dalla collega e amica carissima Carla Tesei scopre che il direttore Pietro Orefici – detto l’Everest per stazza e imponenza – ha avuto un infarto ed ora è in ospedale in coma farmacologico. A sostituirlo c’è il suo vice, Tommaso Lembo che si rifiuta di accettare da Leo articoli che hanno a che fare con il Tatuatore. Leo, infuriato, lo bypassa pubblicando ciò che ha appreso sul suo blog con il risultato che Lembo lo licenzia in tronco. Di nuovo Malinverno non si perde d’animo e, grazie all’amico web master Gerardo Coppola, apre un suo sito personale dove pubblica le scoperte fatte con grande successo e l’immediata richiesta della concorrenza – L’Eco d’Italia del volpino Curró – di entrare in squadra, ma lui tergiversa. Intanto, ha iniziato la sua indagine personale partendo dallo studio Zega, ascoltandone il capo e soprattutto la collega di Sabrina, l’architetto Clelia Iozzia che non ha parole gentili per l’altro collega, Giorgio Durante: maschilista, privo di sentimenti, accanito donnaiolo. Aveva iniziato una relazione con Sabrina. Parole poco lusinghiere arrivano anche dall’anziana attrice Adelfa Maiorini che vive nel palazzo e fa intendere a Leo che anche lei ha ‘conosciuto’ il Durante.
E il Tatuatore colpisce per la terza volta: è la restauratrice Carola Piezzi a subire la stessa sorte dei due precedenti morti. Sul luogo dell’omicidio, Leo conosce il brigadiere Simoncini mentre di Sgró non c’è traccia. Si è improvvisamente ammalato? Così pare, sostiene la Simoncini. Ma Leo, nel frattempo, ha chiaro in mente come procedere: sentirà appena possibile l’antropologo Paolo Marziale, esperto del significato e della storia dei tatuaggi, e intanto troverà il modo di vedere i primi due morti a medicina legale, cosa che con un semplice stratagemma riesce a fare. Ma la strada verso la soluzione del caso è ancora lunga e parecchio tortuosa, mentre Leo deve vedersela sul fronte personale con la malattia di Carla Tesei, la ricomparsa di suo padre, l’ineffabile Arrigo e quella di Eimì arrivata dalla Grecia per stargli accanto. È lei la donna della sua vita? Leo non sa decidersi, come sempre. Le sue paure e la sua insicurezza, nascoste dietro la maschera del giornalista duro e puro, gli giocano contro. Non mancherà un breve fine settimana nella frescura di Tarpasso, luogo del cuore di Leo, mentre il Tatuatore colpisce per la quarta volta nella persona di Gianni Orrù, pescivendolo al mercato Trionfale, prepotente, volgare, attaccabrighe e magnaccia. Niente sembra legare fra loro questi morti. Eppure…
Complessa, avvincente e assai ben costruita, proprio come la storia del precedente libro L’inganno dell’ippocastano, anche questa vicenda di Leo Malinverno si legge in un fiato mentre ci aggiriamo con il protagonista in una Roma avvolta nell’umida calura di luglio, fra le sue strade, quartieri e monumenti eterni senza che l’autore Mariano Sabatini dimentichi di mostrarci i risvolti economici e sociali di una città meravigliosa eppure ormai da troppo tempo sull’orlo dell’abisso.


