Vardø. Dopo la tempesta – Kiran Millwood Hargrave

Titolo: Vardø. Dopo la tempesta.
Traduttore: Laura Prandino
Pagine: 336
Prezzo: 17 euro

Kiran Millwood Hargrave è una poetessa e commediografa inglese di appena trent’anni con diverse pubblicazioni al suo attivo e molti riconoscimenti per opere teatrali e racconti per bambini. Per scrivere ‘Vardø. Dopo la tempesta’ – come ci racconta nella bella nota conclusiva – ha svolto accurate ricerche su un’epoca buia e complessa: il primo ventennio del 1600. Danimarca e Norvegia, allora, costituivano un unico regno sotto re Cristiano IV, luterano integralista, il quale nel 1618 promulgò la legge sulla stregoneria affidando allo scozzese John Cunningham – famoso per aver scacciato i pirati da Spitsbergen – la carica di Lensmann (inviato del re) e insediandolo nel carcere fortezza di Vardøhus sulla remota isola di Vardø, nell’estremo nord della Norvegia. Lo scopo era di sottomettere una volta per tutte la libera popolazione del Finnmark, un’area popolata in prevalenza dall’etnia sámi che credeva negli spiriti, intesseva i venti e poco si curava della religione ufficiale del regno. In realtà, Cristiano IV intendeva dare una dimostrazione del proprio potere al resto del mondo non avendo ottenuto grandi successi altrove.
Partendo da queste premesse e dal resoconto di una terribile e improvvisa tempesta che nel 1617 uccise in un sol colpo quaranta pescatori della comunità di Vardø, la Hargrave costruisce un romanzo potente dove protagoniste sono le donne di questa sperduta isola ai confini del mondo. Donne rimaste senza figli e mariti a combattere per la sopravvivenza quotidiana senza neppure il tempo di metabolizzare il terribile lutto che le ha colpite. Incontriamo così Maren, sua madre e la cognata Diinna, di etnia sámi, incinta del fratello di Maren, Erik, morto insieme al padre e al futuro sposo di Maren nella tempesta. La straordinaria Kirsten, vedova anche lei, che spingerà le donne a reagire insegnando loro a pescare, a macellare le renne: in una parola a sopravvivere alla tragedia.
Finché un nuovo pastore, Kurtsson, viene a sostituire quello perito nella tempesta e poco dopo a Vardø sbarcherà Absalom Cornet, cacciatore di streghe, lì convocato dal Lensmann Cunningham che nel frattempo si è insediato nel carcere fortezza di Vardøhus e si prepara, insieme a Cornet, a ripulire l’isola dal demonio. Com’è possibile, infatti, che una tempesta scoppi all’improvviso annegando quaranta uomini se non perché chi è in lega con il diavolo l’ha scatenata? E chi se non i sámi, che intessono venti e credono negli spiriti, può essere il colpevole? Ma ancora non basta. L’arrivo di Absalom Cornet e della giovane moglie Ursa, sposata in fretta e furia a Bergen e trascinata con sé sull’isola, spaccherà la comunità femminile di Vardø fra streghe e accusatrici: troppi conti in sospeso da regolare fra la forte Kirsten, che abita una delle case più grandi e belle di Vardø e si comporta come un uomo, e le invidiose beghine della comunità; troppo misteriosa e subitanea la tempesta perché non susciti nelle menti femminili più fragili l’idea che a provocarla sia stato un complotto demoniaco, magari orchestrato dalla stessa Kirsten in combutta con i sámi. Avrà così inizio una nuova e sanguinosa tragedia fatta di processi farsa, torture e roghi di donne innocenti.
Però – e ne fa fede il titolo originale The mercies, le misericordie – nel libro troviamo anche la commovente storia di amore e amicizia tra Ursa e Maren, così infinitamente distanti per nascita ed educazione eppure così vicine nell’animo. Saranno loro l’unica nota di speranza e futuro nella parte finale del racconto.

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