Hank Zipzer e le cascate del Niagara – Henry Winkler e Lin Oliver

Autore: Henry Winkler e Lin Oliver
Titolo: Hank Zipzer e le cascate del Niagara
Editore: Uovonero
Traduttore: Sante Bandirali
Illustrazioni : Giulia Orecchia
Genere: narrativa per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2013 
Numero di pagine: 174 
Prezzo: € 12,o0 

Per Hank Zipzer, quarta elementare, il primo giorno di scuola parte davvero male: viene convocato nell’ufficio del basso e calvo preside Love perché è arrivato con diciassette minuti di ritardo in classe. Per punizione è costretto dalla sua insegnante, la signorina Adolf, a svolgere un tema di cinque paragrafi sulle sue vacanze estive.Un bel problema  perché Hank, ragazzino creativo e geniale, con la lettura, la scrittura e l’ortografia ha serie difficoltà. Lo ammette lui stesso in una lista di dieci punti nei quali cerca di spiegare alla sua maestra perché non può assolutamente svolgere quel compito. Il motivo principale, al di là dei suggestivi tentativi di far credere che il suo cane si mangia le pagine dei temi a colazione o che lui è allergico ai fogli a righe, è che, racconta Hank, “i miei pensieri sono controllati da esseri alieni che mi fanno scrivere in una strana lingua” e che “quando scrivo mi si incollano le dita fra di loro”.

Fresco di pubblicazione in Italia e presentato tra l’altro al recente Salone del Libro di Torino, ecco arrivare, per la collana “abbecedanze” delle edizioni Uovonero, un libro per ragazzi che diverte facendo riflettere e, soprattutto, portando all’attenzione i disturbi dell’apprendimento come la dislessia e la disgrafia. Il racconto è scritto da uno dei miti che per anni hanno legato il proprio nome alla serie televisiva “Happy Days”: Henry Winkler, il “Fonzie” del giubbotto di pelle e con la motocicletta ai cui piedi cadevano tutte le ragazze. Si intitola Hanz Zipzer e le cascate del Niagara e in America rappresenta il primo di una serie di ventiquattro libri scritti da Winkler con la collaborazione di Lin Oliver e che partono da situazioni che lo stesso attore ha vissuto da piccolo.

Quando, racconta lo stesso Henry Winkler, “mi era stato detto che ero stupido, pigro, che non avevo potenziale. Io non volevo essere stupido, ma se te lo si dice, anche per scherzo, alla fine ci credi”. E alla fine aveva capito: “Non ero stupido, non ero pigro, ma dislessico. Ho provato rabbia prima, e poi ho affrontato la difficoltà. E ai genitori, agli insegnanti, agli amici dico che il vostro lavoro è guardare un ragazzino dislessico e capire che impara in modo diverso: se ai bambini viene data fiducia in loro stessi, si apriranno come una rosa. Perché ogni bambino ha una grandezza e quando la si scopre il vostro compito è tirarla fuori e donarla al resto del mondo”.

Un racconto che in maniera vivace pone dunque tutti davanti a una situazione che colpisce molte persone e che purtroppo spesso non viene affrontata e trattata come dovrebbe essere. E il messaggio che “Fonzie” lancia è che “quando si sa che cosa si vuole essere, quel pensiero non deve mai sfuggire dalla mente. Le difficoltà che si incontrano a scuola nulla hanno a che vedere con la brillantezza che abbiamo. If you will it, it is not a dream, se lo vuoi non è un sogno”.

Bello il percorso tracciato nel libro, la genialità di Hank e dei suoi amici, che lo aiutano a portare concretamente quelle cascate del Niagara a scuola. Interessante come si tocchino altre problematiche, come quella del bullismo e della prepotenza, ma anche quella dell’amicizia vera:“Essere fortunati – dice Hank a pagina 85 del libro – significa avere degli amici che non ti fanno sentire stupido nemmeno se è quello che tu stesso pensi di te”, e della tenacia nel perseguire i propri obiettivi “Sono rimasto folgorato – si legge a pagina 83 – La creatività era la risposta a tutti i miei problemi. E la creatività mi avrebbe aiutato a cavarmela col tema della signorina Adolf. E non soltanto a cavarmela, per altro. La creatività stava per farmi avere il miglior voto di tutta la mia vita”. E ancora, a pagina 151: “Penso che la creatività dovrebbe sempre essere incoraggiata.”. Ma il libro sottolinea anche il ruolo importante degli adulti nella vita dei bambini, un ruolo che è espresso con l’atteggiamento e la fiducia “In ogni caso – dice ancora Hank – Papà Pete è mio nonno. È il migliore. A volte ho la sensazione che sia l’unica persona che mi capisce. Non penserebbe mai e poi mai che sono stupido o pigro”(pag.27).

Lo stile è vivace, coinvolgente, la scrittura mai banale, pur nella sua semplicità di espressione, capace di esprimere gli stati d’animo dei ragazzini con le loro parole e le loro emozioni. I personaggi sono ben delineati e la storia è avvincente, perché accanto al compito che Hank vive come una tragedia, si sviluppano i rapporti umani, i giochi, le piccole grandi conquiste quotidiane, i sogni e gli obiettivi anche dei più piccoli. Non tutto, forse, andrà come sperato, ma, anche senza voler svelare nulla, la fine è di quelle che rendono felici e che fanno sperare che qualcosa di buono si può fare.

Non solo: il libro è stato progettato in modo da agevolare la lettura anche da parte di bambini e  ragazzi che soffrono dei disturbi di Hank, sia per il carattere e le proporzioni dei caratteri di stampa sia per l’utilizzo della carta.

Una lettura da consigliare a tutti, per divertirsi e per scoprire Henry Winkler scrittore. Per riflettere, soprattutto da adulti, sui problemi che vivono i piccoli, dai quali spesso arrivano semplici richieste di aiuto o anche solo per starli ad ascoltare.

      

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Prendete racconti per bambini e ragazzi, unitevi romanzi gialli, shakerate ed ecco che salto fuori io: letteratura per ragazzi e thriller sono passioni che mi accompagnano da sempre, insieme comunque alla condivisione del decalogo di Daniel Pennac con i suoi dieci imprescrittibili diritti del lettore. Che prevedono anche quello di “leggere qualsiasi cosa”, pur avendo una spiccata passione per quanto enunciato in apertura di presentazione. Pensando in ogni caso che nelle pagine, non sempre, ma in molti, moltissimi casi, uno scrittore ci sta donando qualcosa di profondamente suo: non per forza un ricordo, ma anche solo un modo di esprimersi, un ritmo narrativo, e ogni volta una creazione. E dunque una forza che va almeno conosciuta. Se poi questa forza avvolge fin da piccoli e aiuta a diventare lettori, oppure dissemina le pagine di indizi che trascinano chi legge in un’inchiesta al cardiopalma… allora conoscerla mi piace ancora di più.

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