Un ragazzo d’oro – Eli Gottlieb

Titolo: Un ragazzo d'oro
Autore: Eli Gottlieb
Data di pubbl.: 2018
Casa Editrice: Minimum fax editore
Genere: Narrativa
Traduttore: Assunta Martinese
Pagine: 274
Prezzo: Euro 17,50

“Posso tornare a casa?” (p. 116)

Continuo a tenere il libro tra le mani, a sfogliarlo e ad immergere il naso tra le pagine per assaporarne il profumo. Continuo a rileggere parti che ho sottolineato e ne sottolineo altre ancora.
E guardo la copertina, fisso l’immagine di un ragazzo capovolto, affacciato al finestrino del treno, e mentre lo osservo mi accorgo che ho iniziato a scrivere la recensione di questo meraviglioso romanzo: “Un ragazzo d’oro” scritto da Eli Gottlieb, tra pochi giorni in Italia, e pubblicato da Minimum Fax. Traduzione di Assunta Martinese.

E’ la storia di una ragazzo autistico? Di un ragazzo disabile? Di una persona diversamente abile?
“Un ragazzo d’oro” è la storia di Todd Aaron, un ragazzo che da quando aveva undici anni, e da più di 40, vive al Payton Living Center, una comunità di cura.
Quando lo conosciamo, padre e madre sono già morti, gli rimane un fratello che vive ad un migliaio di km di distanza con moglie e figli, paga la retta, e si fa sentire poco.
L’incipit del romanzo è a mio parere strepitoso, c’è una breve apparizione della madre di Todd, che poi si comporta come se ce lo affidasse. Lei svanisce e Todd prende la parola, stringe la nostra mano e non la lascerà più, fino alla fine della storia, fino a quando sua madre riapparirà, ancora e solo per qualche riga. Stupendo. Primo applauso all’autore per questa fantastica struttura del romanzo aperto e chiuso in modo magistrale, ponendo oltretutto esattamente al centro la svolta, la crisi.
La comunità ove Todd vive, dove non è rinchiuso, ma dove ci sono tante persone che lo amano per quello che è, che lo sostengono e lo stimolano, ma lo imbottiscono pure di farmaci, non ha il potere nonostante tutto ciò che ho appena detto, di fargli dimenticare le sue origini. E i pilastri originari sono tre. Della madre abbiamo detto, del fratello accennato, del padre c’è poco da dire: lavoro, casa, stanchezza cronica, alcool, botte. Ma Todd ha un uomo, o meglio una voce d’uomo che gli da speranza, che lo tranquillizza: è l’enciclopedia, il signor B. E ne ha molto bisogno, soprattutto dopo la comparsa di un ulteriore personaggio, Mike Grembiule. Non riesce a spiegarsi chiaramente perchè, ma questo nuovo educatore, gli ricorda terribilmente il padre e quindi, fate due più due, ed immaginate come può essere sconvolta la vita di questo ragazzo che una sorta di equilibrio lo aveva trovato.
Todd cresce, sperimenta la vita quasi come chiunque altro. Vuole amare, condividere sensazioni e pensieri, vuole confidare a qualcuno soprattutto l’oppressione del pensiero della morte, che lo assilla di continuo, a partire da quella dei suoi genitori.
Arriva Martine, nuova ospite della comunità. Lei lo accompagnerà per un tratto di strada importate, lui sarà la sua guida all’interno di Payton. Ma è Martine ad avere il sopravvento, e guida Todd soprattutto fuori da se stesso, oltre quell’armatura pesante che il mondo che dice di amarlo gli ha posto addosso.
Siamo al vertice, siamo al giro di boa. Niente, da qui in poi, sarà più come prima, niente. Come quando una persona muore, e non torna più. Tutto cambia, anche tu, anch’io, e cambiando facciamo
grandi e piccole scoperte, belle e meno belle. Todd è uno di noi, uno che come tutti noi ha bisogno di fiducia, di qualcuno che gliela trasmetta, che creda in lui, non che ne abbia pietà. Bisogna dare a Todd le stesse nostre possibilità, e forse anche di più, come quelle date a suo fratello Nate, a Mike, a tutti i suoi educatori, a suo cognata ed ai suoi nipoti, che non sanno quasi chi sia lo zio.

Questo libro, dirò forse un’eresia e nel caso perdonatemi se potete, ma mi ha ricordato in un certo qual modo Harry Potter. Harry era solo, genitori morti, nemmeno un fratello, solo un cugino tremendo, per non parlare degli zii. Harry era speciale, era un bambino in carne ed ossa, ed era un mago. E così è Todd. Todd ha in sé una luce, un’intelligenza che è quasi magia, ma sembra quasi non voler sfruttare questi suoi straordinari poteri, lui vuole semplicemente vivere la sua vita, amare, studiare, respirare, godere di tutto ciò che gli gira intorno. Todd vuole, in altre parole, tornare a casa.

Leggete questo fantastico libro, io non posso tradurne l’immensa bellezza, l’inafferrabile magia. Leggetelo.

Ho scritto questa recensione accompagnato dalla musica di Federica Fornabaio con “La valse d’Amélie”.

 

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