Un luogo a cui tornare – Fioly Bocca

Titolo: Un luogo a cui tornare
Autore: Fioly Bocca
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Giunti Editore
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 240
Prezzo: 12,90 €

Non posso credere che lo abbia fatto ancora. (p. 10)

Ebbene sì, lo ha fatto ancora: l’ennesimo appuntamento annullato all’ultimo minuto. Argea è veramente stanca, amareggiata, delusa. La rabbia le annebbia la lucidità, la pioggia torrenziale e le lacrime le appannano la vista: quando si rende conto della sagoma scura che si sta avvicinando alla sua auto è ormai troppo tardi.

Si risveglia in ospedale: Gualtiero, il fidanzato che le ha dato buca, è al suo fianco, pronto a rassicurarla. E’ stato un incidente, non sentirti responsabile, un senzatetto ubriacone ha attraversato la strada senza guardare e ora è in coma, in un’altra stanza. Argea non è sicura che le cose siano proprio andate così e, spinta dai sensi di colpa, inizia a fare visita a Zeligo, il rifugiato bosniaco che ha travolto con la sua auto.

Argea è una bella donna, indipendente, una giornalista e scrittrice che conduce una vita agiata, nella quale preoccupazioni o inquietudini ruotano tutte intorno alla vita affettiva: non ha mai dovuto preoccuparsi della sicurezza economica o della mancanza di mezzi, né tantomeno di un’abitazione. Il mondo di Zeligo, al contrario, è doloroso, duro: le prove che ha dovuto affrontare sono enormi in confronto alle paure o alle insoddisfazioni di Argea, e raccontano di una vita fatta di fatiche e dispiaceri. Eppure in lui brilla una scintilla di ottimismo, una vitalità che non ti aspetteresti in una persona che vive ai margini della società: capace di vedere il buono nelle cose che lo circondano, Zeligo con la sua dolcezza e sensibilità di poeta da strada fa breccia nel cuore di Argea. La protagonista incomincia a chiedersi come mai la sua vita, seppur agiata, le sembra così vuota e senza senso… “Lavoro tanto per sentirmi dire che sono brava, che sono brillante, che la mia vita è piena di successi, mentre l’unico vero successo sarebbe riuscire a mettere in pratica la metà delle cose che predico. L’unico vero successo sarebbe riuscire a scendere da questa ruota da criceto e cominciare a vivere”. (p. 83)

Due anime diverse ma complementari riescono a trovare conforto l’uno nell’altra e nel cercare di aiutare Zeligo, Argea in realtà aiuta se stessa a fare chiarezza nella propria vita e a capire quali sono le sua priorità: anche lei impara, finalmente, a “fare durare il buono più che si può”(p. 197).

Romanzo intenso ed emozionante, Un luogo a cui tornare conferma la sensibilità e la delicatezza di Fioly Bocca, capace di regalare ai lettori delle storie profonde, realistiche e toccanti. Uno stile elegante e scorrevole, mai banale, si accompagna alla scelta di temi attuali ed interessanti e ad una grande capacità introspettiva. Lo scambio tra i personaggi, tutti ben delineati, è realistico e avvincente e  contribuisce a dar vita ad una storia interessante, ricca di sensazioni positive e di insegnamenti importanti: la vita è fatta di dolori, difficoltà, amarezze, ma anche di gioia, di speranze e sogni che facciamo fatica a coltivare, ma ai quali non vogliamo rinunciare. Pagina dopo pagina il lettore accompagna Argea nel suo percorso di crescita personale, si emoziona, soffre, si rallegra con lei, scopre la forza che hanno piccole cose, spesso date per scontate, ma capaci di dare valore alla nostra quotidianità. Perché “Non è quello che accade, Argea. Ma quello che uno fa, delle cose che accadono”. (p. 224)

 

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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