Siate ribelli, praticate gentilezza – Saverio Tommasi

Titolo: Siate ribelli, praticate gentilezza
Autore: Saverio Tommasi
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 216
Prezzo: 16,90

Il nuovo libro di Saverio Tommasi ti viene voglia di leggerlo appena lo vedi, merito di un titolo accattivante e di una copertina bellissima. Partiamo dal titolo, che contiene due parole molto di moda negli ultimi tempi: Siate ribelli, praticate gentilezza. Ribellarsi significa andare contro, a volte oltre, un modo di pensare già pronto e definito. E la vera ribellione, oggi, non può che essere rappresentata dalla gentilezza, intesa come un approccio al mondo che supera la paura e la rabbia e riscopre l’umanità.

Credo che il merito più grande del libro di Tommasi, che ho letto e apprezzato, consista nel riscoprire e trasmettere alle figlie (ma anche a se stesso) un’umanità dispersa tra gli arzighigoli della contemporaneità, tra i post pieni d’odio su Facebook, tra le botte contro i “diversi da noi”, tra i brutti pensieri che ci accompagnano e sono divenuti parte di noi senza che neanche ce ne accorgessimo.

Potrebbe sembrare un testamento spirituale scritto per le figlie, e in questo certo commuove, perché così Tommasi si racconta e, sempre scherzando, si mette a nudo, ammettendo imbarazzi e fragilità.

Il buonismo che c’è è, però, mitigato dall’ironia, dall’essere fiorentino dentro, dalla battuta che arriva e dalla chiusa ad effetto che solo una volta gli manca (semplicemente perché gliel’ha rubata la figlia!).

Un testamento spirituale, ma anche una fotografia che più chiara non si può, di “come siamo messi”: certo la visione di Tommasi è anche chiaramente ideologica (si può dire?) e se non la pensate come lui sui diritti per le unioni civili (ad esempio), forse è una lettura da evitare. Anzi no, forse proprio gli haters di Tommasi questo libro dovrebbero leggerlo…

L’unica cosa che non mi è piaciuta? Divergiamo sostanzialmente su una visione “apocalittica” della vita. In un libro che fa dell’individualità il punto di forza, perché la vera ribellione è essere se stessi e non avere paura di dire come la si pensa, perché la diversità è forza (la vera forza di questa nuova società che ci si sta costruendo intorno), mi piomba addosso la certezza (dell’autore, non mia) che la mela non cade mai troppo lontana dall’albero, che la colpa del padre ricade sul figlio, che la redenzione è lontana e difficile da raggiungere. Da un padre razzista crescerà un figlio razzista, in soldoni. No, non ci credo. Da un padre razzista nascerà un figlio, punto, che deciderà poi chi essere. Forse sarà condizionato, ma non prigioniero, e avrà la possibilità, in quanto uomo, di ribellarsi. Sempre con gentilezza, sia chiaro.

Da leggere.

 

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Vivo a Milano, dove mi occupo di comunicazione e nel poco tempo che mi rimane, tra lavoro e lettura (lettura, lettura), scrivo racconti (quelli per sole donne).

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