Salone Torino: A tu per tu con… Susanna Raule

L’autrice Susanna Raule è una psicologa giovanissima che si dedica alla scrittura e alla carriera di fumettista. Ha partecipato al torneo letterario “Io scrittore” promosso da GeMS e ha da poco pubblicato il suo libro “Satanisti perbene” con Salani. Noi l’abbiamo incontrata e proveremo a scrivervi cosa ci ha raccontato.

Che cosa ha rappresentato per lei il torneo “Io scrittore?

In Italia non è facile trovare un contatto con una casa editrice, io stessa ho spedito il mio libro a molti editori che non hanno risposto o che mi hanno risposto chiedendo delle modifiche che io non intendevo fare. Ho pensato quindi di iscrivermi a questo concorso in cui il giudizio è del pubblico e di partecipare così ad una sorta di test sui destinatari reali del lavoro editoriale e cioè i lettori. Ho sempre avuto una certa fortuna nei concorsi e anche in questo caso si è riconfermata.

Se dovesse descrivere il commissario Sensi che attributi utilizzerebbe?

Inaffidabile, sciatto e combattuto ma a suo modo coerente.

E’ così perchè lei l’ha voluto così o perchè certe caratteristiche sono emerse nella narrazione?

La maggior parte delle caratteristiche si sono formate nel corso della narrazione, credo di poter dire che Sensi c’est moi anche se devo ammettere che non ho il completo controllo su di lui. E’ inaffidabile perchè fondamentalmente non sa cosa significhi essere affidabili, quasi non per colpa sua e ciò se vogliamo rappresenta una dicotomia col suo essere, in quanto un commissario di polizia dovrebbe essere l’affidabilità per eccellenza. Eppure lui è un commissario solo a livello formale, il comportamento della figura che ricopre non ce l’ha. Il ruolo del commissario è in sostanza portato avanti dal suo vice e nessuno in questura si aspetta che Sensi risponda ai suoi oneri in quanto sanno benissimo non ne sarebbe in grado.

Elementi dark e toni gotici sono presenti nella sua narrazione, come mai li ha inseriti?

Ti rivelo che quando ho riletto per la prima volta il mio romanzo ho pensato “mio Dio non lo leggerà nessuno”. Invece non è stato così, sono stata fortunata. Ciò mi ha fatto rivalutare l’idea che avevo del lettore e ho pensato che effettivamente esiste qualcuno a cui la strutturazione dei miei romanzi piace e quindi ho capito che si poteva provare qualcosa di diverso dalla tradizione dei gialli e dei noir. Forse da questo emerge il fatto che io sia una bambina che non si è mai totalmente riprsa dall’aver letto Roald Dahl, per cui mi piaceva l’idea di ricreare quel determinato tipo di atmosfere. Volevo creare un gotico non tradizionale, non di quelli che hanno funestato la narrativa dagli anni ’80, niente Stephanie Meyer o simili. A me il dark e il gotico interessano molto. Passo pomeriggi interi su internet a leggere e a leggere queste cose.

Quali caratteristiche deve avere uno scirttore che si rivolge ad un pubblico di ragazzi e adolescenti? Quali accortezze deve avere?

Non dovrebbe fare altro rispetto a ciò che fa un narratore tradizionale, magari focalizzarsi un po’ di più sul realismo, tutto qui. I giovani spesso stupiscono, mentire loro sarebbe la cosa peggiore. Prendiamo il caso di Roald Dahl, fu accusato di spaventare i bambini… ma assolutamente no, erano gli adulti quelli spaventati, i bambini erano affascinati e basta.

Ci lascia un messaggio per i nostri lettori?

Non c’è un vero e proprio messaggio. Mi piacerebbe raccontare quelle sfumature che fanno parte del nostro mondo. Questo vorrei recepissero i lettori.

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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