Due Masterchef alla riscoperta delle radici e della tradizione, incontro con Bruno barbieri e Carlo Cracco

Rilassàti, sorridenti e con voglia di divertire: ecco come sono apparsi i due noti volti della trasmissione Masterchef nell’Auditorium del Salone del Libro di Torino davanti al numerosissimo pubblico di adulti e ragazzi. Sono da poco usciti i loro nuovi libri: “Via Emilia, via di casa” per Barbieri, in cui ripercorre con 85 ricette la sua vita dall’infanzia a Medicina all’affermazione come chef fino ai viaggi che lo hanno portato attorno al mondo fino all’approdo come giudice a Masterchef e “A qualcuno piace Cracco” per lo chef vicentino che ci guida alla ri-scoperta delle migliore tradizione della cucina italiana.

I colleghi/amici (non sono mancate le punzecchiature tra i due) sono stati intervistati da Barbara Sgarzi sul tema delle tradizioni culinarie e delle radici delle buona cucina.

Per Cracco è evidente come gli italiani, oggi e nei secoli passati, non siano in grado di valorizzare il proprio talento e le loro invenzioni: è emblematica la storia del Pan di Spagna, creazione di un pasticcere genovese la cui capacità è riconosciuta solo nel nome francese della preparazione: pain génoise.

Un po’ come l’Expo che dovrebbe essere un’occasione per costruire davvero qualcosa, non palazzi o cemento ma il futuro della gastronomia.

Un percorso, quello dei due cuochi, dalla cucina alla tv, passando per i libri. Un’esperienza, quella della tv, che ha permesso di raccogliere aneddoti e scoprire, per Barbieri,  le capacità dei piccoli chef di Junior Masterchef, che nulla hanno da invidiare agli adulti per gusto, composizione del piatto e padronanza delle tecniche. “E’ stato difficile scegliere i 14 concorrenti: certo, vengono da famiglie dove il cibo ha una storia, viene preparato e cucinato con cura. Oggi i ragazzi sono più acculturati dal punto di vista gastronomico di quanto lo fossimo noi alla loro età, anche grazie alla tv e al web”.

Impossibile non porre, anche dopo divertenti botta e risposta tra gli autori, una domanda sul presunto ego ipertrofico dei cuochi, che non escludono un libro a quattro mani e l’apertura di un ristorante insieme.

Non si può definire quello del cuoco un mestiere difficile, sostiene Cracco: lavorare in miniera è decisamente peggio. “Certo non è facile stare in cucina, ma è un bel lavoro se hai la fortuna di lavorare in un gruppo ben affiatato, spesso composto da persone che vengono da ogni parte del mondo. L’unica fatica è sopportare lo chef!” Uno in cucina può fare quello che vuole, secondo Barbieri, che alla cucina come  circo ha dedicato un capito del libro; certo è che al momento del servizio è richiesta la massima attenzione.

Per quanto riguarda l’esperienza di Hell’s kitchen, Cracco confessa che la cattiveria dimostrata fa parte del copione: “anche durante Masterchef io e Bastianich sembriamo i più cattivi, ma in realtà il più cattivo di tutti è Barbieri, solo che poi in puntata gli riesce di meglio la parte del buono! Piuttosto il rischio è quello di litigare tra noi: dopo tre mesi e mezzo e moltissime ore di registrazione è normale, ma i momenti divertenti sono stati moltissimi, anche durante il casting!

Il messaggio che gli chef vogliono dare a chi decide di intraprendere la loro professione è di dare moltissimo spazio alla formazione, che è fondamentale, e all’esperienza all’estero. Una volta era sufficiente uscire da un istituto alberghiero italiano per essere considerati bravi e capaci, ora non è più così e sono moltissimi i ragazzi danesi e spagnoli, per restare in Europa, ma anche canadesi e asiatici che hanno molta più “fame” dei nostri ragazzi e la competizione è fortissima.

Non lasciatevi scoraggiare ma impegnatevi e cercate di imprimere in ogni piatto quello che siete e volete diventare”.

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