OLTRE LA PENNA di… Caterina Soffici

Ogni settimana ricevo una richiesta. Fanno quattro o cinque al mese e sono in aumento. Si fanno vivi lontani conoscenti, vecchi compagni di scuola recuperati su Facebook, amici di amici, persone che hanno avuto il mio contatto da qualcuno o gente che non ricordo di aver mai incontrato. Oppure perfetti sconosciuti che scrivono su Facebook o su Twitter. Se va avanti così arriveremo presto a una decina di richieste al mese. Cosa chiedono?

Tutti la stessa cosa: “Com’è studiare in Inghilterra? Vorrei mandare mio figlio/a, almeno gli ultimi due anni di liceo. Mi puoi dare qualche suggerimento?”.

Questo è un fenomeno dentro il fenomeno. In “ITALIA YES ITALIA NO. Che cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra” (Feltrinelli) racconto il nuovo esodo e cosa cerchiamo noi italiani che abbiamo lasciato l’Italia negli ultimi anni. Solo a Londra, per dare l’idea, siamo ormai mezzo milione, l’equivalente di una media città italiana. Non è più una fuga di cervelli. Non è più l’emigrante tradizionale in cerca di lavoro che vuole lasciarsi alle spalle la crisi economica.

E’ un fenomeno diverso e per certi versi più preoccupante. E’ la ricerca della normalità, della banalità delle cose normali: di una coda che viene rispettata, di un bus che arriva in orario, di un ufficio pubblico che funziona, di una regola che non si infrange. Tutti noi abbiamo lasciato un paese dove non solo era difficile trovare un lavoro senza un santo in paradiso, ma dove sembra che la speranza e il futuro non siano più a portata di mano. Dove tutto è complicatissimo e si vive in un’emergenza continua soverchiati da un dibattito politico tanto strabordante quanto sterile.

Così arrivano ogni mese intere famiglie, professionisti, commercianti che hanno chiuso l’attività in Italia e vogliono aprire qui, piccoli imprenditori, professori: tutti in cerca di una nuova partenza, di una chance e di quell’energia che l’Italia non dà più. Abbiamo delocalizzato le fabbriche in Romania e in Cina, stiamo vendendo i marchi migliori agli stranieri i marchi, io racconto come stiamo delocalizzando anche la speranza. 

Ecco perché chi non può muoversi pensa di mandare comunque via i figli. Non parliamo dell’esperienza di un periodo all’estero, per imparare la lingua o per fare uno scambio culturale. La generazione Erasmus, figlia degli anni Ottanta, si è già eclissata. Oggi, i ragazzi che vogliono andare a studiare all’estero sono spinti dalla certezza che in Italia non ci sono opportunità per loro. E’ una generazione di giovani cresciuti nell’idea che studiare, impegnarsi, lavorare e vivere onestamente non serve a niente.

Così nel libro racconto anche come sono davvero le scuole in Inghilterra. L’erba del vicino sembra sempre più verde, soprattutto se è quella magnifica dei prati inglesi che si vede nelle cartoline. Ma la realtà è diversa. Dimenticatevi la cartolina. Il sistema scolastico inglese non è quel paradiso terrestre che pensiamo guardando dall’Italia. Cerco di spiegarlo a tutti quelli che mi dicono: “Voglio mandare mio figlio, come devo fare?”.

E’ un sistema settario e classista. La scuola pubblica è un disastro. Chi mette piede in una scuola statale inglese rimpiange le nostre, cosi scalcinate e denigrate. Poi ci sono i college, l’istruzione privata d’eccellenza che tutti idealizzano guardando dall’Italia. In quelle scuole è difficilissimo entrare e sono molto care.

Io ci sono stata. Le ho visitate. Ho portato i miei figli ai test d’ingresso. Ho parlato con i presidi e ho cercato di spiegare come funziona il sistema in Inghilterra. Chi leggerà queste pagine si farà la sua idea. Se è meglio una scuola come quella italiana, sicuramente troppo vecchia, tradizionale e ferma agli anni Cinquanta ma aperta a tutti. O se davvero hanno ragione quelli che chiamano dicendo: “Voglio mandare mio figlio a studiare in Inghilterra. Come devo fare?”.

Caterina Soffici, giornalista e scrittrice, vive tra Londra e l’Italia.  Scrive di cultura, attualità e varia umanità  per “Il Fatto Quotidiano” , “Il Sole 24 Ore” e “Vanity Fair”. Ha lavorato per quotidiani, settimanali, trasmissioni televisive e programmi radio. Nel 2010 si è trasferita a Londra con la famiglia. Da Feltrinelli ha pubblicato Ma le donne no (2010) e Italia yes Italia no. Che cosa capisci del nostro paese se vivi a Londra (2014).

Twitter: @caterinasoffici

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