A tu per tu con…Simone Di Meo e Gianluca Ferraris

Simone Di Meo e Gianluca Ferraris, autori di “Pallone criminale”, con la loro esperienza giornalistica sull’evoluzione della criminalità organizzata, rispondono ad alcune domande sul loro libro e sull’intricato mondo del calcio scommesse, spiegando alcuni passaggi critici che hanno  le cronache degli ultimi tempi ci hanno descritto.

Cosa direste ad un appassionato di calcio che scommette legalmente presso le ricevitorie e che, dopo la lettura del vostro libro, capisce di essere vittima di una enorme truffa? Fortuna e previsione dei risultati si pensava fossero le uniche capacità da usare nel mondo delle scommesse sportive, pare proprio che non sia così, vero?

Fonte: modicamieteculture.it

Il mondo delle scommesse legali in Italia è in larghissima parte pulito. Anzi ha avuto il merito – attraverso la regolarizzazione del settore arrivata all’inizio del decennio scorso – di traghettare un comparto che prima era saldamente in mano al totonero, e dunque alla criminalità organizzata, verso un ambito più sano e trasparente. Questo, purtroppo, non lo ha messo del tutto al riparo dalle infiltrazioni mafiose, come hanno dimostrato le indagini degli ultimi due anni. Del resto non esistono molti business che possano dirsi immuni dalla penetrazione malavitosa.

Alcuni famosi calciatori puntano importanti cifre in scommesse legali, ma rimane il sospetto che sappiano prima l’esito della partita (infatti risultano vincenti più dell’80% delle giocate effettuate). Situazione molto bizzarra e difficilmente collegabile solo all’abilità dello scommettitore, che ne pensate?

Situazione bizzarra, certo, anche se spesso la realtà è ancora più complessa. Formalmente ai calciatori è vietato scommettere sugli eventi sportivi, ma non è un mistero che molti lo facciano comunque, attraverso prestanomi, familiari o semplicemente rivolgendosi a intermediari che piazzano la giocata sui circuiti offshore. Si tratta di un meccanismo che le indagini di Cremona, ma soprattutto quelle di Bari e Napoli, hanno ricostruito molto bene. Il problema però è…

Quale?

Specie dalla serie B in giù girano molti meno soldi. Perciò avvicinare un giocatore diventa facilissimo, soprattutto perché in molti casi (vale soprattutto al Sud e in alcuni campionati minori) gli stipendi non vengono pagati con regolarità. Il calciatore viene avvicinato facilmente, dicevamo, perché la criminalità organizzata si nasconde in tutto l’humus che ruota intorno a quel mondo apparentemente dorato e a se stante: tifosi, faccendieri, fiancheggiatori, soci occulti. Le inchieste dell’ultimo anno e mezzo hanno chiarito piuttosto bene questo aspetto.

Qual è il guadagno per i clan?

Difficile stimarlo con esattezza, ma parliamo di qualche miliardo di euro l’anno solo per quanto riguarda gli introiti delle mafie italiane: secondo il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, i volumi di gioco nero sono pari almeno a quelli del circuito legale. Se poi consideriamo che il cuore e la testa del sistema stanno in Asia, dove le scommesse sul calcio secondo l’Interpol muovono fino a 460 miliardi di dollari l’anno, un quarto dei quali raccolti cash, abbiamo un quadro piuttosto allarmante della situazione.

E il riciclaggio come avviene?

Quando vai a giocare e scommetti, i soldi che vinci sono puliti e le cifre non sono generalmente sproporzionate rispetto all’evento su cui si punta. Un’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, di cui parliamo nel libro, illustra come a un certo punto, per stare più tranquilli, i clan si fossero direttamente intestati un’agenzia di bookmaking regolare. Nel giro illegale ci sono invece centinaia di migliaia di euro che vengono scommessi ogni settimana su una singola partita, ma i soldi fisicamente si spostano pochissimo.

In che modo, nella costruzione di un libro, si possono conciliare la drammaticità di storie di criminalità e vicende sportive piene di passione e spensieratezza?

Raccontandole così come le abbiamo assorbite noi. Cercando di abbinare il rigore che dovrebbe sempre contraddistinguere la saggistica allo choc provato dagli appassionati di pallone negli ultimi anni. Uno choc che è anche nostro: siamo tifosi, seguiamo il calcio, per cui non potevamo avere nei confronti di questo argomento lo stesso approccio asettico che si ha parlando d’altro. Infatti siamo rimasti disgustati da queste vicende così come ci dicono di esserlo stati i molti che hanno letto il libro e che ci hanno scritto per ringraziarci. C’erano anche un paio di calciatori, peraltro. Alla fine il risultato crediamo di averlo centrato: questo non è un libro sul calcio, o soltanto sul calcio. È il racconto di come la mafia stia tentando di impossessarsi di un altro dei business italiani più riconosciuti.

Come siamo arrivati a questo punto?

Le ragioni fondamentali dell’interesse malavitoso per il calcio sono due. La prima si chiama riciclaggio, una costante delle penetrazioni mafiose nell’economia legale: quando un’azienda, un comparto o un territorio non garantiscono efficienza e trasparenza nel loro finanziamento, nella loro gestione, nella loro programmazione, il clan mafioso, pronto a immettere soldi sporchi nel circuito legale, vi si sostituisce facendo leva sulle fragilità del sistema. E nessun sistema, al di là delle apparenze, è fragile come quello del calcio italiano.

E il secondo motivo?

Il consenso del territorio: essere nel calcio, per un clan, significa stringere mani, suggellare nuove alleanze, fare affari, incrementare il proprio prestigio e allargare a macchia d’olio la propria sfera di influenza. Proprio quello di cui le mafie hanno bisogno per crescere patrimonialmente e socialmente.

Domanda secca:

Quando siete sul divano pronti per  assistere al posticipo di serie A prima del calcio d’inizio a cosa pensate:

A. Speriamo che sia ricca di gol ed emozioni
B. Secondo me, se la sono già comprati questa partita, che schifo!
C. Basta che (la propria squadra del cuore) vinca, anche rubando…
D. Ma oggi è domenica, meglio girare su “Che tempo che fa”

Gianluca Ferraris: con il calcio ho un rapporto di odio e amore, quindi oscillo regolarmente fra A, B e C, a seconda dei casi.

Simone Di Meo: idem. Anche la D, però, non è da scartare a priori…

Personalmente ho trovato un po’ confusa la serie di sentenze della giustizia sportiva in merito al calcio scommesse, voi cosa direste per chiarirla?

Quello della giustizia sportiva è un sistema di regole che ormai non sembra più al passo con i tempi. O la si potenzia, dotandola anche di poteri inquirenti reali, o se continuerà a essere costretta ad andare a ruota delle indagini penali i risultati saranno sempre questi: processi affrettati, sentenze raffazzonate e in contraddizione tra loro, polemiche a non finire che rilasciano scorie tossiche anche sui campionati successivi e così via. Servirebbero riforme e giri di vite seri, ma è difficile aspettarseli da un sistema Coni-Federcalcio-Lega dove le facce e i ruoli si ripresentano sempre identici a se stessi, così come identici sono i proclami di voler resettare tutto e dotarsi di regole etiche ogni volta che scoppia uno scandalo di questo tipo.

Ho concluso la recensione del vostro libro scrivendo che la soluzione al problema del “pallone criminale” sembra non essere vicina. Anche voi siete pessimisti o riuscite ad intravedere dei miglioramenti nella situazione che descrivete?

Difficile rispondere a questa domanda. Sul fronte giudiziario e della prevenzione, credo che l’unica soluzione possibile, come diceva Giovanni Falcone, sia quella di prosciugare il bacino dove nuotano i criminali. Togliere loro le certezze ambientali in cui si muovono e prosperano, il che significa cominciare a educare i giovanissimi, e soprattutto aggredire i patrimoni illeciti. Di certo né il mondo del calcio né quello parallelo delle scommesse ci hanno abituati a monitorare in maniera limpida i flussi di denaro, soprattutto quando si muovono con velocità da un continente all’altro. Da questo punto di vista, però, la cooperazione internazionale e le normative antiriciclaggio stanno facendo segnare qualche punto a favore di chi indaga.

Che messaggio vorreste emergesse da questa intervista?

Lo stesso che abbiamo inserito nell’introduzione del nostro libro: il pallone continuerà a rotolare, facciamocene una ragione. Ma perché rotoli nel verso giusto, tornando a farci innamorare, dobbiamo impegnarci tutti un po’ di più. Non c’è in ballo un passatempo, c’è in ballo la legalità.

Leggi anche la nostra recensione di “Pallone criminale” di Simone Di Meo e Gianluca Ferraris

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Dario Ingargiola

Mi sono laureato presso Il Politecnico di Milano in Ingegneria Meccanica e ora mi sto specializzando in Ingegneria Gestionale. Tutta questa ingegneria mi ha somministrato una dose esagerata di numeri ed equazioni ed è per questo che, ormai esausto ed oberato da calcoli e teoremi, mi sono avvicinato al mondo della lettura, delle parole e dei libri. Per Gli Amanti dei Libri mi occupo di libri con tematiche legate allo sport.

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