L’ora di chiusura – Vittorino Curci

Titolo: L'ora di chiusura
Autore: Vittorino Curci
Casa Editrice: La vita felice
Genere: Poesia
Pagine: 76
Prezzo: € 13,00

La poesia che scava nel sottosuolo della ragione dove marciscono le similitudini del distacco.

Questo è uno dei tanti concetti che ho trovato ne L’ora di chiusura, l’ultimo libro di versi pubblicato da Vittorino Curci, poeta dalle forti intuizioni, musicista raffinato e soprattutto creatore di idee destinate a restare.

Il poeta in questo libro apre le porte a una malinconia immanente, che tocchiamo ogni giorno nei nostri passaggi non sempre facili in un quotidiano con il quale questo tempo ci costringe al conflitto.

Vittorino sa leggere le carte del suo tempo, la sua poesia è un canto per i luoghi abbandonati della coscienza e con ogni verso scende nell’abisso dei non luoghi in cui tutto è precipitato.

Davanti ai giorni dimenticati nessun ordine alfabetico ma una spietata resa dei conti. Il poeta davanti all’accadere si schiera con le parole giuste, che sono quelle nette: «la notte resta impigliata nei vestiti, / fuori, non ci siamo che noi / sotto mentite spoglie».

Tutto sarà fatto con calma è il titolo della seconda sezione della raccolta. Il cuore tematico pulsante dell’itinerario per smarrimenti che il poeta costruisce.

La storia, le storie, il passo breve delle cose, la fragilità, la precarietà, l’indefinito, l’indicibile, la memoria, l’oblio, la solitudine e le sue distorsioni, il sapore amaro dell’esistenza.

Curci prende in carico la voce del mondo con un’inquietudine poetica alta e scende a mani nudi nell’abisso del tempo, dove ci siamo persi per non ritrovarci.

La parola incontra il foglio e il poeta scrive che siamo andati a fondo sotto un cielo di caligine, un lampo disegnato e non ci è dato sapere cosa c’è sotto. Intanto si continua a vagare nella vertigine di un bene indivisibile.

Della poesia di Vittorino Curci mi piace molto la sua urgenza. Lui è un poeta che sente scorrere nel sangue le ragioni della parola, materia viva nello specchio cieco del mondo.

Il poeta si intrattiene volentieri nella storia delle storie malinconiche che racconta ben oltre l’ora di chiusura, perché sa che la poesia, soltanto la poesia, è capace di lasciare una traccia nel tempo funesto che stiamo attraversando.

Perché solo la poesia è in grado di farci capire che «il fatto che siamo qui / e compiamo tutto il giorno / azioni e gesti ordinari come salire / o scendere le scale / non vuol dire che siamo rassegnati».

La poesia, soltanto la poesia, ci dice che «la grazia duratura del mondo / è scolpita sul viso / dei bambini».

 

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