L’ElzeMìro – L’orologiaio e il vecchio signore

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                                                     Félix Valloton  - Il bacio – 1898

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Il Nulla era senz’altro più confortevole. Com’è difficile dissolversi nell’Essere.                                                                                 Emil Cioran – La tentazione di esistere, finis –

In gioventù gran viaggiatore in tondo e che dal girare aveva tratto il succo essere la sua casa il migliore mappamondo, a un vecchio signore si fermò l’orologio che da gran tempo segnava il suo tempo. Non che lo strumento spaccasse il secondo, come s’usa dire, anzi, si comportava con metodica, umana, imprecisione ma, segno o curiosità, si era fermato soltanto altre due volte, ovvero nell’istante stesso in cui erano deceduti i suoi precedenti proprietari, il padre e il padre del padre del vecchio signore; levato ai morti e riparato poi s’era rimesso a camminare. Per questo motivo forse, il vecchio signore lo aveva eletto parte inestricabile da sé ma ora, a ripudiare il ruolo di necessità, l’orologio si era fermato anzitempo. Non era un oggetto prezioso, né moderno; occorreva caricarlo ogni mattina e guardarlo con cura ché non cadesse, non bagnarlo, e interrogarlo con giudizio, a causa di quel suo vezzo di lasciare dietro di sé una scia sublimata di minuti secondi e minuti primi, come minute e secondarie sono le stelle cadenti o meteore. Quando di notte si svegliava a bere o al contrario a spander acqua, auscultando poi le tenebre per indagare il respiro sottile di sua moglie accanto a lui, il vecchio signore scrutava le lancette dai fosfori stanchi ma non esausti, benedicendole; solo dopo, come se il gesto gli garantisse che al mattino si sarebbe risvegliato, all’ombra di quel pensiero riprendeva sonno; insomma l’inopinato arresto dell’orologio, lo mise in tutti gli stati; di comprarne uno nuovo, purché economico, nemmeno parlarne; il vecchio signore apparteneva a un epoca in cui si riparavano bene le cose e gli uomini all’incirca, sì che dell’orologio diceva, All’incirca, a me basta sapere che segna all’incirca le dieci e quaranta. Ma dove trovare un orologiaio capace e volenteroso il vecchio signore non sapeva. Gira e rigira, in una stradina, in una botteguccia, ne trovò uno, dall’apparenza fragile, sconcertata, appartata; le loro due anzianità si riconobbero e l’orologiaio prese in cura l’orologio che però, dopo giorni di tentativi, risultò incoercibile; regolato, pulito, pesato, esso scartava da un’ora all’ora prima, come scappasse per misteriose algebre. Ma, uguale al falco che ritrovi il braccio del falconiere, parimenti l’orologio ritrovò il polso del vecchio signore, felice questo di pagare per quella riparazione, all’incirca. Mesi più tardi passando dalla botteguccia, il vecchio signore la trovò chiusa. Ma, l’orologiaio, si informò. Sparito, la risposta. O altra domanda. 

 

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Alberto Giovanni  Biuso – Aión. Teoria generale del tempo – Villaggio Maori ed.

Emil Cioran – La caduta nel tempo – Adelphi

Fred Zinnemann -Mezzogiorno di fuoco - https://www.youtube.com/watch?v=iVSpABFfRic

Georges Simenon - L’orologiaio di Everton – Adelphi

Maurice Ravel – L’heure espagnolehttps://www.youtube.com/watch?v=F8ZFlx8jRjo

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Pasquale D'Ascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla ciò-ran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è. Blog https://dascola.me

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  • Biuso

    Dentro la caduta, oltre il morire. All’incirca siamo vivi. Sono felice, Pasquale, che tu abbia dedicato queste magnifiche righe al tempo, al suo solare enigma.

  • Pasquale D’Ascola

    All’incirca sì. Mi è piaciuto questo signore che si muove all’incirca. Avrai notato che si suggerisce di leggere Aiòn. Abbracci e grazie Psq.

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