L’ElzeMìro – Disdefunzioni 4

                                                                              Minotaur Surprised while Eating 1986-87 by Maggi Hambling born 1945

                                                                            Maggi Hambling  - Minotaur Surprised while Eating (1987)

                                  4. Ô neige, désemparés espoirs, sortilèges de minuit*

Passant, ne fais ici de bruit! Garde que ton pas ne l’éveille,/ car voici la première nuit/ que le pauvre Scarron sommeille. Paul Scarron (1610-1660) – Épitaphe par lui même**

    Dell’anziano Giob si alimenta un programma di vita che non ha in programma la vita dell’attore…. vruahhvruaah vruahh ha finito di vomitarsi…. la caposala osserva e dispone. Scende la neve dalle stelle, fin’a ore due, cani abbaiano alla distanza giusta, sanno loro perché. Gli eventi sono una cortesia tra modi e tempi imperfetti. Prendere Giob, che sussiste qui ma dove, adesso ma quando, quanto da accertare.

Dicembre, anni addietro, due settimane avanti l’apertura di stagione, Alban Berg Lúlu o’l vaso di Pandora, cambio di scena, una teletta armata di tredici metri gli casca addosso; per compensarlo delle gambe malfratturate, Giob, il direttore di scena all’opera, ricevette o aveva ricevuto in dono dalla direzione un televisore portatile, nuovo, di qualità beninteso, perché dal suo lettino d’ospedale potesse almeno assistere allo spettacolo; Kammerbrett, teatrino da camera. Sicché sansebastiano trafitto di perni nei polpacci, Giob chiese d’indossare sul pigiama camicia e giacca del completo d’ordinanza, dinner jacket or smoking, che dal teatro gli avevano provveduto, per sentirsi al suo posto, impeccabile alla manovra della rappresentazione ch’ogni volta immaginava bastimento da far filare alla via, via dal molo. Fisso sul sipario chiuso nel riquadro del televisore ripassava gli ordini d’inizio ch’egli sapeva coquetizzar con grazia1 lui, e non quel cavernàcolo del suo detestabile vice. Via di scena chi non c’entra…. terzo segnale…. Achtung bitte dritte Abruf Madame Solweig Herr Homolka Herr Rindenbusch auf der Bühne danke2…. sala buia. Nei chiaroscuri televisivi Madame Solweig, assassinata da una regia mongolica, simulava furie postribolari; aizzato dal continuo sganciare e agganciare reggicalze, andare e venire di lupìgne mammelle, di copulare posticcio, credulo che per la signora al colmo d’esasperanti moine, trilli e strilli fosse il momento del, Pelo pel’eddai, gridò a Giob il suo vicino di letto, un mastino cui avevano riattaccato un dito, quello del trigger fantasticò Giob, e che lo mirava, causa lo smoking, con l’occhio che si riserva ai bersagli; gl’appettiti indispettiti infin s’addormentò. L’indomani fuori. Mesi dopo Giob superò l’incidente ma appresso, lui così robusto, prese ad ammalarsi. Si fece persuaso che Pandora aveva pasticciato il suo fato sottraendolo alla magistero delle Mòire; eh sì Pandora, perché mah, follie bah, ma vero è che Giob assumeva malattie com’il povero d’un mistero medievale; pareva che l’anima, il corpo o la parure di entrambi stessero abbandonando il suo così ben interpretato personaggio di direttore di scena, fino alla cachessia. Del mondo Giob prese a non mangiare altro che sé stesso e vomitarsi; infilzato da piccole butterflies3, ora, in che ora quando, diverrà traccia, materia oscura. La caposala sfoglia auguri cirillici al telefono mentre alla televisione passa in diretta Bohème…. Che vuol dire? Quell’andare e venire…. Quel guardarmi così4?…. La caposala piange.  

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*cfr. Corneille El Cid A1/S4/1: Ô rage! Ô désespoir! Ô vieillesse ennemie… Qui della parodia di sillabe eccedente, O neve, speranze smarrite, sortilegio di mezza notte, è inafferrabile il senso ma qualche ricordanza col verso di Corneille pare cercata, o trovata.

** Studia  il  passo o viaggiatore/ non fare alcun rumore/ ché per la prima notte fa ron ron/ qui sotto il povero Scarron

1 l’espressione è in Mozart, Da Ponte – Così fan tutte – A2/S1

2 Attenzione prego terzo segnale, signora signori in scena. Per segnale s’intende l’avviso che precede ogni cinque minuti i 15 minuti  avanti l’inizio di uno spettacolo. 

3 Butterfly è detto il complesso di un corto ago  con due alette di manovra alla base completo di cannula per somministrare farmaci o cavare sangue.

4  G. Puccini, G. Giacosa, L.Illica - Bohème (1896) -finale

 

BA 10

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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