L’ElzeMìro – Delitti e vendette 4

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                                                            Francisco Goya (1746-1828) – Vuelo de brujas-Streghe in volo – Madrid, Prado.

                        Apocalissi con avanspettacolo al cinema Abadan

Wherever, periferie petroleóse, cineteatro Abadan. Avanspettacolo. Crepuscolo elettrico, orchestra entra, dodici elementi, buio, seguipersona azzurro sul direttore, singolo elemento, applausi, grazie grazie; taràttattùm taràttattùm, habanéra; palcoscenico girevole giravolta con tredici prefiche danzanti, tutte uomini, costumi lasagna, colori taràttattùm taràttattùm, glitteringlìtter, suole e tacchi smisurati, piumoni spumoni, taràttattùm, pantacollanti, unghioni saettanti , oci ciornie dalla maschera sui volti, pittata, un’enorme bocca vermiglióna, spalancata, l’Hurlàa; rond tableau final, gìra la prefiche via ‘l girevole, cala lo schermo, comincia il film. Panoramica di un paese à la bourguignonne, ferrovia, straccerìe, beccherìe, palazzo comunale, appare, scompare il titolo 

                                                 Vico Carmèn Caìno

Quattro mastini berciano alla catena d’un würstelmann che bercia, correndo, entra in campo seminuda l’Aralda infelice, reca un pannello d’allori che oppone all’occhio della macchina da presa. In sala, perché non si sa, il pubblico sillaba ad alta voce

             Il presidente del consiglio comunale ha i suoi cani da pelare…

Il consiglio comunale in piena seduta, consiglieri scalmanati burattini, destsinìst, a raffica dettagli da giudizio universale, dènti frendèntib dei cani e non solo, il martelletto del presidente si dibatte tra le sue mani, bave sputi, il martelletto mitraglia il deschetto, l’assemblea ondeggia, si frange, si placa, attende; l’assessore alla viabilità osserva da un piano americano. Aralda e pubblico ComePrima

…L’assessore alla viabilità…mare tran…quilli…tatis…propone d’intitolare un vicolo a Carmèn Caino…

 Peròra l’assessore, dritto Rigolétto o Mefistòfele gobbo. Aralda CP. Pubblico ritmico

            …Carmèn…sposadì…Caìno…mìs…conosciutadà…laboriabì…blicà…

Montaperti tra consiglieri, rivoli d’arbiac. Taràttattùm. Il martelletto del presidente batte a tempo, frantumi d’occhiali. Aralda e pubblico CP.

                                                      …In…tRémezzo… 

Una voce grida, Cremalàska, lo schermo sale, il girevole ancora rigira le prefiche, dal lor bocche plastiche cosce di pollo, tumultuosa pantomima; il girevole poi via le rigira. Buio. Schermo giù. Sala comunale devastata, l’assessore alla viabilità s’avvolge nello stendardo comunale, Lenin a Pietroburgo, il consiglio ascolta niente, sbànfa, molti dormono. Aralda e pubblico CP.

 …litigiosi per lei i fratelli…a Carmèn Caìno progenitrice del presente nostro e futuro…

I consiglieri sfòderano assi da lor maniche, scarica di crocifissi ottonati contro l’assessore che cerca scampo al limite dell’immagine; catturato ne viene scaraventato fuori; sciolti briganti, i cani l’inseguono ma sbattono i musi contro la parete dell’immagine, ringhiano alla platea. Aralda e pubblico CP.

             …Il noto è tinto di sangue più delle ragionevoli immaginazioni…

La pellicola crepita e fonde, schermo accecante. Le prefiche irrompono in abito goyesco, chiappano uomini dal pubblico drént’una faràndola;  riappare live nello stendardo l’assessore; le prefiche lo braccano, l’afferrano, fan volteggiare su lor teste, l’atterrano, con pettini e spilloni delle parrucche lo trafiggono, ne  traggono sangue arterioso; si spalanca il plafone della sala, luce folgorante, tutti fermi, l’orchestra no, taràttattùmtaràttattùmtaràttattùm, giù dal varco del plafone un cavo con un gancio. Aralda e pubblico CP.

                                                       …Ohhhhh…

Taràttatùtaràttatùm, al gancio viene appeso l’assessore gocciolante, gogogóing, il plafone si richiude. Silenzio, indi taràttatùm. La proiezione ripiglia; cani bboni, würstelmann scherzi e lazzi, poi foto ricordo del consiglio comunale. Aralda e pubblico CP.

                                       …E il consiglio si compiacque…

 Ma una ciclopica esplosione scuote l’Abadan e lo  polverizza.

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a. parodia del titolo di Guy de Maupassant (1850-1893), l’orlà,  L’Horla (1888),  racconto di orrore e soprannaturale il cui  persino il titolo nasconde forse un mistero di vocabolario, hors, fuori e là, là, ciò che sta fuori di là.

b. italianizzazione dal latino frendens, digrignante

c. metonìmia  per battaglia, Montaperti (Si, 04-09-1260). In Alighieri (Inferno, X, 85-86)  Lo strazio e il grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso… Sempre per metonìmia arbia è  sangue. 

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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