Le nostre vite senza ieri – Edoardo Nesi

Titolo: Le nostre vite senza ieri
Autore: Nesi Edoardo
Data di pubbl.: 2012
Casa Editrice: Bompiani
Genere: Saggi
Pagine: 157
Prezzo: 16
INTERVISTA ALL'AUTORE

Ha scritto Walter Benjamin: «C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo».

Ne Le nostre vite senza ieri Edoardo Nesi somiglia a quest’angelo, forse suo malgrado. Se infatti ci si limita alla lettera di questo vero e proprio instant book che segue e prosegue Storie della mia gente, vincitore del Premio Strega 2011, l’autore propone una ricetta tanto drammatica quanto drastica per affrontare «la penombra di un’epoca triste e impaurita» e un futuro che si annuncia «distopico e dissennato» a causa di una crisi economico-finanziaria senza precedenti: distogliere lo sguardo dal nostro passato, tempo dorato e illusorio dell’ottimismo e del benessere, per impegnarsi con tutte le forze a costruire un futuro in cui sconfiggere gli ostacoli alla felicità frapposti da una globalizzazione traviata e una finanza impazzita, e consentire uno stato di cose che favorisca nuovamente il pieno sviluppo della persona.

Ma è impossibile rinunciare totalmente al passato. Se non altro, perché il passato è fonte preziosissima di indicazioni sul presente e il futuro e ci dice chi siamo, perché ci dice da dove veniamo e come ci siamo arrivati; l’ignoranza del passato non solo danneggia la comprensione del presente ma compromette nell’oggi la stessa azione (lo diceva un certo Marc Bloch!) . Non ce la fa Nesi a rinunciare a “ieri”, e infatti le sue pagine nascono da un continuo guardare indietro: ricordi, storie passate, bagaglio di esperienze accumulate nel tempo. D’altronde lo stesso scrivere, l’attività creativa del produrre letteratura, non è parlare dal passato proiettandosi nel futuro?!

Questo libro di Nesi, a metà tra saggio e racconto, è molto più di una proposta di semplice accantonamento dei bei giorni che furono. E’ un invito a ricostruire le impalcature di una società piena di macerie per ritrovare ottimismo e fiducia nel domani, invito rivolto alle giovani generazioni; a chi quelle macerie le ha ereditate senza colpa.

«Dobbiamo rinfrancare chi oggi si sente dimenticato, scoraggiato, messo da parte, ma le idee le avrebbe […] L’idea è quella di migliaia di aziende piccole e furbe e agili che riescano a far tesoro di quel patrimonio di eccellenza e gusto e sapienza e creatività e saper vivere che s’incarna nel bello.»

Un’idea fondata sul debito finanziario come base di partenza per giovani imprese. Un debito che è assegnazione di fiducia prima di qualsiasi merito. Un debito che è come la vita stessa, poiché «si cresce indebitandosi di sapere, d’esperienze, d’amore, per poi restituire il nostro debito facendo credito delle stesse cose ai nostri figli».

Ma le pagine migliori de Le nostre vite senza ieri non sono quelle pamphlettistiche dell’impegno programmatico. Sono quelle in cui il messaggio civile si fa narrazione. L’appassionante storia di ascesa e caduta di Ivo Barrocciai, che da una casa di cura un giorno inizia a ricordare la felicità di un tempo, felicità fatta di ricchezza come valorizzazione delle proprie capacità e fiducia nel futuro; l’episodio dell’incontro tra l’autore e Michele Del Campo, un ex-sindacalista che ha scelto la via eroica della prossimità e dell’educazione di quei giovani «per cui la società non ha un’idea di futuro». Svetta, però, il passo in cui Nesi, la notte di Natale, guarda per l’ennesima volta La vita è meravigliosa del grande Frank Capra: James Stewart è George Bailey, uomo che per tutta la vita ha rinunciato a qualcosa per gli altri e per lo stesso motivo si trova a dirigere la piccola cooperativa di risparmio fondata dal padre (la quale consente agli abitanti della sua cittadina di campare dignitosamente); quando George non riesce a rifondere un debito della società pensa al suicidio, ed ecco che a quel punto un angelo lo proietta in una realtà parallela in cui George non esiste … ed è il disastro. Ma nel gran finale, Bailey torna alla realtà, dove viene salvato, nella notte di Natale, proprio da coloro a cui aveva fatto del bene.

Ecco qual è il benessere alla base della felicità e realizzazione dell’uomo. George Bailey riscopre il gusto della vita non perché si salva dalla bancarotta e dall’umiliazione della povertà, ma quando vede venirgli incontro l’altro, quell’altro per cui lui si era prodigato tutta una vita. E’ nella rinnovata possibilità di relazione e di condivisione che George Bailey rinasce. La felicità è impossibile se non con e grazie all’alterità.

Bisogna essere grati a Nesi per Le nostre vite senza ieri: grati per l’impegno, la qualità letteraria (soprattutto nelle descrizioni della policroma umanità che popola il libro), l’evidente passione che anima la sua scrittura e contagia il lettore. E per il messaggio di ottimistica ma non semplicistica speranza in un tempo “sbandato”:

«Andrà tutto benissimo. Lo giuro.»

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