La pietà dell’acqua – Antonio Fusco

Titolo: La pietà dell'acqua
Autore: Antonio, Fusco
Data di pubbl.: 2015
Genere: romanzo giallo
Pagine: 220
Prezzo: 12,90

Antonio Fusco, funzionario della polizia di Stato e criminologo forense, torna con il secondo caso del commissario Casalbona.

Siamo a Ferragosto e il nostro commissario dovrebbe partire con sua moglie per le vacanze, ma il ritrovamento di un cadavere lo obbliga a rimanere a Valdenza ad investigare. L’uomo è stato ammazzato sotto un albero chiamato, dalla gente del luogo, il castagno dell’impiccato” e lo stile è quello tipico delle esecuzioni.  Il morto viene chiamato, da chi ha trovato il corpo, con un soprannome “becero”(pag 26)  quasi che l’autore voglia subito farci capire con una parola, la tipologia della persona uccisa.  Infatti a pag 27  il contadino che ha trovato il corpo in poche righe descrive la figura dell’ucciso “Lo chiamavano così perchè era una persona rozza e volgare. Non aveva rispetto per nessuno. Dava noia anche alle donne. Un becero appunto”. La vittima è un arricchito, il quale attraverso misteriose conoscenze ha trovato soldi e permessi per costruirsi un’azienda turistica. Una persona diventata ricca e potente, ma il cui risentimento verso gli altri, per come veniva trattato da giovane, quando era in miseria, lo portano a odiare e maltrattare chi gli sta attorno. “Viveva nel rancore ed era rimasto prigioniero di un risentimento senza fine. Continuava ad avercela con tutti e tutti ce l’avevano con lui” pag 41.

Quirino Spagnesi , detto il becero, attirava per le sua azioni l’odio dei suoi concittadini. Era solito usare violenza sulle donne, anche se non ricevette mai alcuna condanna, e prestare soldi ad usura. L’indagine  all’inizio sembrava semplice per possibili moventi legati all’usura o ad una vendetta per un torto subito, ma presto si complica quando per lo svuotamento di una diga riemerge  il borgo di Torre Ghibellina paese in cui  verso la fine della seconda guerra mondiale si consumo’ una strage ad opera dei nazisti.

Nell’indagine Casalbona scoprirà l’esistenza di un misterioso dossier, denominato case 178, cui molte persone danno la caccia o per far emergere la verità o per nasconderla.

Questo libro non è un semplice giallo, ma un romanzo sulla verità della storia, sul bisogno di non dimenticare, ma anzi far emergere le tragedie del passato. Nel romanzo vediamo come personaggi che nella struttura sociale, come il magistrato o il vescovo, hanno il compito di cercare la verità spesso la occultano. Con finezza lo scrittore mostra una società, quella italiana, fragile in cui i vertici sono solo interessati a mantenere lo status quo. Nel libro è ben delineato la figura misteriosa dell’Onorevole che dispone delle persone come pedine promettendo loro lavori, permessi, promozioni pur di avere il loro incondizionato appoggio e cosi conservare il proprio potere. Fin dalle prime pagine, con l’omicidio di un giornalista che indagava sulla strage nazista di Torre Ghibellina, Fusco ha messo in chiaro come ci fossero due forze in campo, chi cerca la verità e chi invece si nutre della menzogna. Questo concetto è ben espresso da queste semplici frasi “La menzogna è rassicurante  e con il tempo si fa dimenticare. La verità , invece è rivoluzionaria. Se ci si abitua non basta mai. La cerchi dappertutto, senza chiederti quanto forte sarà la collera di chi l’ha nascosta dove tu l’hai scovata” pag 10.

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