La notte del gatto nero – Antonio Pagliaro

Titolo: La notte del gatto nero
Autore: Pagliaro Antonio
Data di pubbl.: 2012
Casa Editrice: Guanda editore
Pagine: 206
Prezzo: 14.50

Ripensò alla chiamata di Agnieszka. Ripensò al dopo. Alle pillole pronte sul comodino che a mamma non sarebbero servite più, a profumi e lozioni a metà, alle scatole da scarpe piene di documenti inutili, alla tessera del cinema di trent’anni prima, a uno scatolone di giocattoli che potevano essere stati solo suoi e che lui non ricordava più. A chiavi, decine di chiavi, che aprivano chissà cosa. Agli avanzi di cibo e all’insalata già lavata nel frigorifero. A rubriche telefoniche affollate di morti. Aveva buttato ogni cosa. Anche i faldoni con i suoi quaderni della scuola elementare. Anche l’asciugamano che odorava ancora della pelle di mamma. Aveva preferito così.

E’ un’altra telefonata a svegliare Giovanni nel cuore della notte. A parlare è sempre una donna, sempre straniera, ma con un accento diverso da quello della badante della mamma. E’ una voce agitata e non giovanissima e cerca suo figlio Salvatore. Salvatore che non è rientrato. Salvatore che, il mattino dopo, si scopre essere stato arrestato.  Droga, prima, e pedopornografia poi.
Giovanni non ci può credere, non ci vuole credere, eppure non ha altra scelta. Non quanto sua moglie che continua imperterrita a cucinare per tre. E’ lui quello che deve rimanere a contatto con la realtà. Ciononostante, spende una fortuna in avvocati.

E poi arriva la raccomandata verde. E, di colpo, Salvatore è morto, perché quella è la fine che i pedofili fanno in carcere. Solo che Giovanni è sicuro: suo figlio può essere uno spacciatore, ma non un pedofilo. E, con una moglie che prega e basta e avvocati che non sanno far altro che chiedere soldi, Giovanni  pensa di farsi giustizia da solo, magari con l’aiuto di un vecchio amico diventato delinquente.

Lo sfondo del romanzo di Pagliaro è una Sicilia che potrebbe essere qualsiasi altro luogo al mondo, eppure ancora potrebbe essere solo lì. Una Sicilia di arretratezza in conflitto con la modernità, un mondo di amore e crimine, dove la famiglia e l’amicizia sono i valori più importanti.

Oltre ad una storia che tocca il cuore, però, il romanzo di Pagliaro è anche una denuncia. Non della mafia, come di solito è, ma delle forze dell’ordine, dell’avvocatura, dei giudici corrotti. Di un mondo che non esita a mettere in carcere un ragazzo senza certezze. Un mondo che non va oltre le apparenze, forse perché è più facile così, o forse perché un perché vero non esiste.

Un buon libro che si fa leggere velocemente e lascia l’amaro in bocca per un considerevole periodo di tempo.

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