Intervista a Edizioni Lemma Press, presente all’Incubatore del Salone del Libro di Torino

Nina Tanzi, Turandot, la principessa di gelo. Dalle trame dei libretti d’Opera sorgono favole immaginifiche, dal sapore antico di luci e ombre, una prosa incantatrice che emoziona bambini, nonni, genitori. Così nasce la favola di Turandot, primo testo di una collana in cui l’eco del bel canto unisce le generazioni, educando alla bellezza.

1) Come verrà resa nell’edizione cartacea la potenza espressiva del canto e delle musiche che accompagnano la celebre opera di Puccini, a cui si fa riferimento?

Dalla poeticità del testo e dalla bellezza delle immagini, che come un filo sottile e solidissimo restituiscono intatta l’ispirazione pucciniana. E’ nato dal dialogo, questo libro, fra l’autrice e il disegnatore intorno alle visioni, alle emozioni generate dall’ascolto della Turandot. La quale, come tizzone ardente, ha trasmesso il proprio fuoco alla pagina stampata.

2) La Turandot è un’opera incompiuta, in quest’edizione verrà lasciata come voluta dal maestro o gli si darà il finale scritto dal suo allievo Alfano?

La favola inizia al calar del sole e si conclude all’alba. In un punto dell’oscura notte muore il maestro, e il racconto riporta quel momento. Ma il sole prosegue il suo cammino, riapparendo alla pagina seguente. Seguendo Alfano, o secondo il proprio inarrestabile cammino?

3) Cosa ne pensate della filosofia di Panikkar? Nello scrivere la sua biografia cosa avete provato leggendo le idee di una figura che rappresenta l’incontro tra le tradizioni d’occidente e d’oriente?

Panikkar è stato dei più lucidi pensatori del Novecento, le sue riflessioni sul dialogo interreligioso e interculturale aprono nuove prospettive per un futuro altrimenti oscuro. Maciej Bielawsky ha pubblicato in precedenza la biografia Panikkar. Un uomo e il suo pensiero (2013). Il Canto di una biblioteca è invece un “romanzo bibliografico” che dalle letture del filosofo catalano ci conduce in un meandro poetico di riflessioni sull’arte della lettura, sul valore dei libri nella nostra vita, che invoglia a leggere, leggere, leggere.
4) L’incontro tra occidente e oriente, ma anche l’importanza del dialogo, che per lui dev’essere ricco e aperto dove le parole non sono concetti espressivi ma simboli, quanto è stato tenuto presente questo pensiero nella stesura del libro? Come si è voluto rappresentare?

Dallo studio della biblioteca di Panikkar e dei suoi marginalia, risulta che per lui l’incontro fra Oriente e Occidente non fu naturale e spontaneo ma faticoso e consapevole. I libri delle tradizioni spirituali e filosofiche letti da Panikkar, segnati dai suoi appunti e dalle sue riflessioni, danno uno scorcio evidente del modo in cui avveniva questo incontro: nei libri sull’induismo, ad esempio, troviamo marginalia in greco e latino; i testi dei mistici occidentali contengono annotazioni in sanscrito. E così, seguendo il filo dei marginalia, possiamo percorrere con lui i suoi viaggi intellettuali tra l’Oriente e l’Occidente.

5) In questo saggio si sottopone il lettore attraverso un “processo” di legittima difesa, quando giusta e quando è sbagliata, e ci vengono mostrati anche ordinamenti stranieri. Quali differenze e similitudini ? Qual è quello che vi ha colpito di più?

In quasi tutti gli ordinamenti, la legittimità della difesa – la non punibilità della reazione – poggia anche sulla particolare condizione psicologica della vittima, soggetta a una “violenta emozione” ovvero a “paura, panico” a causa di di una inaspettata aggressione. Nell’ordinamento italiano questo aspetto non è considerato: la condizione soggettiva, lo stato emotivo della vittima è sostanzialmente trascurato. Questa la maggiore differenza tra il nostra normativa sulla legittima difesa e quella degli altri paesi occidentali. Un aspetto forse all’origine di numerose incongruenze e distorsioni.
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