Interventi – Michel Houellebecq

Michel Houellebecq è uno scrittore dissacrante, corrosivo e pensa sempre in maniera controcorrente.

Non sono solo le sue opere letterarie a mostrarci l’irriverenza e la contrarietà radicale al politicamente corretto. Anche nella sua attività pubblicistica, il grande scrittore francese sostiene e scrive sempre in maniera diretta tutto quello che pensa.

La nave di Teseo pubblica Interventi un corposo volume di quasi cinquecento pagine in cui Houellebecq torna a riflettere sul mondo in cui viviamo, sulla contemporaneità, sulla letteratura, sui temi sociali, sull’Occidente be del suo benpensante conformismo.

Senza mai abbandonare lo sguardo dell’osservatore implacabile, lo scrittore affonda le penna nel caos e non fa sconti a nessuno.

«Il politicamente corretto, così com’è diventato, rende inaccettabile la quasi totalità della filosofia occidentale. Sempre più cose diventano impossibili da pensare. È spaventoso».

Michel Houellebecq con il suo pensiero dinamitardo suona la carica, riesce a dare l’allarme, a svegliare le coscienze annichilite dall’omologazione  del pensiero unico.

Esprimendo le sue opinioni, sempre avverse alla morale corrente, lo scrittore si pone in una posizione ostinata e contraria.

Non ha peli sulla lingua quando definisce le femministe delle “ amabili stronze”, o quando discutendo dell’integralismo islamico sostiene che esso non rappresenta in sé e per sé una deriva rispetto all’Islam del Corano, ma è soltanto un’interpretazione del Corano, perfettamente conseguente.

Quando Houellebecq scrive succede sempre qualcosa nel bene e nel male. Anche fuori dal romanzo è sempre uno scrittore e un pensatore controverso, un inattuale che non ha nessuna paura di remare controcorrente e soprattutto di scrivere sempre il suo pensiero.

Notevole la sua critica alla visione meccanicistica e individualistica del mondo alla quale è legata la nostra estinzione, merita attenzione il suo ragionare filosofico e esistenziale sulla deriva morale del pensiero critico e la conseguente spettacolarizzazione della società in cui viviamo («Non so che cosa possa essere l’umanità, ma oggi come oggi hanno imposto regole eccessive, senza concedere in cambio effettive soddisfazioni.»).

Nessuno ha la comprensione del mondo contemporaneo come Michel Houellebecq.

Siamo davanti a uno scrittore di coscienza, a un uomo in crisi che ha la sensibilità di scavare nelle macerie della storia, che non è finita ma non nemmeno maestra di vita.

Il suo pensiero critico e sempre scorretto è l’approccio alla smarrimento di un’epoca, il punto di vista di un antimoderno sull’eccessiva stanchezza cagionata da un progresso che ha ridotto il mondo a un supermercato colmo di imbecillità e derisione.

Houellebecq sostiene che in questo mondo la poesia è il modo più naturale di tradurre l’intuizione pura dell’istante. Fino a che si dimora nella poesia, si dimora anche nella verità.

La letteratura  è un modo di sfuggire alla vita, anche se non il solo.

Leggere Houellebecq («Io non mi piaccio. Provo per me solo un briciolo di simpatia e ancor meno stima; di più la mia persona non mi interessa molto. Conosco da tempo le mie principali caratteristiche, e ho finito per provarne disgusto.») è sempre un rimedio alla spossatezza dell’essere.

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