Il bambino della spiaggia – Emiliano Sbaraglia

Titolo: Il bambino della spiaggia
Autore: Sbaraglia Emiliano
Casa Editrice: Fanucci
Genere: Romanzo sentimentale
Pagine: 165
Prezzo: 13
Un insegnate precario scrive una lettera al caro Ministro dell’Istruzione:
Caro Ministro, voglio confidarLe una cosa: sono stanco. Sono stanco di sperare nella buca della posta, in attesa di una convocazione che, già lo so, non arriverà mai prima della metà di ottobre. […] Arrivederci a quando il vento dell’oceano avrà d’incanto portato via tutta la mia stanchezza. Arrivederci a presto. Forse.

Così si apre questo libro, riportandoci subito ad un tema attualissimo come quello della riforma scolastica. Non è un libro di denuncia né vuole esserlo, (anche se poi ognuno trarrà le proprie conclusioni), è semplicemente un insegnante che, a causa del taglio dei fondi al settore educativo, decide di fare un’esperienza un po’ inusuale. Invece che aspettare la prossima evanescente convocazione per coprire qualche ora di supplenza, decide di accettare l’invito di un gruppo di insegnanti che da qualche anno hanno fondato un centro d’accoglienza per i bambini della spiaggia tra Toubab Dialaw e Kelle, Senegal.
Emiliano ci racconta la sua esperienza, le persone che incontra, gli insegnanti che diventano amici e compagni di calcetto e poi ci parla della più grande risorsa del Senegal: i bambini. Bambini che vivono sulla spiaggia, che passano le giornate a giocare a calcio, che lavorano sulle piroghe dei padri pescatori, che passano ore e ore nelle daara (le scuole coraniche) o in giro per le strade giocando ed elemosinando. Il compito di Pierre e Baba, un cattolico e un musulmano che lavorano gomito a gomito da anni, è quello di avvicinare questi “randagi” alla scuola; per questo ogni giorno fanno lunghe passeggiate, parlano con i genitori, chiacchierano coi ragazzi e li attirano nel centro di accoglienza dove offrono docce, cibo e lezioni di alfabetizzazione. Tra i banchi si respira tanta voglia di imparare e tanta voglia di insegnare; non esistono professori annoiati né studenti che marinano la scuola, perché lo capiscono tutti fin da piccoli che l’unico modo per cambiare il proprio destino, e magari chissà, anche quello del mondo, è di essere istruiti, di conoscere, di sapere. Il tema principale è dunque legato alla scuola; anche Emiliano però impara qualcosa, perché spesso la strada insegna a vivere e infatti è proprio per strada che ha la possibilità di chiacchierare, scambiare idee, confrontarsi con il popolo ospitale per eccellenza, quello senegalese.
Le strade sono fatte per essere percorse, in esse ciascuno di noi trova il suo cammino, un poco alla volta. Arrivati a un certo punto, tornare indietro diventa ogni giorno sempre più difficile. Così come difficile a volte può rivelarsi riuscire a trovare il coraggio di continuare ad andare avanti.

E’ un mini-libro-reportage, in cui non hanno importanza la forma, la poesia, le parole, quello che conta sono i fatti, la realtà che circonda l’autore e soprattutto le persone, il tutto condito da qualche dettaglio sulla colorata cultura senegalese. …e se tutti gli insegnanti precari si imbarcassero in esperienze simili? Forse dovrebbero farlo, forse il mondo cambierebbe davvero…
Nel 2009 Sbaraglia aveva già pubblicato un libro sul mondo dell’istruzione: La scuola siamo noi.


 
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  • Anonymous

    >W gli insegnanti e w la scuola pubblica, senza istruzione non andremmo proprio da nessuna parte! E' un vero peccato che in Italia non si presti la dovuta attenzione al settore educativo e non si destinino ad esso le risorse necessarie…

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