Giovani ci siamo amati senza saperlo

pettener
Titolo: Giovani ci siamo amati senza saperlo
Autore: Emanuele Pettener
Casa Editrice: Arkadia Editore
Pagine: 114
Prezzo: Euro 14,00

“I miei vent’anni erano oro e leggerezza, libertà e ottimismo illimitato. Mi svegliavo la mattina con il cuore in poppa, pervaso da un senso di benessere elettrico…”

Non pensavo, dopo averne letto una buona parte, che questo libro finisse nel modo in
cui scopriranno i futuri lettori. E ugualmente non pensavo avrebbe avuto un tale
sviluppo, l’ultimo Salone del Libro di Torino a maggio scorso, un Salone di
incontri, sguardi, parole e anche abbracci, gesti che mi hanno permesso tra le altre
cose di conoscere Emanuele Pettener, autore di “Giovani ci siamo amati senza
saperlo”, romanzo pubblicato da Arkadia Editore.
Importantissimo è informare chi leggerà queste poche righe, su chi siano i direttori
della collana “Senza rotta”, dove questo libro ha trovato casa: Marino Magliani, Paolo
Ciampi e Luigi Preziosi. Negli appunti che ho preso per questa recensione, senza
ancora rendermi conto del titolo della collana, li ho definiti uomini liberi, per quel
poco che posso conoscerli (dai loro scritti), e devo dire che il nome della collana
stessa è azzeccatissimo.
Titolo e copertina del libro sono anticipazione di un contenuto bellissimo, intenso,
fatto di poesia, arte, eros, turbamenti, gioia e libertà. Il titolo mi ha subito ricordato la
nota poesia di Ungaretti, “Soldati”, e l’immagine di una donna meravigliosa dona
ulteriore preziosità allo scritto.
Siamo a Venezia negli anni ’90, Venezia più bella che mai in ogni stagione, estate o
autunno che sia. Venezia che invita i lettori e i quattro protagonisti della storia, a una
nuova commedia tra le sue calli, iniziando da un bar. Siamo nel luogo assoluto degli
incontri veneti (anche friulani aggiungo, con tono campanilistico), incontri e scontri,
verbali e non, teatro naturale di scene, trame, dialoghi e conflitti, e nelle prime pagine
si materializza, in un giorno come tanti, fra due bicchieri pieni, il conflitto
scatenante del romanzo.
L’autore è bravissimo, e mette in tavola subito le sue carte, scoperte. Dichiara il suo
gioco, svela i caratteri in poche battute, dipana eventuali dubbi e butta i personaggi
nell’arena, fidandosi di loro e della sua Venezia, dei suoi colori, delle sue atmosfere,
delle sorprese che si manifestano in luoghi magici, e lascia fare.
Ho pensato che se si fida così ciecamente, avrei anche dovuto capire prima come
andava a finire! Ma…?!
Feli, Rodrigo, Ema e Barbara sono giovani donne e uomini, depositari ardenti della
libertà e del desiderio, delle imprevedibili svolte, e puntualmente, a metà di un
percorso purtroppo troppo breve, ecco la svolta decisiva.

“Barbara cosparse il mio gennaio di dolcezza. Gocce d’ambrosia sulla neve. Non dico ambrosia per dire, avevo l’impressione che il nostro idillio avesse la spensieratezza degli amori fra gli dei greci, quella lussuria felice di chi ha tutto il tempo del mondo. Più che baciarci, ci assaporavamo: le nostre labbra, i nostri corpi erano l’uno per l’altra nettare, uva, vino traboccante dalle anfore di Dionisio.”

Non vi ho detto ancora nulla, è vero. E non penso di dirvi molto altro oltre al nulla,
perché questa storia d’amore giovanile, vissuta con una consapevolezza che
necessiterebbe a molti adulti, non si può svelare. La dovete leggere e soprattutto
vivere, immergervi nel clima romantico veneziano, anche se siamo negli anni ’90.
Venezia ricopre tutto di un velo strano, di un mantello leggerissimo che è un portale
spazio temporale. Vanno e vengono sentimenti diversi, anche contrapposti, e i personaggi che godono la loro giovinezza, sembrano già prepararsi a quando non sarà più tale.

“La giovinezza può essere una ferita insanabile.”

La malinconia del titolo si riaffaccia, ma non temete cari lettori. La giusta dose d’ironia mantiene viva l’attrazione, e la voglia di sapere come va a finire.
Buona lettura.

“E lì guardandoci, fummo improvvisamente nudi.”

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