Dal Kama Sutra alle Cinquanta sfumature

In principio furono i papiri egizi e il Kama Sutra, antico testo indiano sul comportamento sessuale umano in 36 capitoli scritto da Vatsyayana. Ingiustamente passato alla storia come manuale di istruzioni sulle posizioni sessuali, il testo è in realtà un trattato sull’amore, sul rapporto tra uomo e donna, sulle vie per raggiungere il benessere.

L’ erotismo, come spiegava Herbert Marcuse nel suo capolavoro “Eros e Civiltà“, si distingue dalla pornografia per il suo carattere celebrativo e spirituale, contrapposto alla semplice riproduzione meccanica dell’atto sessuale, tipico della seconda. Invocato e represso, ricercato e censurato, nei secoli ha continuamente trovato il suo spazio, silenziosamente attecchendo in ogni arte umana, fosse essa la pittura, la scultura, la musica o la letteratura, scontrandosi contemporaneamente contro la violenza (ora fisica, ora psicologica) delle forze repressive imposte dalla società. Eppure, da Boccaccio a D’Annunzio, passando per la forza visiva di Courbet e Schiele e quella fotografica di Pasolini, in ogni arte sono stati prodotti grandissimi capolavori in grado di reagire e rispondere a quelle forze egemoniche.

Purtroppo gli ultimi trent’anni di industria culturale sono riusciti a demolire il senso nascosto dietro l’eterno contrasto tra eros e civiltà, l’idea di denuncia, di antagonismo e di progresso che essa celava, trasformandola in un bene difficile da discernere dalla sua sorellastra pornografica, invadendo gli schermi, conquistando una posizione di primo piano in grado di sopprimere ogni intento rivoluzionario, sradicandone l’identità.

E’ così che si spiega l’enorme successo delle cinquanta sfumature di E. L. James, non a caso inserita dal Time Magazine tra le 100 persone più influenti del mondo nel 2012. E’ così che si spiega la ri-nascita di un settore le cui radici affondano nei colpi di spazzola di una ragazzina, che vale oggi il 4,27% contro lo 0,15% dell’anno passato. Il problema non è della forma, né del contenuto, ma dell’interpretazione commerciale ed editoriale che viene data al rapporto tra questi, nella consacrazione dell’eros ad oggetto commerciale prima che prodotto artistico, contribuendo all’identità di un periodo che ha reso l’immaginario sessuale privo della sua carica vitale, imperatore della normalità.

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