A tu per tu con… Jessica Brockmole

La categoria dei romanzi d’amore ha quest’anno una nuova stella: “Novemila giorni e una sola notte”, edito dalla Casa Editrice Nord, che ha raggiunto un successo inaspettato diventando uno dei libri più venduti in molti Paesi europei. Abbiamo incontrato Jessica Brockmole, al suo primo libro, per sapere qualcosa di più su di lei e su questo successo.

Il suo libro d’esordio “Novemila giorni e una sola notte” è stato un grande successo in molti Paesi, non solo qui in Italia. Si aspettava un simile successo?

No, non me l’aspettavo assolutamente! Questo è il mio primo romanzo ed è un racconto molto personale: non molte persone sapevano che lo stavo scrivendo, quindi è stato davvero un successo inatteso. Mi ha reso molto felice, anche il fatto che ci siano moltissime persone di culture diverse che lo hanno apprezzato.

Lei ha scelto il genere epistolare, che è un genere molto particolare. Può spiegare agli Amanti dei Libri il perché di questa scelta?

Ci sono alcune ragioni che mi hanno spinto a compiere questa scelta: per prima cosa mi sembrava il genere perfetto per raccontare una storia amore al tempo della guerra, quando le coppie erano separate e le lettere erano l’unico modo per comunicare. È stata una scelta dettata anche da un motivo più personale: durante la scrittura del mio libro, la mia famiglia ed io siamo andati in Scozia e non potevamo comunicare con i nostri parenti attraverso i mezzi classici e quindi ci siamo affidati alla parola scritta.

Lei è comunque molto attiva sui social network, sia Facebook sia Twitter, e una buona parte della campagna pubblicitaria del suo libro qui in Italia si è svolta attraverso Internet. Lei crede che in un’epoca così tecnologica ci sia ancora spazio per le lettere?

Credo proprio di sì: moltissimi lettori del mio libro mi hanno scritto che, dopo aver letto “Novemila giorni e una sola notte”, hanno ripreso a scrivere lettere o hanno continuato a farlo e mi raccontano anche delle loro storie d’amore epistolari. Credo che non esista nulla che possa sostituire l’emozione di ricevere una lettera, anche se ci sono moltissime storie d’amore nate attraverso Internet e sviluppate attraverso i mezzi di comunicazione più moderni.

In questo romanzo si sviluppa il tema del doppio: la doppia vita di Elspeth, le due storie d’amore, della madre e della figlia, la contrapposizione tra le due guerre. Come mai ha scelto un’articolazione così complessa?

All’inizio non era così complesso: la mia prima bozza riguardava solo la storia d’amore tra Elspeth e David, ma quando l’ho riletta mi sono accorta che mancava qualcosa nella loro vicenda, che non poteva essere raccontato al lettore proprio da loro. Ho quindi introdotto altri personaggi, tra cui Margaret, all’interno della seconda Guerra Mondiale, perché mi piaceva l’idea di guardare una prima guerra attraverso una seconda, in modo da aggiungere la storia mancante e per poterla raccontare anche da un diverso punto di vista.

In una lettera, nella prima parte del libro, lei fa dire a Elspeth una cosa molto forte riguardo alla condizione delle donne, che non dovrebbero essere considerate solo come mogli-madri-casalinghe, ma che possono svolgere anche lavori maschili. Era solo un riferimento circoscritto alla trama del libro o era un riferimento più esplicito riguardo alla situazione delle donne dei giorni nostri?

Credo che quella descritta nel libro sia una condizione presente ancora oggi: queste esigenze poste sulle donne le ho notate anch’ io quando sono diventata madre e ho scelto di rimanere a casa con i miei figli, perché ho visto quante aspettative si erano create intorno al mio ruolo. Anche nel libro si dice che una donna, per poter andare a prendere un caffè con le amiche, deve organizzare un piano ben dettagliato, mentre un uomo può uscire quando vuole. In termini di indipendenza della donna e della sua libertà, nella società di oggi, le cose sono molto cambiate, ma quello che è rimasto uguale è ciò che le persone si aspettano dalle donne. Comunque la prima Guerra Mondiale è stata un periodo molto interessante per le donne del Regno Unito che, per la prima volta, hanno potuto fare i lavori che gli uomini avevano abbandonato, essendo impegnati in guerra; sempre in quel periodo, inoltre, le donne inglesi ottengono il diritto di voto. Quindi l’atteggiamento di Eslpeth, e tutto quello che lei dice, appartiene molto a quell’epoca.

Vuole lasciare un messaggio a tutti gli Amanti dei libri?

Credo che il messaggio sia che nessuno può sapere quando arriverà l’opportunità di una nuova avventura: per Elspeth è stata una lettera arrivata dall’America. Tutto può succedere in silenzio, arrivando in una lettera: quando vi arriverà quella busta, apritela e rispondete. 

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Sara Papetti

Anna Vivarelli, scrittrice per bambini, ha dichiarato durante una mia intervista: «Nella vita bisogna darsi una chance, non sai mai quando arriverà il libro che ti farà amare la lettura». Per me è stato così: avevo sei anni e accompagnavo mia mamma, una divoratrice di libri, in biblioteca. Ho accettato su suo consiglio “Gastone ha paura dell’acqua” della serie del “Battello a vapore” e da allora non ho mai smesso di leggere e cercare nuovi generi, nuove ispirazioni. Da appassionata di crime, solo legata ai gialli, soprattutto quelli di Camilla Lackberg, ma non rifiuto mai nessun libro, soprattutto se posso leggerlo in compagnia di un buon dolce.

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