A tu per tu con… Antonio Manzini

antonio manziniImpegnato nel cinema e nella televisione Antono Manzini è attore, sceneggiatore e regista. Scrive ha pubblicato diversi racconti e romanzi gialli – Sangue Marcio e La giostra dei criceti sono i suoi primi lavori –, poi approda a Sellerio con cui dà alla stampa una serie poliziesca che ha per protagonista il Vicequestore Rocco Schiavone, un poliziotto fuori dagli schemi. I suoi romanzi sono Pista Nera (2013), La costola di Adamo (2014), Non è Stagione (2015) ed è parte dei racconti presenti nelle antologie poliziesche Capodanno in giallo, Ferragosto in giallo e Regalo di Natale, Carnevale in giallo e la Crisi in giallo.

Lei ha sostenuto che il passato di Rocco Schiavone vada centellinato. Nel suo ultimo libro vi è un corso parallelo tra la storia presente della sparizione di Chiara e una parte del passato del vicequestore. Ha scelto questa vicenda apposta per svelare parte di lui o è l’intreccio col passato è emerso durante la stesura?

Sono tutti collegamenti emersi mentre scrivevo: avevo bisogno di un di cominciare a fare dei ponti col suo passato e quindi ho scelto di cominciare a parlare delle vicende precedenti, soprattutto questa, che è la più scottante; nei primi due libri vi si accenna soltanto, ma con Non è stagione dovevo iniziare ad affrontare il problema. Sono contento che sia venuto fuori così spontaneamente e in quello che secondo me è il momento giusto.

La vicenda porta allo scoperto un argomento contrastato, quello dell’ipocrisia borghese. Come mai ha scelto questo argomento? È qualcosa che ha avuto modo di sperimentare in prima persona?

Ormai in questo Paese sta aumentando mostruosamente il gap fra le persone che detengono il potere economico a quelle che hanno problema a mettere pranzo e cena assieme; inoltre, anche se è azzardato parlare così, all’interno di questi gruppi sociali che detengono potere economico e finanziario c’è una crisi profonda di ideali e mi è piaciuto entrare dentro questo gruppo, questa identità sociale, capire se questi equilibri fossero veri o fossero soltanto azzardati, se anche queste classi fossero minate alla base dalla situazione economica e sociale del Paese. La famiglia di imprenditori che racconto nel libro naviga in pessime acque come tutti gli imprenditori italiani ed è vero che questa ipocrisia li hai aiutati, ma a questo punto gli occhi devono tenerli aperti, perché non sono più al sicuro neanche loro.

I romanzi e racconti con Rocco Schiavone sono ormai diventati una serie. Quello che leggiamo del protagonista è un’evoluzione programmata o stiamo invece solo scoprendo man mano i suoi lati nascosti?non è stagione

La programmazione minima c’è stata ed è come il calendario dell’avvento di una volta, in cui ogni giorno tu alzavi una serrandina e scoprivi che mancava sempre di meno a Natale: svelare piano piano un personaggio e perché si comporta in maniera scorretta, curiosa, non consona a un Vicequestore di polizia, capire cosa ha formato quest’uomo e cosa c’è nel suo passato è divertente e se il lettore ha pazienza mi piace piano piano poterglielo raccontarglielo.

Qual è la difficoltà di scrivere di un personaggio così spigoloso e controverso con il Vicequestore Schiavone?

Non trovo difficoltà, ad essere sincero, troverei difficoltà a scrivere di un eroe puro, perché e non ne ho mai conosciuto e dovrei inventare troppo e scriverei boiate! Mi sento più vicino a Schiavone piuttosto che a un Maigret o a un Poirot, ecco. Gli eroi moderni sono un po’ complessi, ce lo insegna la letteratura più alta che mi ha preceduto.

Il suo stile al pari del protagonista, è a volte duro, quasi crudo, mentre in altre si stempera diventando più dolce, come quando vi sono i dialoghi Marina, ma anche quello con Nora. In che modo il suo stile riflette le situazioni che man mano si pongono nella vicenda?

Ma io credo che ci sia sempre nell’Io narrante questo andarsi a nascondere dentro i fatti che succedono: la narrazione è anche un processo di mimesis, si piega al motivo del racconto e deve mettere il vestito giusto al momento giusto... è un po’ teatrale quello che dico, ma trovo che sia giusto per questo genere di libri toccare varie corde; non è un esercizio solo di stile, è raccontare la vita di tutti i giorni: si passa dai momenti di scoramento a gioia, felicità, amore, depressione e anche l’Io narrante deve adeguarsi a ciò che sta raccontando.

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