Cambiamento o stallo? Il punto sulla narrativa con Michele Rossi

rizzoli

La narrativa per adulti è un mondo in continua evoluzione e cambiamento, a causa di mode e filoni narrativi più o meno battuti. Rimanere aggiornati e preparati a tutte le novità che questo universo propone è una sfida che può essere tanto avvincente quanto faticosa. Molti lettori, invece, si affidano alla tradizione e agli autori noti e di successo per il loro intrattenimento narrativo. A renderci più chiari i passaggi, con un focus sull’anno appena concluso, ci ha pensato un esperto: Michele Rossi, responsabile della fiction italiana di Rizzoli Libri.

Come di consueto, la fine dell’anno è tempo di bilanci e prospettive. Come è stato il 2015 per la narrativa italiana e come si prevede sarà quest’anno?

Un anno di transizione e, se guardiamo anche le ultime classifiche, molto conservativo. Forse è normale che sia così, perché se è vero che gli editori sono sempre in attesa di una novità che “scoppi in mano” negli ultimi anni non sono state molte. Si sono strutturati autori che pubblicano da tempo (mi piace citare un autore non Rizzoli per laicità) il successo di pubblico e critica di Marco Missiroli che dimostra quanto spazio ci sia ancora per la narrativa di qualità. I libri sullo scaffale durano meno, ma non sempre e non tutti. Penso che ci sia molto lavoro da fare, guardando lontano. Guai a lavorare con l’ansia di dover essere in scia.

In Italia continua drasticamente a scendere il numero di lettori forti e, per di più, molti di quelli che lo erano stanno ora diventando lettori occasionali. Qual è il motivo di questo calo secondo te?

Io vedo molte librerie indipendenti che aprono, di cui la milanese Verso è solo l’ultimo splendido esempio o che creano eventi da centinaia di persone come La scatola lilla di Cristina Di Canio, libraia dal grande seguito anche in rete. Vedo lettori che si organizzano in serate dedicate al semplice parlare (e regalarsi) libri come Books wide shut, una sorta di private party letterario ricercatissimo. Poi, certo, viviamo in un paese distratto, che magari preferisce spendere diversamente tempo e denaro. Ma i segnali di una resistenza ci sono. E sono incoraggianti.

L’editoria e gli e-book. Che tipo di riscontro ha il mondo dei libri in formato digitale? A fine del 2015 si può dire che il digitale ha risposto alle attese sperate?

Dipende dai punti di vista. È un mercato triplicato negli ultimi anni, oggi intorno al 5%. Impensabile sino a qualche anno fa, ma lontano dalla grande onda che alcuni temevano o auspicavano. Viva il digitale. E viva la carta che, almeno negli Stati Uniti, sta tornando a crescere.

Quale potrebbe essere secondo te una ricetta per superare la crisi del mercato editoriale italiano?

Concentrarsi sui libri, curare i propri autori, innovare senza perdere la tradizione. Fare gli editori, sempre. E poi ci sono segnali di miglioramento.

 

 

 

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