Un dollaro al giorno – Giovanni Porzio

Titolo: Un dollaro al giorno
Autore: Porzio Giovanni
Data di pubbl.: 2012
Casa Editrice: Marco Tropea
Genere: Saggi
Pagine: 254
Prezzo: 14.50

Giovanni Porzio ha documentato in 40 anni di carriera con fotografie a volte toccanti, altre volte atroci o spettacolari, gli angoli più bui del nostro pianeta, che nel 2012 continua ad essere dilaniato da sanguinosi conflitti. In questo libro, che raccoglie una carrellata delle sue esperienze di inviato, gli scorci di vita quotidiana sono intervallati dalle riflessioni e dalle acute osservazioni di chi non ama essere definito inviato di guerra, bensì continua a considerare il suo lavoro una testimonianza contro la guerra.

Sotto le bombe, in mezzo a contrapposizioni etniche e religiose, nelle incertezze di una vita che si muove sul filo del rasoio, ci sono uomini e donne che vivono ai margini,  tra povertà inenarrabili, odio, violenza e degrado.

L’eco della sua professione filtra nelle pagine, autentiche sequenze cinematografiche che, a dispetto della crudezza e della drammaticità dell’argomento, ti spingono in una coinvolgente e appassionante lettura. Nell’introduzione si dà subito conto delle problematiche che caratterizzano il nostro mondo  e che sono alla base delle ingiustizie e disuguaglianze, oltre che delle moderne guerre: “ Le conseguenze della globalizzazione e dei cambiamenti climatici, i due fenomeni che più profondamente segnano l’inizio del terzo millennio, riguardano l’intera specie umana, ma incidono in modo diverso in rapporto alle aree geografiche e al grado di sviluppo economico e sociale” (p9)

Si inizia poi a viaggiare accanto a chi per mestiere ha deciso di raccontare il mondo e ci si immerge via via nella realtà di paesi distanti da noi e tra di loro, ma accomunati da un tragico destino: la povertà, la fatica di vivere con un dollaro al giorno per l’appunto.

Così ad esempio andare in Etiopia vuol dire cercare di scoprire il mistero della fame verde: in un paese rigoglioso e fertile si succedono continue carestie: “La brezza è cessata. I falchi e gli avvoltoi girano bassi sopra le case e sui marciapiedi le donne che abbrustoliscono le pannocchie scrutano ansiose le nuvole scosse dai lampi. La pioggia cade all’improvviso, scrosciando sui tetti di lamiera e in pochi istanti la strada è invasa da un fiume di fango color ocra.(…) -Acqua sprecata: non serve a niente- (…) è arrivata al momento sbagliato e non ci sono cisterne per raccoglierla” (p73)

Il Pakistan invece risulta essere  il paese più pericoloso per gli occidentali, culla di Al Qaeda e del fondamentalismo, nel quale si assiste ad un dramma ai più sconosciuto , quello del riciclaggio di sostanze tossiche: “nei cortili, nei capannoni, nei cassonetti, in strada sono accatastati enormi quantitativi di prodotti elettronici di scarto: computer, stampanti, monitor, videoregistratori, televisori, telefoni cellulari. Siamo nel cuore di una delle più grandi e inquinate discariche digitali del pianeta. Il cimitero dove si accumula l’e-waste, la spazzatura high-tech delle società avanzate del Terzo Millennio” (p96)

L’argomento è di quelli che ti colpiscono così, a freddo, come un pugno nello stomaco, ma lo stile dell’autore è agile e veloce e non cede a sentimentalismi o ad esasperazioni macabre: sono le drammatiche istantanee di parole che ci consegna a lasciare il segno.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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