Sento la neve cadere – Domenico Infante

Titolo: Sento la neve cadere
Autore: Infante Domenico
Casa Editrice: Scrittura e scritture editore
Genere: Romanzo
Pagine: 125
Prezzo: 11.50 €

Sento la neve cadere “è una piccola storia di un angolo di Italia chiuso in sé e al tempo stesso permeabile al “rimescolio” del presente e del passato”, così presenta  la sua ultima fatica Domenico Infante sulla pagina del suo sito.

Salvatore Salvati, il suo unico figliolo Esilio e la moglie Agata vivono a Petralia, comune delle Madonie, in Sicilia. La storia di questa famiglia si intreccia con quella della famiglia Diotallevi, il cui figlio Gaspare è compagno di giochi ed amico di Esilio, con la storia di Peppina, di zu’ Lillo, di un vecchio centenario e sua nipote Giulia.

Una grande storia racchiusa in un piccolo romanzo dove la narrazione leggera invita piacevolmente alla lettura. Una storia di cose semplici, di povertà e di sogni. Non conoscevo Domenico Infante ed è stata una gradevole scoperta: ho visto la sua penna giocare con le immagini, disegnare le scene e colorirle a tratti e a guizzi con la freschezza e la vivezza delle più felici improvvisazioni; ho visto i personaggi delinearsi davanti ai miei occhi con pennellate ampie e decise; sono stata irretita nelle trame  di una scrittura evocativa e densa di lirismo.

Esilio e Gaspare, entrambi figli di poveri contadini, crescono insieme in amicizia. Non frequentano nessuna scuola, del resto, per i loro genitori, non è così importante saper leggere e scrivere, è sufficiente padroneggiare i numeri e fare a mente alcune operazioni, “d’altra parte è questo quello che serve a un contadino, essere capace di contare, sommare, spartire e sottrarre le proprie quote da quelle altrui”(pag.20). Dai genitori apprendono il lavoro della terra e ogni giornata è pressoché un “consueto accavallarsi di azioni ripetute”, solo talvolta si trasforma in un giorno speciale perché “quello che rende speciale un giorno nato qualsiasi può essere il caso, l’azione stessa di un uomo o di un altro” (pag.43). “Figlia di sola madre più che di madre sola” Peppina vive la sua infanzia con i due ragazzi, nella convinzione che loro tre non sarebbero mai cresciuti, che sarebbero stati sempre tali e “niente e nessuno poteva trasformarli” anche se “all’improvviso, proprio come i fiori di ginestra che il giorno prima sono dei punti gialli sul verde e poi esplodono, piccoli e magri, ma forti, Peppina sbocciò” (pag.53).

E questo primo piccolo passo inizia a segnare una svolta nella narrazione. D’ora in avanti, con pochi abili tocchi Infante introduce una serie di accadimenti che porteranno un vero e proprio sconvolgimento alla tranquillità della vita di Petralia, fino ad arrivare ad una rivelazione, venuta da molto lontano, per marcare la tragedia finale. E se “in paese tutti pregavano che la guerra, quella guerra lontana, sconosciuta, ancora estranea finisse per sempre, come portata via dal vento” in giorni “in cui le quaglie si vestivano da aquile, le lepri da cinghiali, le pecore da lupi” (pag.103), a casa di Salvatore, Agata ed Esilio, proprio  a causa di quella rivelazione, “gli uomini entrarono e riempirono la casa di urla, di furore, di violenza, di odio[…] tutti vestiti di nero, volti conosciuti di gente onorata che aveva diviso il pane o il vino mentre lavorava in campagna. Gaspare Diotallevi era tra loro…” (pag.116).

Lo stile semplice, a volte segnato da un pungente realismo, fa emergere il risvolto cupo e desolante delle situazioni della società che ricrea. Il linguaggio ha la funzione di ricostruire i fatti con la massima precisione; è ricco di modi di dire, proverbi, detti popolari e ci presenta la struttura sintattica del dialetto tipico del mondo contadino. Infante – come Verga – ci narra pagine di verismo. Ma tra le righe di Sento la neve cadere il lettore può scorgere, nell’intensità espressiva, anche un’acuta individuazione psicologica che, in particolare nei dialoghi, è data da notazioni rapide, vivaci, di un gusto accentuatamente visivo, e anche sintatticamente sciolte, quasi staccate. Infante ha aperto il vaso di Pandora e ha liberato “il vento folle” che sconvolge la vita a Petralia: ai lettori il consiglio di lasciarsi travolgere da questo soffio.

 

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