Se la vita che salvi è la tua – Fabio Geda

Titolo: Quando la vita che salvi è la tua
Autore: Geda Fabio
Casa Editrice: Einaudi
Genere: Romanzo
Pagine: 240
Prezzo: 17.50 €

Si legge il libro di Fabio Geda animati dalla ricerca di una risposta: da chi e da cosa il protagonista deve salvare la propria vita?

Geda ci dà diversi spunti di riflessione, ciascuno racchiuso in una storia nella storia, in una situazione a volte talmente surreale da diventare pura metafora.

L’incomunicabilità ha diverse facce nel libro. Non solo (l’esempio più esplicito) nel rapporto monco tra marito e moglie, una coppia che non riesce ad avere figli e a dare voce al proprio dolore (il dolore causato dall’aborto aleggia ma non si sfoga, il lettore rimane in attesa di una climax, di un punto di rottura che non arriva mai), che non-comunica attraverso messaggi telefonici, che fa dei soldi una leva per ferite e rivalse personali, che vive in una casa mai descritta, che fa della mancanza (di parole, amore, tenerezza) una condanna.

L’incomunicabilità ha il volto di un bambino cinese con problemi di udito che Andrea cerca di aiutare diventando ospite di questa famiglia cinese, che vive mangia e lavora in silenzio, che usa una lingua che lo esclude, e che lo considera l’unico aiuto reale, se non salvezza, per un bambino a sua volta escluso dal mondo “normale”.

Poi ci sono le distanze che non si vogliono colmare per quanto questo possa essere facile: ad Andrea basterebbe salire su un aereo per ritrovare un legame con la moglie, eppure non parte. E le barriere, che diventano il calvario per un’espiazione personale e comunque sterile (non possiamo dire di più senza svelare il finale).

La casualità, infine, è il perno su cui ruota il romanzo fin dall’inizio, dalle prime parole della moglie di Andrea che perde il bambino per un caso, e tutto (incontri, salvataggi, decisioni), si svolge in preda alla corrente del caso che decide per Andrea, portandolo lì dove forse lui vuole andare.

Tra questo susseguirsi di “agenti esterni” ci sono due momenti importanti per la ricostruzione personale di Andrea: il primo è l’incontro con un quadro, il secondo quello con un amico.

Alla fine rimane il dubbio che Andrea la propria vita non la stia salvando ma vivendo in un clima di precarietà (sentimentale ma anche sociale) dal quale però non si vuole liberare. Un ciclo di caduta e risalita, di morte e rinascita che ricorda quello di molti eroi e anti-eroi e che in questo libro rimane senza glorificazione finale. Giustamente.

Un romanzo, a volte, non semplice da leggere, ma che appare compiuto solo alla fine e che deve molto alla bella penna di Fabio Geda che si dimostra, ancora una volta, bravo.

A quel punto, perde contezza del tempo; un vuoto che trascina nel proprio gorgo la memoria, perché anche parole e immagini si fanno, d’un tratto, incorporee, sfilacciandosi ogni volta che tenta di ghermirle.

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Vivo a Milano, dove mi occupo di comunicazione e nel poco tempo che mi rimane, tra lavoro e lettura (lettura, lettura), scrivo racconti (quelli per sole donne).

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