Salone Torino: Massimo Carlotto e Giovanni Tizian – le mafie del terzo millennio

L’uscita dell’ultimo libro di Massimo Carlotto “Respiro Corto” al Salone del libro di Torino è stata l’occasione per analizzare il fenomeno delle nuove mafie.

All’incontro era presente oltre a Carlotto anche il giornalista e scrittore Giovanni Tizian, il quale prima come giornalista e poi attraverso il suo libro  “Gotica. Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” ha denunciato il problema della crescita dell’ndrangheta in Emilia-Romagna.

Massimo Carlotto  scrittore, drammaturgo e sceneggiatore di sucesso ha spesso usato il genere del giallo per denunciare i lati oscuri della nostra Italia, spesso scrive di fatti non ancora noti al pubblico e li trasforma in letteratura. Spesso lo scrittore che con i suoi romanzi denuncia la realtà viene ostracizzato com’è successo allo stesso Carlotto dopo la pubblicazione del suo libro denuncia “Perdas de Fog”.

La corruzione è definita dai due scrittori “un  cancro che con le sue metastasi avvelena il paese”. Questo problema hanno evidenziato si evidenzia anche nella lentezza con cui in Parlamento il Decreto anti-corruzione non trovi una rapida approvazione. Questa lentezza è difficilmente comprensibile in un paese dove il fenomeno della corruzione è aumentato lo scorso anno del 131% e se consideriamo che nell’area del Mediterraneo si ricicla ogni anno 10.000. miliardi di dollari.

Dove si ricicla? Il riciclo avviene attraverso i lavori pubblici ed i canali sono la corruzione di imprenditori, finanzieri e politici. In questo nuovo sistema le mafie non sono più ormai quelle delle stragi o delle lotte fra clan che portavano molti morti, oramai sono espressioni delle professioni, Carlotto dice infatti che  “sapere e crimine vanno a braccetto”. Una volta il mafioso proveniva dalla campagna ora invece viene dalla città, ha una laurea, conosce molte lingue straniere e viaggia molto per espandere la sua rete di conoscenza. Una frase che mi ha molto colpito di Massimo Carlotto è la seguente “i nuovi mafiosi non ammazzano, ma viaggiano con il tablet e dialogano con la politica e la finanza”. La differenza fra le vecchie mafie e le nuove è la struttura, se prima avevamo strutture rigide e strutturate, ora sono flessibili, limpide e veloci, come gli scambi fra le varie cellule della mafia in tutto il mondo. Il sistema è malato, la volontà di profitto di alcuni imprenditori fa si che la mafia prosperi perchè affidarsi alla sua struttura vuol dire ottenere prezzi bassi e velocità nei lavori.

Compito del lettore e nello stesso momento del cittadino è quello di non accettare come dato di fatto il sistema corrotto, ma provarne disgusto ed interpellare i propri amministratori pressandoli continuamente, in questo modo lo scrittore diventa uno stimolo per il cambiamento sociale.

 

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