Salone Torino: a tu per tu con… Charlotte Valandrey

Charlotte Valandrey è il nome d’arte di Anne-Charlotte Pascal, nata a Parigi nel 1968; lo pseudonimo deriva da Val-André, stazione balneare della Côtes d’Amour dove visse dall’età di sei anni. A 18 anni apprende di essere sieropositiva, nel 2005 esce il suo libro L’amour dans le sang in cui rivela la mondo la sua malattia e rivela di aver subito un trapianto di cuore inseguito a due infarti. Ha recitato nella nota serie tv Il commissario Cordier; dal suo primo libro viente tratto un telefilm in onda su canali francesi. Nel 2012 esce il suo secondo libro Il mio cuore sconosciuto, edito da Longanesi.

Cosa le ha fatto decidere di trasferire nel romanzo il racconto della sua vita?

Avevo già scritto un libro sulla mia vita, che andava dalla mia nascita fino al giorno in cui ho subito il trapianto di cuore. Quando poi ho raccontato il resto della storia alle persone che avevo intorno, mi dissero che anche questa era una storia bellissima, che era un peccato non raccontarla. All’inizio ero un po’ scettica perché avevo paura questa cosa diventasse un po’ troppo, ma intorno a me tutti mi hanno incoraggiata a farlo e poi mi son detta che per i lettori che mi avevano seguita nel primo libro, questo secondo sarebbe stato un modo per dare nuove informazioni su di me, su come andava avanti la mia storia e quindi mi sono lanciata.

Lei è una delle poche attrici che ha rivelato la sua sieropositività; le è capitato di pentirsi di averlo fatto?

E’ una domanda che mi pongo alle volte, ma quando le cose son fatte son fatte, quindi non vale neanche la pena rimuginarci su. A volte mi domando se non l’avessi rivelato le cose sarebbero cambiate lo stesso? Se avessi comunque continuato a lavorare o no. Ma all’epoca, siccome ero molto debole a causa del trapianto di cuore, se non l’avessi detto avrei dovuto stare nascosta per 3/4 anni e non avevo nessunissima voglia di nascondermi. A volte però mi viene alla mente quel “e se…”, però non si può rifare la storia… naturalmente non mi aspettavo una chiusura così totale da parte degli altri. E poi la cosa che mi rassicurava nel dirlo pubblicamente era che potesse essere d’aiuto a tutti i sieropositivi che si sarebbero sentiti meno soli e serviva anche a dimostrare che non sono soli solo gli omosessuali e i drogati.

Nel libro l’aspetto della chiaroveggenza è un argomento che torna più volte, a cui lei pare aggrapparsi. Come si miscela questo aspetto con il suo carattere di donna forte?

Le donne forti non sono per forza delle wonder woman, spesso sono anche molto fragili, sembra un paradosso ma spesso è così… son stata forte ma ci sono stati momenti in cui ero molto debole, momenti in cui mi sento fragile, depressa, in cui le cose non vanno tanto bene. Adesso avrei meno desiderio di andare da un veggente. Però noi momenti in cui le cose non vanno bene ti vien voglia di provare la via dei veggenti. C’è un sacco di gente che ci va, anche dei capi di stato, perché arriva il momento in cui si ha bisogno di rassicurazioni, di sapere che nel lavoro le cose andranno bene, ci sarà l’amore, che le cose cominceranno a funzionare e anche se non è vero in qualche modo ti senti più sereno. Adesso mi sembrerebbe una cosa meno interessante da fare e poi in quel momento io stavo cercando qualcosa, mi stavo ponendo delle domande e tentavo con ogni mezzo di trovare le risposte. Inoltre mi piacciono queste cose che non hanno una vera spiegazione, son cose che mi incuriosiscono e mi intrigano e per questo sono andata volentieri, per la curiosità di confrontarmi con un veggente, ma oggi non mi servirebbe più.

Il libro parla in maniera chiara e forte a chi attraversa la difficoltà e la malattia. E’ scritto anche per queste persone?

Si si certamente era nelle mie intenzioni rivolgermi anche a questa categoria di persone e dato il mio percorso personale sapevo che oltre a rivolgermi a un pubblico molto vasto sarei andata a toccare queste persone che vivono momenti di grave difficoltà e che avevano la possibilità di trovare finalmente un’artista, una persona famosa, che condivide queste loro difficoltà, qualcuno che potesse dar loro anche la speranza. Volevo parlare a quanti sono sieropositivi, non per spingerli a dichiararlo pubblicamente, ma perché si sentissero vicini a una persona che aveva attraversato le stesse acque, che sapesse cosa vuol dire prendere quelle medicine e continuare ad andare avanti, vedere che a questa persona le cose vanno bene.

Come definirebbe l’amore, che insieme a lei è l’altro protagonista del romanzo?

Anche nel primo libro c’era questo amore, è sempre il protagonista dei miei libri e io son sempre stata alla ricerca dell’amore, soltanto da un paio d’anni mi son data una calmata. E’ la cosa che ti dà le ali, che ti fa sentire tante emozioni, una sorta di droga, non sei mai obbligato ad essere veramente te stesso. E poi nel libro ci sono tante forme d’amore: anche l’amicizia intesa come amore, non sei obbligato a intenderlo come l’amore di un uomo. E’ importante per tutti sentirsi amati, ne abbiamo bisogno e forse io come artista non ne ho bisogno più degli altri. Prima dicevo che non era possibile vivere senza amore, adesso non lo dico più. Penso di non aver ancora incontrato l’amore della vita, ma forse potrei parlarne meglio la prossima volta. L’amore è il rispetto per l’altra persona, per i suoi desideri, la sua libertà ed è questa cosa di scambiarsi tutto il più possibile. Amore è amare l’altro per ciò che è e non per ciò che rappresenta, bisogna sempre tenere in equilibrio questa bilancia.

Come ultima cosa le chiediamo un messaggio per Gli Amanti dei Libri

Ho avuto dei periodi davvero difficilissimi e ad aiutarmi sono stati i libri.

Leggi anche la recensione de “Il mio cuore sconosciuto” di Charlotte Valandrey.

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