Premio Chiara Giovani 2012: ecco i vincitori

Si è svolta ieri a Villa Recalcati a Varese la premiazione del Chiara Giovani 2012, dedicato ai nati tra il 1987 e il 1997:  gli otto racconti finalisti, di cui sette scritti da donne (quasi tutte studentesse) sono stati scelti dalla giuria popolare tra i 32 votati dalla giuria tecnica composta da  Daniela Tam Baj, Andrea Giacometti, Marilena Goracci, Riccardo Prando, Stefano Vassere.

La vincitrice è risultata Susanna Marsiglia con il racconto “Ultimo giorno di lavoro”. Secondi a pari merito Filippo Pozzoli, Noemi Nagy e Alice Cavinato, terza Alessandra Buccella e quarti a pari merito Sara Pagani, Stella Ndjoku e Valentina Romano.

I ragazzi sono stati premiati alla presenza di William Malnati, presidente della Prealpi servizi, sponsor della manifestazione, dell’assessore provinciale Francesca Brianza, del direttore dell’Agenzia del Turismo di Varese Paola dalla Chiesa e della presidente di giuria Daniela Tam Baj.

Mentre  Andrea Gosetti, attore di teatro, leggeva brani tratti dai racconti,  la platea è stata coinvolta dalla freschezza e dalla bravura nella narrazione, ma soprattutto dalla profondità dei temi trattati: dalla disabilità alla follia, all’emarginazione.  Andrea Giacometti, membro della giuria, conferma infatti che la scelta del titolo di quest’anno “Keep in touch- teniamoci i contatto”, meno generico di  quello di altre edizioni, ha spinto i ragazzi a mettere maggiormente alla prova le loro capacità . Ed è sulla creatività che insiste Francesca Brianza “questo premio dà ai giovani davvero la possibilità di esprimersi e di coltivare quello che per alcuni è magari un hobby per qualcun altro una possibilità per il futuro”.

L’appuntamento è per l’anno prossimo quando, ha svelato Bambi Lazzati, organizzatrice del Premio, il titolo sarà rappresentato dall’incipit di un racconto di Premio Chiara, in onore del centenario della nascita.

Ecco la sintesi dei racconti premiati:

  • Primo classificato

“Ultimo giorno di lavoro” di Susanna Marsiglia – Binago (CO) classe 1991, lavoratrice
Lasciare il lavoro di una vita non è mai facile. Soprattutto se il tuo ufficio comunica con il mondo intero. E quando impari ad amare le storie della gente, quando ascoltare diventa la tua specialità, quando nonostante tutto riesci a sentirti parte dell’umanità, allora andarsene diventa proprio impossibile

  • Secondi classificati

“Portachiavi” di Noemi Nagy – Lugano (CH) classe 1996, studentessa

Joele, emarginato dai compagni di scuola, legge le lettere scritte a lui da un vecchio amico, l’unico che tutt’ora gli rimane. Ma le lettere si fanno di volta in volta più strane e Joele scopre di essere spaventato dalla persona che gli era sempre stata così simile e che ora sta cambiando. Un legame molto forte si rompe, e al culmine della follia dell’ultima lettera, Joele prende conoscenza del fatto di essere sempre stato lui a scrivere a se stesso, alla ricerca di qualcuno che lo capisse.

“Tipo che ti voglio bene” di Filippo Pozzoli-  Merone (CO) classe 1989,universitario
L’amore ai tempi di Facebook: revival di un classico per una mercificazione dei sentimenti che qui si fanno veloci, virtuali, sola carne volgare. Apologia di un fenomeno mediatico che ha cambiato la vita dell’animale sociale che è l’uomo, riallacciando amicizie e relazioni annegate nella polvere dei ricordi e delle vecchie croste di ferite richiuse, purtroppo non sempre con sollievo delle parti.

La mano nella mano” di Alice Cavinato – Inverigo (CO) classe 1994, studentessa

Michele e Andrea sono compagni di classe e amici per la pelle, ma su una cosa non si trovano d’accordo, sulla nuova compagna, la stravagante Celeste. La ragazza ha una strana mania: si lava spessissimo le mani e indossa sempre un paio di lunghi guanti, per questo i compagni, tra cui Andrea, la giudicano una matta. Andrea però, è di tutt’altra opinione e stringe un legame sempre più forte con Celeste, aiutandola pian piano a superare la sua fobia e a recuperare il contatto con il mondo e con la vita.

  • Terzo classificato

Ali” di Alessandra Buccella – Varese classe 1989, universitaria

Ci sono tanti tipi di contatto; il più immediato, il più facile e il più bello è il contatto fisico, ed esso passa, molto spesso, dalle mani. Le mani sono affascinanti, il rapporto che c’è tra noi e le nostre mani è affascinante. Forse, però, il professor Pini non pensava a questo prima che quell’uomo entrasse dalla porta…

  • Quarti classificati

“Il carillon” di Stella N’Djoku – Breganzona (CH) classe 1993, studentessa

Il carillon è la storia di Mario, un ragazzo autistico che, aiutato dalle circostanze e invaso dalla curiosità per un vecchio carillon, conoscerà per caso il suo vicino di casa, un uomo cieco e addolorato, trasferitosi nella cittadina in cerca di un po’ di pace. I due riusciranno a trovare un modo per comunicare tra loro. Da ciò nascerà una splendida amicizia, che donerà entusiasmo a Mario, farà riaccendere le speranze dell’uomo e permetterà a entrambi di scoprire, pian piano, un nuovo contatto con il mondo.

“A presto” di Sara Pagani – Vedano Olona (VA) classe 1989, lavoratrice

Una ragazza con il vizio di frugare tra le cose altrui, specialmente se nascoste in angoli remoti di credenze o in dimenticati cassetti, si imbatte un giorno in uno strano diario di cucina appartenuto al nonno. Attraverso la preparazione di una ricetta che li aveva resi complici in passato, ha l’opportunità di rivivere un’emozione di condivisione che non credeva più possibile e che le permette di entrare in contatto con se stessa , con il nonno e con le persone che ama.

“Lettere da Sarajevo” di Valentina Romano – Calvagese (BS) classe 1993, studentessa.
Quanti anni sono passati, da quando in Bosnia è scoppiata la guerra? Soltanto venti. Vent’anni, l’età di una ragazza, di una giovane donna che sta crescendo, e che forse non ha ancora deciso cosa farne della propria vita. Ma per Lejla è stata la guerra a decidere. Ho voluto raccontare un poco di questa guerra, che è stata così vicino a noi, e dei suoi figli, che adesso sono miei coetanei. Quelli che sono sopravvissuti. E poi ho voluto raccontare della crudeltà che c’è in ogni guerra. E’ tutto quello che riesco a vedervi, e nient’altro. Nessuna gloria, nessun onore.

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