L’editore Del Vecchio si rinnova: nuove cover e nuovo sito

Novità in casa Del Vecchio. L’editore romano, che ha lanciato grandi successi letterari in questi ultimi anni, ha da poco cambiato veste grafica dei propri libri e ha rinnovato anche la propria immagine sul web. Noi abbiamo posto qualche domanda all’editore in persona, Pietro Del Vecchio, che ci spiega questa nuova fase.

La casa editrice Del Vecchio ha da pochi giorni lanciato un nuovo sito internet e ha rivoluzionato le sue copertine, a che cosa dobbiamo questo cambiamento? Ci sono altre nuove iniziative che avete intrapreso?

Il progetto di rinnovamento è complessivo: nuovo sito, nuovi layout grafici, nuova comunicazione. L’esigenza era quella di migliorare e armonizzare la fruizione della nostra proposta editoriale, mantenendo intatta nel contempo la qualità degli oggetti che produciamo. Siamo una casa editrice indipendente di ricerca e letteratura. È fondamentale per noi offrire libri sempre più curati e accessibili, in modo tale che possano diventare oggetti quotidiani con cui essere a proprio agio e avere familiarità.

La vostra è una casa editrice indipendente che tocca molti generi letterari, alcuni poco diffusi, come la poesia. Qual è l’importanza di mantenere in vita, nonostante le difficoltà esterne, anche queste forme di letteratura?

La poesia ha sempre avuto a che fare con l’esperienza quotidiana, è sempre stata un racconto della vita. È un errore dovuto a politiche miopi averla relegata alle accademie e a un pubblico di specialisti. L’omologazione della proposta culturale – ed editoriale di conseguenza – segna un preoccupante impoverimento per la vita di tutti noi e per la nostra libertà e capacità di scelta.

Nella vostra rete distributiva vi affidate molto alle librerie indipendenti? Come vede il futuro della distribuzione del libro fisico?

Le librerie indipendenti rappresentano il cuore della nostra rete distributiva. E rappresentano anche il futuro del mondo librario italiano. Può sembrare paradossale affermarlo in un momento in cui molte librerie indipendenti rischiano la chiusura. Ma, a ben vedere, è l’intero sistema del libro che vacilla: le catene stentano sempre di più e affidano la riscossa all’aumento esponenziale dello spazio non dedicato al libro; le grandi case editrici si rincorrono a colpi di titoli sensazionalistici il cui valore si esaurisce nell’operazione commerciale che promuovono; la GDO è stata soltanto sfiorata dai tetti di sconto imposti dalla legge Levi. In questo contesto il libraio torna a essere un valore aggiunto. In un recente giro commerciale in Toscana ci è capitato di apprezzare lo slogan di cui si sono dotate molte delle migliori librerie indipendenti di quella regione: librerie di consiglio. È racchiusa in queste tre parole la speranza di una inversione di tendenza.

Recentemente si parla di decreti legge per ostacolare in qualche modo la pubblicazione di un certo tipo di libri. Pensando proprio alle istituzioni, secondo voi, c’è qualcosa che potrebbero fare per migliorare la situazione dell’editoria italiana?

La legge Levi ha solo affrontato in superficie i problemi che si proponeva di risolvere. Del resto è una anomalia tutta italiana l’idea che si possa affrontare la questione del libro soltanto da un punto di vista legislativo. Sarebbe in ogni caso un grande passo in avanti in un Paese in cui i grandi gruppi pubblicano libri, li promuovono, li distribuiscono e li vendono attraverso società e punti vendita che sono di loro proprietà, omologando l’offerta, schiacciando editori e librerie indipendenti. Di pari passo a una legge sul libro seria e civile occorrerebbe chiedere a gran voce l’attivazione di un tavolo operativo per l’educazione alla lettura che coinvolga istituzioni, mondo della cultura, mondo del libro, scuola e così via.

I dati AIE resi noti a Francoforte hanno evidenziato una percentuale sconfortante, cioè che gli italiani che dedicano del tempo alla lettura sono diminuiti ulteriormente (45,3%, -2,7% rispetto al 2010). Secondo voi è un trend mondiale o siamo noi abitanti dello stivale che preferiamo cimentarci in altri passatempi? Per quale motivo siamo così poco affezionati alla lettura?

Di cosa dovremmo stupirci? Gli ultimi 30 anni hanno visto una drastica riduzione della quota di PIL destinata all’istruzione e alla ricerca, nel silenzio generale anche del mondo editoriale. Alla Buchmesse di Francoforte la percentuale di adolescenti e giovani adulti che affolla le sale dell’esposizione è altissima. Il libro, anche come oggetto, fa parte della vita quotidiana delle persone. Da noi, al massimo, serve per fare bella figura a Natale.

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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