Le due teste dell’amore – Miguel Mejides

Titolo: Le due teste dell’amore
Autore: Mejides Miguel
Casa Editrice: Edizioni Estemporanee
Genere: Narrativa
Pagine: 132
Prezzo: 10

Un libro particolare, surreale, che colpisce per l’estemporaneità degli incontri e per il ritratto dettagliato delle strade e della vita dell’Avana di inizio secolo: così si presenta “Le due teste dell’amore”, scritto da Miguel Mejides, membro dell’Unione degli scrittori e artisti di Cuba. Il protagonista del romanzo ha un nome che ben richiama il suo stato, Juan Tristà: è un impiegato degli uffici governativi della Oficoda, addetto al “razionamento della povertà” attraverso la distribuzione di tessere alimentari. Quest’uomo di mezza età, nonostante sia sposato con Mariita da cui ha avuto un figlio che fa il musicista, si sente solo e va alla ricerca dell’amore. La sua famiglia infatti sembra interessata solo al suo stipendio. In ufficio Juan Tristà incontra Chantal, prostituta che si presenta con un biglietto da visita con su scritto “massaggiatrice a domicilio”: l’uomo si lascia tentare ma neppure con questa donna si sente rivivere arrivando piuttosto a scoprire che l’avvenenza di Chantal è pura finzione. Un giorno, …
per caso, scopre di potersi togliere la testa a piacimento e così, sostituendola con quella di qualcuno di più giovane e affascinante, tenta di conquistare la ragazza del figlio, l’artista Rebecca, di cui si è perdutamente innamorato. La ricerca dell’amore… prende allora la forma di un’iperbole: seguendo questa linea il lettore si trova a chiedersi in che misura – e a scapito di cosa – il cambiar testa può portare alla rinascita per Juan Tristà, che alla fine riuscirà comunque a prendere il largo con la sua Rebecca. “Da sempre avevo immaginato una ragazza come quella, ero ossessionato dalla sua bellezza, una malattia impossibile da curare. Forse la mia morte o la morte di un altro avevano a che vedere con quell’ideale” (pag 70). Attorno al protagonista ruotano personaggi dal chiaro valore simbolico e in cui si riflette la metafora del cambiar testa, che l’autore sceglie per parlare del cambiamento che auspica per la società cubana. Pagina dopo pagina anche Lapera il Monco, Vasco, Cleo, l’arpista contribuiscono al quadro colorandosi con l’alone del sogno: sono persone che parlano di povertà e di arrendevolezza, ma anche di compromessi e di desiderio di riscatto. La lettura, a tratti, pare richiamare i grandi temi di alcuni classici della letteratura (da Dr. Jekyll e Mr. Hide passando per Il ritratto di Dorian Gray e Uno, nessuno e centomila): il corpo di Juan Tristà che reagisce a ciò che ha compiuto con delle deformazioni, le rivelazioni di un enigmatico “omino latteo” che offre un’interpretazione a tinte cupe degli avvenimenti e la casualità degli incontri sono solo alcuni degli elementi dal sapore misterioso. Ma la peculiarità di questo romanzo consiste proprio nell’intreccio della ricerca dell’amore e di un’esistenza soddisfacente con un’ambientazione ben tratteggiata e dal sapore ironico e immaginifico. L’autore descrive con precisione strade e uffici, teatri e cinema, stazioni ed edifici dell’Avana; inoltre, per guidare il lettore come su una mappa storica, al fondo del volume si trova un glossario dei nomi dei luoghi, degli artisti e delle istituzioni della città. Con un linguaggio schietto e un racconto in prima persona, sapientemente costellato da citazioni cinematografiche e letterarie e da attente descrizioni sensoriali, Mejides è riuscito a costruire un romanzo accattivante con fondamenta salde nella realtà a lui ben nota; in questo contesto si amalgamano le tinte forti di scene violente e tragiche e di immagini di nudo e di sesso, che non restano fini a se stesse e neppure vengono banalizzate ma raccontano l’evoluzione dell’animo di Juan Tristà. Nonostante ciò, “Le due teste dell’amore” resta una lettura disinvolta, che affascina per l’ambientazione e la costruzione dei personaggi.

“Il giorno dopo mi resi conto che desiderio e realtà sono due cose diverse” (pag 171).

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