Le donne e l’esodo giuliano-dalmata. Memorie di una storia dimenticata. -Giuseppina Mellace

Titolo: Le donne e l'esodo giuliano-dalmata. Memorie di una storia dimenticata
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 232
Prezzo: 17.00

Partiamo dal principio, che è sempre la cosa migliore. Recensire un saggio (specie se si tratta di un saggio storico, frutto di una lunga ricerca) è sempre una faccenda complessa perchè o si dice troppo poco oppure si finisce per dire troppo togliendo al lettore ogni curiosità rispetto a quanto andrà a leggere. questa premessa era necessaria prima di arrivare alla nostra recensione vera e propria (siete qui per quello in fondo). Penso che sia difficile limitarsi a identificare questo volume con il semplice titolo di “saggio”. Le donne e l’esodo giuliano-dalmata di Giuseppina Mellace è molto di più. è un viaggio nei bassifondi della Storia, in quel buco nero della memoria italiana fatto di foibe, esodo, silenzi colpevoli e dolore puro. Ed è una rivoluzione: perché per la prima volta, al centro di questa immane tragedia, non ci sono solo bandiere, tifoserie politiche, trattati o statistiche. Ci sono loro. Le donne. Le grandi dimenticate, le vittime due volte: prima dell’orrore e dopo dell’oblio.

Mellace compie un’operazione titanica e necessaria: restituisce l’umanità a una pagina strappata. Ci ricorda che dietro il termine “esodo” ci sono 350.000 volti, e dietro al termine “foibe” non ci sono solo “nemici del popolo”(che, purtroppo occorre ricordarlo moltissimi dei nemici del popolo erano già vilmente fuggiti con la tregua del ’43), ma padri, madri, figlie, insegnanti, persone strappate alla notte e alla vita. E lo fa con una documentazione ferrea e una passione che ti prende alla gola. Quinndi, cosa ci troveremo a leggere in queste pagine? mi sono permesso di fare un breve elenco:

1. La Storia (ovvero come è successo tutto questo): Giuseppina Mellace ricostruisce con precisione il contesto del confine orientale, dal fascismo di confine con la sua forzata italianizzazione, al caos dell’8 settembre 1943, all’avanzata dei partigiani di Tito. Spiega in modo preciso perché quell’area divenne un campo di battaglia etnico e ideologico.

2. Le “Tre stagioni” del terrore: L’autrice suddivide l’orrore in fasi precise. La prima, dopo l’8 settembre ’43, con le prime vendette. La seconda, a guerra finita, con la sistematica epurazione di chiunque fosse legato all’Italia (insegnanti, sacerdoti, professionisti). La terza, parallela all’esodo di massa, fino al 1956. Non è un massacro confinato al 1945, ma un processo lungo e crudele.

3. Il Cuore del libro: le donne nel mirino. Qui Mellace dà il meglio di sé. Racconta le violenze sessuali usate come arma di guerra e di dominio. Le storie delle sorelle Radecchi (Albina, Caterina e Fosca), operaie di Pola rapite, stuprate ripetutamente e poi infoibate solo perché “carine” e sospettate di parlare con soldati italiani. Parla di Norma Cossetto, ma anche delle tante sconosciute cui bastava essere mogli o figlie di “nemici”. Il corpo femminile come territorio da conquistare e umiliare.

4. L’Esodo: la scelta straziante. Il libro segue l’agonia di chi dovette fuggire da Pola, Fiume, Zara, dall’Istria. Il dramma di lasciare tutto, di diventare “stranieri in patria” in Italia, spesso accolti con diffidenza nei campi profughi. Viene descritta la fuga come un plebiscito silenzioso: a Pola, su 31.700 abitanti, 28.058 scelsero l’esilio. E Mellace racconta la tragedia di Vergarolla (18 agosto 1946), l’esplosione sulla spiaggia di Pola che uccise oltre 100 italiani, episodio oscurato che convinse i più indecisi a fuggire.

5. Il Silenzio e la Memoria. L’ultima, fondamentale parte, è un’accusa documentata al colpevole oblio. Spiega perché per decenni la sinistra italiana (il PCI) tacque su queste vicende, per non screditare il comunismo jugoslavo prima e se stesso dopo il 48 (anno in cui il comunismo titino si separò da quello sovietico e si allineò su posizioni filoamericane), e come l’Italia di De Gasperi preferì privilegiare i rapporti economici con Tito sacrificando molti connazionali, condannandoli a situazioni vili e umanamente imbarazzanti. Un silenzio rotto solo molto dopo, anche grazie alla tenacia delle associazioni degli esuli.

quindi perchè leggere proprio questo libro?

Perché la verità è come la memoria: più passa il tempo, più diventa necessaria. In un’epoca di revisionismi facili e nuovi nazionalismi, questo libro non grida “Italiani brava gente” o “Slavi assassini”. Grida “Umanità violata”. Ci costringe a guardare in faccia la complessità: le colpe del fascismo (con le sue italianizzazioni forzate) e gli orrori del comunismo titino (con le sue pulizie etniche). Ci ricorda che la Storia la fanno gli uomini, ma è sulle donne che spesso si accanisce con ferocia particolare.

Mellace non vuole gridare a una vendetta e non propone nuovi revanscismi. Vuole che il suo lettore provi la vera “pietas” che si deve a tutte le vittime delle violenze. E vuole portare conoscenza, perchè solo attraverso questa e accettando (senza scusanti) quello che è stato è possibile davvero evitare nuovi orrori nel futuro. Per questo ogni pagina è un mattone per costruire una memoria condivisa, finalmente libera dai tabù ideologici.

Leggere questo libro è un duplice atto di civiltà e di memoria storica. È capire che il “Giorno del Ricordo” non è una cerimonia vuota, non è una “festa fascista” ma il tributo a un dolore immenso e a lungo nascosto. È un libro che brucia nelle mani e illumina la mente. Non potete più dire “non sapevo”.

Dopo averlo letto, quella linea confinaria sulla cartina non sarà più la stessa. Vedrete i volti, sentirete le voci, ricorderete i nomi. Finalmente.

Una lettura intrigante targata Mursia

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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