Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Giorgio Caproni
Pagine: 318
Prezzo: € 22,00
Blaise Cendrars è uno degli scrittori più geniali del Novecento. È stato un giramondo apolide e solitario.
Nelle sue opere ha raccontato se stesso e la sua inquietudine.
Scrittore ribelle e dissoluto non ha mai creduto a niente e soprattutto non ha mai preso sul serio la sua vita e i suoi libri. Proprio per questo motivo è stato un grande scrittore. Dovremmo leggerlo di più e scoprire la sua eclettica irriverenza.
Nei suoi libri troviamo sempre la sua personalità devastata da un vissuto intenso, la sua scrittura è sempre una corda tesa pronta a strangolare e impiccare le parole.
Einaudi riporta in libreria La mano mozza, un romanzo autobiografico sulla Grande Guerra fuori dagli schemi, nella storica traduzione di Giorgio Caproni.
Cendrars racconta l’orrore della guerra che ha vissuto in prima persona da arruolato nella Legione straniera.
Per Cendrars la guerra non è per niente bella. In guerra si marcia e si crepa. La guerra per lo scrittore è una sudicia porcheria.
Con il suo stile estremo egli racconta con un realismo crudo la vita al fronte, entra nel dettaglio più carnale quando descrive il profilo dei suoi commilitoni, compagni di sventura con cui condivide l’incubo bellico.
La mano mozza è una cronaca atroce piena di particolari: lo scrittore non tralascia nulla nel suo racconto. Con la sua autenticità entra nel macello della guerra ci sbatte in faccia la carne e il sangue del massacro senza trascurare nulla e con una straordinaria volontà di potenza realistica ci fa sentire le grida orrende dei suoi compagni, ci fa toccare con mano i corpi straziati dei caduti, condivide con noi lettori le bestemmie che rivolge nei confronti della distruzione disumana della guerra.
Davanti a tutto questo macello non si può barare, perché nulla logora maggiormente l’anima e maggiormente segna le stigmate il volto dell’uomo (e in segreto il cuore), è nulla è più vano, dell’uccidere, del dover sempre ricominciare da capo.
Con queste parole spietate Cendrars descrive il suo stato d’animo nel degrado sanguinario della guerra.
Lo scrittore e l’uomo sono implacabili davanti alla catastrofe. Cendrars ha gli occhi aperti sulle macerie e nel suo libro annota tutta la crudeltà che lo circonda senza omettere la ferocia apocalittica di tutto.
La mano mozza è un libro forte e drammatico, la rappresentazione cruda e partecipe del grande olocausto della guerra, che ieri come oggi resta un abominio e una cosa assurda.
La guerra per Cendrars è un affare sporco e si nota l’assenza di Dio dai campi di battaglia. «Se ne sta lassù calmo e tranquillo. Si tiene nascosto. È una vergogna».
In questo romanzo troveremo pagine indimenticabili che narrano con grande lucidità e senza retorica l’inferno della guerra, come hanno fatto anche Céline e Hemingway.

