La carta più alta – Marco Malvaldi

Titolo: La carta più alta
Autore: Malvaldi Marco
Data di pubbl.: 2012
Casa Editrice: Sellerio
Genere: Giallo & Thriller
Pagine: 187
Prezzo: 13
INTERVISTA ALL'AUTORE

Eccoli di nuovo i quattro “reduci del Novecento”del Bar Lume (Aldo, Pilade Gino e Ampelio), che tornano ad indagare: per il lettore ormai fedele di Malvaldi si tratta di seguire per la quarta volta il filo delle loro investigazioni condite dalle schermaglie, dalle battute in toscano stretto e dai problemi legati alla veneranda età.

Ma qualcosa va detto anche per i nuovi lettori, come lo sono stata io: approcciarsi al libro di Malvaldi significa immergersi nello spazio di un classico bar toscano, sopravvissuto ai franchising e alle nuove mode, dove quattro clienti abituali, tra cui il nonno del protagonista, sono soliti giocare a briscola e ficcare il naso negli affari degli altri.

Il “barrista” Massimo è irritato dalla loro ingombrante presenza e stavolta, mentre si trova alle prese con le fatiche della quotidianità (una vicina insopportabile, una nuova cameriera da assumere),  un mistero si affaccia nella sua vita e in quella dei quattro ficcanaso. Aldo, infatti, è coinvolto direttamente: gli è stato proposto di aprire un ristorante all’interno di Villa del Chiostro dal proprietario, tale Remo Foresti, che non è proprio un delinquente ma “è uno che vuole andare sul sicuro. Quando ci sono i soldi di mezzo, se tratti col Foresti, tranquillo che lui non ci perde. Magari guadagnate tutti e due: ma che tu lo freghi è parecchio difficile” (p26)

Conviene informarsi prima di accettare e la macchina dei pensionati si avvia. E’ così che una morte sospetta, avvenuta molti anni prima, induce a proseguire le ricerche. Massimo è riluttante ma sarà costretto dagli eventi a riflettere sia sulla sua vita che su quella storia davvero strana, incappando in letture bibliche e filosofiche (nientemeno che il “De rerum natura”di Lucrezio), che lo condurranno sulla strada giusta…

Il tratto preponderante di questo romanzo a tinte gialle è l’atmosfera decisamente comica e giocosa, con un linguaggio che risente del gusto tipicamente toscano per la battuta salace e per la beffa. E’ impossibile non andare con la mente al mitico film di Monicelli “Amici miei” con tanto di “bischerate” qui messe in scena proprio dal nostro barista. Diceva il grande regista che “il genio è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e rapidità di esecuzione” ed è citato dallo stesso autore a pag. 56, proprio nel bel mezzo di uno di quegli scherzi micidiali.

Tutto ciò fa sì che la lettura sia agile: non incalza con colpi di scena ma conduce il lettore a seguire, tramite gli umori di Massimo, lo sviluppo di una trama di cui ci si immagina a poco a poco la conclusione. Lo stile dello scrittore lascia anche chiaramente trapelare la sua formazione scientifica, evidente da talune citazioni e dalle modalità deduttive utilizzate per arrivare alla soluzione del mistero.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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