Elisabetta Sgarbi, su Masterpiece, il talent per aspiranti scrittori

Iniziato lo scorso autunno, Masterpiece è andato in onda su Rai3 lo scorso 30 marzo alle 23, dopo mesi di competizione tra numerosi aspiranti scrittori. In finale con il vincitore, Nikola Savic, arriva anche Raffaella Silvestri, 29 anni, autrice di La distanza da Helsinki, che si aggiudica il secondo posto. Abbiamo posto qualche domanda ad Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale Bompiani, la casa editrice che pubblicherà il romanzo vincitore del talent Vita Migliore.

Si è conclusa la prima edizione di Masterpiece, com’è stato il primo esperimento di un questo format? Ha avuto il successo sperato?

Anzitutto Masterpiece non è finito. Nel senso che una valutazione del programma la si potrà dare solo quando anche il romanzo e i romanzi saranno pubblicati e con quale esito. La finalità della trasmissione, sin dal titolo, era e rimane quella di trovare, attraverso un meccanismo complesso, dei nuovi narratori. E quindi la trasmissione andrà giudicata anche in rapporto all’ accoglienza del romanzo che i tre giudici (De Carlo, De Cataldo, Selasi, con il mio contributo) hanno scelto. Se lei parla di audience – che però, per una trasmissione del genere, su Rai 3, è un punto di vista un po’ ristretto – non si può dire che sia stato all’altezza delle aspettative di partenza. D’altra parte, cinquencento mila spettatori a puntata, sono, per tornare al romanzo, un buon punto di partenza.

Raffaella e Nikola sono stati i due scrittori finalisti e lei si è trovata nella scomoda posizione di ago della bilancia. Quali sono le ragioni che le hanno fatto scegliere Nikola? Qual è il valore aggiunto del suo lavoro rispetto a quello della sua avversaria? 

Metterei anche Lorenzo Trucco, così da comporre un podio ideale. Sono tre romanzi che meritano attenzione. Nessuno a Masterpiece recitava un ruolo. Chiunque era in trasmissione secondo la propria vocazione professionale. Io ero lì in quanto editore del romanzo che si stava scegliendo. E’ capitato che fossi l’ago della bilancia, ma è un po’ sempre così, per me, dal punto di vista editoriale. Devo decidere in ultima istanza chi pubblicare e chi no, assumendomi la responsabilità di scelte felici e infelici. Vincere Masterpiece non è poi decisivo di nulla. Come capita in ogni gara, i secondi, i terzi, persino gli ultimi, possono alla lunga ribaltare il risultato. Peraltro pubblicheremo anche il romanzo di Raffaella Silvestri, La distanza da Helsinki, che è un romanzo, credo, anche con un potenziale di lettori più vasto e trasversale. Saranno i lettori a decidere chi avrà più successo. Noi dovevamo esprimere un giudizio, soggettivo come ogni giudizio, tentando di argomentarlo: il romanzo di Savic mi ha colpito per voce, timbro, ricchezza lessicale, sguardo, visionarietà. E’ qualcosa di nuovo, che nel catalogo della casa editrice Bompiani sta bene. E sono felice di pubblicarlo.

Secondo lei in futuro, per il suo marchio o per altri editori, troveremo in libreria il romanzo di qualche altro concorrente del talent?

Come le dicevo, Bompiani pubblicherà il romanzo di Savic il 16 aprile. Il 7 maggio quello di Raffaella Silvestri. E a partire dall’autunno alcuni altri che, a mio parere, sono dei buoni romanzi.

Si può dire che Masterpiece sia una nuova forma di scouting letterario?

Il fatto è che non esiste “una” forma di scouting letterario. Lo scouting non è niente altro che una curiosità un po’ strutturata. E’ in generale il lavoro dell’editore: prestare attenzione a quello che capita intorno. La televisione amplifica, raggiunge pubblici vasti, ma poi sarà il libro a dover camminare sulle sue gambe. E gli aspiranti scrittori avranno capito che bisogna catturare l’attenzione dell’editore, farsi cercare, farsi intercettare attraverso delle prove di buona scrittura. E non è cosa semplice.

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