Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Simona Mambrini
Pagine: 214
Prezzo: € 20,00
Tutto ha inizio con un segreto svelato da un portiere di origine italiana di un palazzo nel centro di Parigi.
L’uomo, intrattenendo un gruppo di bambini, rivela che sulle Alpi Occidentali, dove è cresciuto è nascosto qualcosa che ha la forma di un fossile misterioso nascosto da un muro di ghiaccio.
Stan, un paleontologo curioso, viene a sapere questa notizia e decide di organizzare una spedizione per rintracciare il dinosauro di cui parla il portiere.
Inizia così Cento milioni di anni e un giorno, il nuovo romanzo dello scrittore francese Jean-Baptiste Andrea, vincitore del premio Goncourt con Vegliare su di lei.
L’autore racconta questa avventura. Passo dopo passo segue le vicende dei protagonisti che sulle Alpi non vanno solo in cerca del fossile, ma sono costretti a fare i conti con i mostri che si portano dentro.
Stan e i suoi amici fanno i conti con le difficolta della montagna, la sfidano rischiando ogni cosa.
Il paleontologo e i suoi compagni di avventura si trovano a affrontare un viaggio nel viaggio: accanto all’obiettivo della missione in mezzo al ghiaccio si trovano imprigionati nei dilemmi esistenziali della coscienza.
Sulle Alpi, dove tutto è ghiaccio, Stan fa i conti con il freddo della sua esistenza. Mentre sale in cerca della grotta che custodisce il fossile, rievoca il suo passato in cui con la figura ingombrante di suo padre, il Comandante, deve fare ancora i conti.
La spedizione diventa il pretesto per scavare nella sua oscurità. Stan si sente un naufrago dell’inverno in una terra desolata popolata dal freddo, dalla neve e dal ghiaccio.
La montagna ha un ruolo importante nel romanzo, per lo scrittore è un gigante tollerante e benevolo, ma la cui pazienza ha i suoi limiti. È il posto più bello del mondo, ma in montagna si può morire per arroganza.
Jean – Baptiste Andrea scrive un libro affascinante in cui ci sono diversi piani narrativi tenuti insieme da una scrittura suggestiva e poetica.
Sulla montagna, dove la frontiera svanisce e i confini sono invisibili, Stan è soprattutto il paleontologo di se stesso: in mezzo a tutto quel ghiaccio si trovare a scavare nel grande freddo che si porta dentro e trova i suoi demoni che lo aspettano.
Davanti a lui solo l’infinito, il mondo è lontano, spazzato via. Niente più ombre, niente più rilievi, niente più alto e basso. Solo l’infinito, in ogni direzione bianco e ghiaccio.
Il suo corpo da naufrago dell’inverno cade senza fine nell’immensa distesa del nulla. Cento milioni di anni e un giorno è un potente romanzo di formazione che valorizza il potere emotivo dell’introspezione.
Stan in montagna, alla ricerca del fossile, apre il libro contabile della propria esistenza e attende che si compia il suo tempo.
In questo romanzo ho trovato tutto quello che c’è da sapere sul nulla di cui siamo fatti.
Cento milioni di anni e un giorno è un libro epifanico e Jean – Baptiste Andrea è uno scrittore notevole che ha il dono raro di trasformare le ossessioni in poesia.

