A tu per tu con… Mons Kallentoft

Mons Kallentoft è nato nel 1968 a Linköping. Da giovane non legge granché: preferisce giocare a calcio e a hockey. Poi, all’età di 14 anni, un infortunio gli impedisce di proseguire l’attività agonistica e gli fa scoprire la narrativa. Ma devono ancora passare vari anni, parecchi viaggi e un lavoro da pubblicitario prima che Mons decida di dedicarsi completamente alla scrittura. Il successo è immediato: osannato dalla critica, Sangue di mezz’inverno vende più di 300.000 copie in Svezia e, con la pubblicazione in altri 12 Paesi europei, diventa un caso editoriale internazionale. Noi l’abbiamo raggiunto in occasione della ripubblicazione da parte della casa editrice Nord di “Buio d’estate”, rivolgendogli qualche domanda.

Il giallo svedese è ormai sinonimo di qualità ed è diventato un punto di riferimento per gli amanti del genere, ma è anche molto apprezzato da chi si avvicina al genere criminale per la prima volta. Qual è il segreto degli autori svedesi? Quali i tratti del successo?

Attualmente in Svezia ci sono molti bravi scrittori di thrillers che non fanno distinzione fra un buon libro di letteratura e un libro giallo. Questo aumenta la qualità delle storie narrate spostando l’attenzione più sui personaggi che non sul crimine in sè. E in effetti, alla fine, siamo sempre più interessati alla descrizione delle persone che non al crimine commesso.

Il giallo, in generale, è un genere molto apprezzato, come mai i lettori ne sono così affascinati?

Tutti I romanzi classici, dal teatro Greco ai nostri giorni, hanno come argomento principale il sesso, l’amore e la morte. E così anche i romanzi gialli. Perchè tutti vogliono leggere di sesso, amore, morte: sono più chiari e comprensibili nei romanzi che non nella vita reale.

Quando scrive i suoi romanzi quali sono gli elementi di cui non può fare a meno nella costruzione della storia?

Lo sviluppo dei personaggi, un dilemma, un crimine. Tutto il resto viene costruito da questi ingredienti base. Anche il linguaggio e lo stile sono molto importanti per me.

Il passato è un tema chiave, che ruolo ha nella narrazione e nella vita delle persone?

Essenzialmente noi siamo il risultato del nostro passato e dei nostri ricordi: per questo il passato è così importante. Anche se la moderna drammaturgia sembra sottolineare che la domanda “perchè” non è così determinante. Questo potrebbe funzionare in una trama cinematografica, ma non in un romanzo: perderebbe tutta la sostanza diventando troppo superficiale.

I suoi romanzi sono tradotti in molti paesi, avrà quindi girato molto per la promozione. Che caratteristiche li contraddistinguono i lettori italiani?

I lettori italiani che ho conosciuto erano molto simpatici. E come tutti gli italiani, sembrava sapessero come vivere bene e come prendersela con calma, più di tutti gli altri!

Se dovesse lanciare un messaggio ai nostri lettori, cosa vorrebbe dire loro?

L’amore è più importante dell’odio; la vita più della morte. Siate gentili con i bambini, sempre!

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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