A tu per tu con… Guido Conti

Il corso del Grande Fiume, attraversando  la Pianura Padana, tocca città e paesi, campagne assolate e nebbiose, e porta con sé anche un carico di leggende, suggestioni letterarie e ispirazioni per un viaggio dell’anima. “Il grande fiume Po” di Guido Conti ci trasporta attraverso di esso: cospicuo è  il materiale (800 pagine) da cui è stato tratto ed il  modello dichiarato è “Danubio” di Claudio Magris. Leggerlo vuol dire decidere di regalarci una riscoperta appassionante di questo elemento naturale così importante per noi italiani e perché no, di spingerci ad utilizzarlo per  fare un viaggio dentro noi stessi.

Abbiamo incontrato Guido Conti a Mantova nel corso del Festivaletteratura, per farci spiegare qualcosa di più di un’operazione letteraria complessa e fascinosa.

Il suo è un libro che,  in tante piccole vicende  legate al fiume, dalla sorgente al delta, mescola letteratura antica e moderna e storie popolari, grandi personaggi e umili attori della storia, il tutto  sullo sfondo di paesaggi ben descritti e delineati. Qual è la genesi di un’opera che vuole essere, e di fatto è, epica di un fiume?

 Questo libro nasce dall’idea di raccontare un  territorio con l’intenzione  da una parte di  andare alle radici della mia formazione di scrittore e dall’altra di spiegare il perchè di alcuni miti legati al fiume, come ad esempio quello di Fetonte.

Da lì è partito un lavoro di ricerca e studio che è durato circa trent’anni e negli ultimi due anni ha avuto una specie di condensazione del lavoro. Così ho cominciato a studiare ricordi, racconti e leggende scoprendo che sul Po c’è stata una battaglia navale, che molti personaggi importanti l’hanno attraversato, ad esempio i  santi: a Voghera  passava la via Francigena e molti di loro morivano lì, come S.Rocco. E ancora: a Governalo viene fermato Attila, ma anche ferito Giovanni dalle Bande Nere, ragazzo di ventinove anni che combatteva Carlo V. Queste sono solo alcune delle scoperte che può fare chi leggerà il mio libro.

La chiave vera  è che è una specie di viaggio in questo territorio straordinario, in cui si mescolano temporalità diverse: c’è il tempo mitico, il mio tempo e il tempo delle tradizioni che resistono sul territorio. L’idea di letteratura che sottende ad esso  è fuori dalle mode, dalle classifiche , dalle tendenze ed  è più europea.La Mondadori ci  ha scommesso: l’abbiamo progettato, pensato e costruito insieme. E’ un libro dove si  mischia  tutto,  ma tutto tiene:  c’è una tensione narrativa profonda.

 A pagina 18 lei scrive” I racconti vivono grazie alla voce degli uomini che intonano il canto, ma gli uomini non possiedono le storie a cui danno vita”. Ci può spiegare questa affermazione?

Queste storie non mi appartengono: il mio è anche un libro su cos’è la scrittura letteraria. Non c’è solo l’originalità delle storie nella letteratura, ma anche la riscrittura. Qui non c’è una trama: la trama coincide con il fiume. La presenza di tutti questi scrittori attorno al fiume Po dà l’idea che questo fiume sia una sorta di suggeritore letterario: cito Ovidio, Petrarca, Calvino, Pavese, Salgari, Zavattini…E’ il fiume che li unisce, nella sua metamorfosi, perché il Po di Torino è diverso da quello di Piacenza o dal delta. Ogni luogo ha la sua geografia e le sue ragioni letterarie. E’ una grande antologia di autori, ma anche un’opera-mondo che inizia con il mito della vita e finisce con l’apocalisse mancata.

 Ci sono episodi a cui è più legato?

Mi sono divertito molto a riscrivere la storia di Taiadela, raccontatami dal figlio: dura quasi venti pagine ed è un romanzo nel romanzo. Poi anche quella di un uomo che, per sfuggire ai nazisti,si è gettato nel fiume, contando sulla forza della sua corrente: gli spari infatti non l’hanno raggiunto e si è salvato. Quell’uomo è diventato poi il direttore del conservatorio di Parma.

 Qual è il suo messaggio per “Gli amanti dei libri”?

Io spero di trasmettere la passione che ho nel raccontare e dico che non è importante solo saper scrivere o ideare una storia, ma anche narrarla e farlo oralmente. Ai giovani bisogna dire di leggere a voce alta, in gruppo,  partendo anche  da racconti brevi di una pagina.

 

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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