Una traccia nel buio – Arnaldur Indridason

Titolo: Una traccia nel buio
Autore: Arnaldur Indridason
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Guanda editore
Genere: Giallo & Thriller
Traduttore: Alessandro Storti
Pagine: 315
Prezzo: 18,50

Il romanzo del prolifico scrittore e giornalista islandese si svolge a Reykjavik, ma su due piani temporali diversi.

Il primo è quello dell’occupazione da parte delle truppe anglo-americane durante la seconda guerra mondiale. Il rapporto fra la popolazione islandese e le truppe straniere fu caratterizzato da grande diffidenza spesso dovuta alle relazioni che si creavano fra i militari e le ragazze del posto. I militari americani spesso  quando incontravano una ragazza del posto non erano sinceri e  la maggior parte delle volte facevano promesse che non avrebbero mai mantenuto una volta finita la guerra. Una ragazza viene trovata morta dietro il Teatro Nazionale di Reykjavik luogo deputato allo scambio di effusioni fra i giovani che vivono nella capitale islandese. L’indagine è condotta da un poliziotto islandese e da un militare canadese di origine islandese. I due poliziotti si contreranno con testimoni spesso inaffidabili, i quali tendono a dare la colpa dei fatti delittuosi a fantomatici elfi, e famiglie importanti della società del posto che usano la loro influenza per indirizzare su un falso binario l’indagine dei due detective.

Il secondo invece riguarda l’indagine di Konrad, ex poliziotto in pensione, che collabora con la polizia islandese per capire le cause della morte misteriosa di un anziano. L’uomo è stato soffocato con un cuscino e conosceva il proprio assassino perchè non c’erano segni di effrazione, ma è difficile trovare sia un movente che un indizio che possa aiutare a capire il mistero dietro la sua morte. Nella casa dell’uomo la polizia trova però tanti ritagli di giornali relativi alla morte di una ragazza trovata strangolata nel 1944 dietro il teatro nazionale islandese.

L’indagine di Konrad si svolge tra passato e presente. Un passato mitico in cui prevaleva il folclore della mitlogia nordica, con elfi e folletti maligni a farla da padrone, e dove i più furbi evocavano i morti, con false sedute spiritiche, per fregare la povera gente che aveva subito delle perdite. Il poliziotto risolve il delitto del passato, dove invece si erano arenati i due detectives, ed in questo modo comprende chi aveva interessa a far tacere l’anziano.

Una scrittura volutamente lenta quasi come se l’autore volesse spiegare pezzo per pezzo  le dinamiche sociali della società islandese. L’autore si focalizza più sui pensieri e sui sentimenti che sulle azioni dei vari personaggi. L’attenzione ai moti del cuore come alle dinamiche famigliari è un cardine del romanzo. Il paesaggio risulta non solo scenario ma quasi personaggio stesso che quasi ammanta, protegge e soffre per le vicissitudini dei più deboli. Una lettura caratterizzata da tanti colpi di scena, ma differentemente da tanti altri romanzi gialli ogni nuovo sviluppo dell’indagine è spiegato nei dettagli, quasi come se l’autore parlasse direttamente al suo pubblico.

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