Tempo di libri. Atto primo.

In attesa del Salone di Torino qualche semplice riflessione su Tempo di Libri a Milano. Lo so, molti le hanno fatte, ma non potevamo esimerci…

“Allora, sei stato alla fiera del libro?”
“Si, sono andato sabato.”
“Ma non ti ho visto!”
“In che senso scusa? Tu non c’eri. Mi sembra naturale che non mi hai visto.”
“Ma no, scemo. In televisione. Non sei andato vicino alle televisioni?”
“Ah, ho capito. Ci si vede, eh!”

Questo è uno dei primi dialoghi che ho avuto il giorno successivo alla mia visita a “Tempo di Libri”.
Per fortuna ero ancora pervaso da quella consueta pace che mi entra letteralmente dentro, quando ho la possibilità di passeggiare tra i libri per un giorno intero, fermandomi a guardarli, toccarli, annusarli, comprarli, leggerli subito, farli autografare dall’autore che incontro allo stand o che sgambetto lungo i corridoi per costringerlo all’ennesima firma. Passeggiare tra i libri, io chiamo così la mia visita a questi momenti di ritrovo tra editori, scrittori e lettori, e mi scivolano addosso quasi tutte le polemiche che immancabilmente prima, durante e dopo, tentano invano di indurmi a non partecipare. Giammai mi avrete!
E così, il sentimento che ho messo nello zaino arancione insieme ad una decina di titoli, in questo primo Tempo di Libri, palesemente opposto a Torino e meno male, così fra un mese si passeggerà di nuovo, il sentimento dicevo è la pace. Non la pace nel mondo di Miss Italia. La pace e basta.
Primo: ho fatto pace con un amico. Alt! Vi sento già pensare cosa c’entra con i libri. Eccome se c’entra. Entrambe amiamo i libri, ci siamo conosciuti con i libri, ci siamo accapigliati per i libri e quindi non vuoi fare anche pace tra i libri? Romantico.
Secondo: ho fatto pace con me stesso. Ad ogni salone o fiera del libro che sia, non so mai se privilegiare la passeggiata, l’incontro con le persone, l’assistere agli eventi/presentazioni. Questa volta tutto è filato liscio. Ho passeggiato molto, ho incontrato molte persone, ho assistito a due incontri e mezzo. Sereno.
Terzo: non lo dico io, ma me lo ha detto il giorno successivo una persona che ho incontrato al salone. – “Si respirava la tua pace”. Ecco, deduco quindi di aver portato anche un po’ di pace, magari solo a quella persona, ma almeno con una è andata bene. Ne ho incontrate tante, davvero tante, donne e uomini, lettori e scrittori, blogger, amici e amiche, numerose persone che avevo fino ad allora conosciuto solo sui social. Viene probabilmente da qui la pace che ho sentito dentro e che mi sono portato a casa. Privilegiato.
P.S. Quella che ho descritto nei precedenti e spero allegri, tre punti, è stata la mia fiera, ma è giusto anche unirsi ai commenti più generali. Per quanto mi riguarda quindi esprimo un giudizio positivo su questo evento culturale. Nulla di eccezionalmente nuovo e diverso se andiamo a fare un confronto inevitabile con Torino, ma c’era scritto da qualche parte “Nuovo Strabiliante Innovativo Tecnologico Salone del Libro”? Non mi sembra, e a Milano c’erano già altre bellissime cose quali il recente Book Pride, e il bellissimo Book City. Tempo di Libri è un’occasione in più per la cultura su cui lavorare, come su qualsiasi altra iniziativa che ogni anno dovrebbe puntare a migliorare in qualità e capacità di coinvolgimento e stimolo culturale delle persone. Accogliamo questi tentativi, seguiamoli e interveniamo per stimolare gli organizzatori a fare sempre meglio.
Un lato positivo: le bellissime e numerose panche di legno dove sedersi, indispensabili oggetti per podisti letterari.
Un lato negativo: troppi eventi e troppo uguali. C’è spazio per la creatività. Buone letture a tutti.

Claudio Della Pietà.

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