Shalom Auslander e “miss olocausto 1945″

Incontro sullo sfondo dell’ultimo libro, “Prove per un incendio” (Guanda), dell’autore newyorchese Shalom Auslander irriverente romanzo che ci racconta di una Anna Frank viva e vegeta, scrittrice scorbutica che spera con un nuovo lavoro di superare i 32 milioni di copie del suo diario. Ormai vecchia e cenciosa, alloggiata nella soffitta della fattoria di Solomon Kugel, protagonista ma antieroe  per eccellenza che si trova a combattere tra il surreale e il tragicomico.
Autore di libri che si fanno leggere tutti di un fiato, con lo stesso stile deciso e mordace l’autore incanta la platea mantovana che non può fare a meno di ridere ed applaudire per tutto l’incontro, rapita dal suo affabulare e dalla lettura di alcuni  passi del romanzo.
Auslander va oltre l’umorismo yiddish, caro a tanta letteratura ebraica, ovvero il saper ridere del tragico, delle proprie disgrazie, dei propri difetti, attraverso il riso lo scrittore riflette invece sulla condizione dell’uomo moderno, sulla sua fragilità, sulla necessità di aver speranza.
Anzi no, il narratore ha raccontato che il suo più grande difetto è proprio  la speranza, Auslander è convinto infatti che la speranza gli abbia fatto molto male. Questa fragilità l’ha trasferita al suo protagonista maschile, con il quale dopo aver finito la stesura del libro dichiara: “Io a quello stronzo non gli parlo neanche più!”. 
La madre di Solomon, è convinta di essere stata in campo di concentramento, e Auslander dice che un po’ di similitudine con la sua storia familiare c’è nei suoi personaggi. Infatti anche sua madre sembrava vivere come una vittima della shoah, il fatto di provare sofferenza, in qualche modo le dava una gran carica. “Là da dove venivo io c’era una sorta di nobiltà nell’aver condiviso questa sofferenza”. Anche Solomon Kugel parla in continuazione della sofferenza contagiosa dell’umanità pronta a gareggiare alle “Olimpiadi della sofferenza”.
Ed è proprio dal tema della speranza che Auslander è  partito per l’impianto di questo libro, a cui ha lavorato per anni, l’idea di inserire una Anna Frank  rediviva -“Miss Olocausto 1945″ come si autodefinisce la coprotagonista-  è arrivata dopo. “All’inizio non c’entrava Anna Frank, ad un certo punto mentre scrivevo in un caffè di New York, mi è venuto in mente che il personaggio giusto da far vivere nella soffitta della fattoria era proprio lei. Allora ho fatto subito due chiamate: la prima a mia moglie per esprimerle la contentezza di aver trovato il personaggio giusto. La seconda…al mio psicoanalista!”. 
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