Scrivere è un mestiere pericoloso – Alice Basso

Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Data di pubbl.: 2016
Casa Editrice: Garzanti
Genere: Narrativa
Pagine: 341
Prezzo: 16,40 €

A Vani bastano pochi elementi per capire una persona: “Uso il mio intuito per entrare nella testa di qualcuno, ricostruirne la personalità e leggergli dentro” (p. 24). La sua empatia straordinaria è la dote che le permette di essere la ghostwriter di una famosa casa editrice. Eppure, a discapito di tanta sensibilità, Vani non ama le persone: sta bene solo con se stessa e i suoi amati libri, con i quali ha “vissuto più avventure fatte e finite di quante ne abbia viste anche solo cominciare nella vita vera” (p. 11). Tuttavia, seppure incredibilmente intelligente, Vani non può prevedere che il suo nuovo incarico sarà l’inizio di un’avvincente avventura che vivrà in prima persona. L’inizio non è certo dei migliori: quando il suo capo la informa che dovrà scrivere un ricettario partendo dalle memorie dell’anziana cuoca di una celebre famiglia di stilisti torinesi, Vani non crede alle proprie orecchie. In vita sua, infatti, la protagonista non ha mai preso una pentola in mano, non conosce le più elementari basi dell’arte culinaria e fatica a distinguere una cipolla da uno scalogno – “Che cos’è lo scalogno capo? Un alimento che porta iella?” (p. 93). A discapito dell’incompatibilità con i fornelli, il compito si rivela più interessante del previsto: i suoi ospiti sono persone affabili, gentili, e la cuoca è un’arguta anziana signora che…confessa un delitto. Un delitto che riguarda uno dei membri della famiglia, e che per la cronaca ha un altro colpevole. Il commissario Berganza, che anche in questa avventura si dimostra di grande carisma, inizia ad indagare, con l’aiuto di Vani, che grazie al suo intuito è capace di capire le persone e scoprirne i segreti più nascosti. La protagonista dovrà ricredersi: a volte anche la vita vera assomiglia ad un romanzo giallo, piena di falsi indizi, imprevisti e piste sbagliate e solo grazie all’intuito si potrà arrivare a scrivere l’ultima pagina.

Dopo il brillante esordio dell’anno scorso con L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Alice Basso torna con il nuovo capitolo che vede ancora protagonista Vani, la ghostwriter intelligente, sarcastica e ironica che ha fatto breccia nel cuore dei lettori. Sarà anche una che non ama le persone, la nostra Vani, che preferisce stare da sola piuttosto che farsi degli amici, ma a noi lettori in realtà piace tantissimo. Ce la immaginiamo mentre avviluppata nell’impermeabile nero si aggira nella sua Torino, nascondendo l’insicurezza dietro un atteggiamento di finta indifferenza e cinismo ironico. Da ragazzina preferiva leggere Dostoevskij piuttosto che uscire con gli altri ragazzi, rifugiandosi dietro le pagine di un libro per paura di essere ferita: ognuno di noi ha le proprie insicurezze, e diventa facile immedesimarsi in quelle di Vani, soprattutto per chi crede che leggere sia anche un modo per sognare una vita un po’ diversa.

Una protagonista davvero unica, di grande impatto, è la colonna portante di un romanzo divertente, ironico, brillante e scritto benissimo, con sagacia e arguzia. Alice Basso ha uno stile unico, frizzante senza essere frivolo, colto senza essere supponente: l’autrice dimostra molta cura nelle scelte lessicali e le pagine sono ricche di citazioni letterarie. La vicenda riesce a mescolare sapientemente il noir e la commedia romantica, prendendo il meglio di entrambi, mantenendo un ritmo costante e lasciandoci una piacevole sensazione di leggerezza, freschezza e divertimento: questo romanzo è un vero antidoto alla noia e alla malinconia. Difetti? Solo uno: dover aspettare almeno un anno per leggere un’altra avventura di Vani! (Anche se, a dire il vero, Vani in quattro ore riesce a scrivere un intero capitolo di un libro di narrativa – chissà se anche Alice Basso…?)

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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