Salone Torino: A tu per tu con… Jorge Molist

In occasione dell’uscita di “Promettimi che sarai libero” abbiamo incontrato Jorge Molist, autore spagnolo nativo catalano, che ci racconta qualcosa di più sul suo romanzo.

Cosa l’ha spinta a cimentarsi in questo genere letterario?

In realtà ho iniziato scrivendo thriller e trame che in qualche modo si avvicinavano al genere del noir, in seguito mi sono avvicinato al genere del romanzo storico che devo dire mi appassiona molto, infatti i miei due romanzi appartengono proprie a questo genere. Posso quindi dire che nel corso della mia vita letteraria ho fatto dei cambiamenti, mi sono cimentato in generi diversi e sono abbastanza certo che continuerò a variare.

Da dove nasce il suo interesse per le vicende della Spagna XVI secolo? Da quali fonti ha tratto ispirazione? Perchè ha scelto proprio quel contesto storico? Perchè Barcellona?

Stiamo parlando della Spagna della fine del 1400, una Spagna senza dubbio affascinante, ancora immersa nel medioevo ma con un cambiamento in corso. Dall’altra parte l’Italia ha già intrapreso il suo cammino verso il Rinascimento. In qualche modo il mio romanzo è un viaggio che simbolizza un passaggio dal medioevo al Rinascimento, dall’ignoranza alla conoscenza e, geograficamente parlando, dalla Spagna all’Italia. In questo periodo si avvicendano fatti storici che cambiano la storia del mondo, non solo quella della Spagna e dell’Italia e io nel romanzo li illustro. Alcuni esempi sono la riconquista di Granada da parte dei re cattolici, la scoperta delle Americhe, la nomina al soglio pontificio di Alessandro III, la cacciata degli Ebrei dalla Spagna, l’inquisizione, l’attentato a cui è scampato Ferdinando “Il Cattolico”, il quale se fosse andato a buon fine avrebbe cambiato la storia della Spagna e forse anche quella del mondo. Nel romanzo Barcellona è a tutti gli effetti un protagonista della trama, non è solo uno sfondo. Joan mi permette di descrivere una città com’era all’epoca percorrendo il terrore che aveva rappresentato l’inquisizione, gli attacchi dei pirati che commettevano a volte gli stessi spagnoli contro gli spagnoli. Penso che la città di Barcellona, come la conosciamo oggi era molto diversa allora, ma egualmente affascinante e meritava di essere raccontata.

In una nota all’inizio del romanzo dichiara di essersi attenuto scrupolosamente alle cronache del tempo e che molti personaggi del romanzo sono storici e al termine in appendice indica una loro breve biografia. A causa delle vicende straordinarie vissute dal protagonista si pensa quasi sia un personaggio di fantasia. Ci piacerebbe avere da lei delle spiegazioni: storia o immaginazione?

Il romanzo illustra una serie di fatti storici e di personaggi che sono davvero esistiti e sono il risultato di una ricerca approfondita durata alcuni anni. Una volta individuati questi personaggi straordinari ho cercato di raccontarli al lettore cercando di mantenermi fedele alle cronache. Tuttavia ho voluto raccontarle romanzate al fine di catturare l’attenzione del lettore e di poterlo emozionare al contempo. Mi piace usare questa metafora e dire che gli elementi storici che ho trovato nel corso delle mie ricerche sono come le perle di una collana. Il protagonista principale, che è un ragazzino, è di contro frutto dell’immaginazione ma ricostruito con i canoni dell’epoca. Egli infatti è il filo che unisce tutte le perle della collana. Spero che il prodotto finale sia una bella collana da consegnare al lettore. Solo tramite un mio coinvolgimento in prima persona sono capace di comunicare emozioni.

Sappiamo che pur nutrendo una forte passione per i libri le vicende della vita l’hanno portata ad intraprendere studi di tutt’altra specie (ha preso una laurea in ingegneria industriale) e conseguentemente a lavorare in un ambito differente da quello letterario prima di dedicarsi professionalmente alla scrittura.
Il protagonista, in conseguenza della triste vicenda che apre il racconto, arriva nella città di Barcellona e qui inizia l’apprendistato presso una libreria venendo cosi a contatto con il mondo dei libri di cui si appassiona fortemente, successivi sviluppi lo porteranno a dover apparentemente e temporaneamente abbandonare questa sua passione. Nella tenacia di Joan nel perseguire la sua passione per i libri pur iniziando da un differente percorso professionale vi sono attinenze con la sua personale vicenda biografica?

E’ assolutamente così, mi identifico pienamente con Joan. Quando avevo 14 anni dissi a mio padre che avrei voluto diventare uno scrittore e lui mi guardò dall’alto in basso e mi disse: “Farai sicuramente la fame se vuoi fare lo scrittore”. Pochi giorni dopo mi portò a lavorare come apprendista in una tipografia e poi in un’officina. Mi disse che voleva farmi apprendere tutto ciò che c’era da sapere sui libri dal basso, cioè facendo la gavetta. La famiglia non era in grado di mantenere a vita uno studente che non passava gli esami. Ho così lavorato in questa tipografia degli anni ’60 e penso che fosse di gran lunga più simile a quelle del rinascimento rispetto ad una tipografia di oggi con altissimi livelli di automazione. In questo periodo mi sono visto in qualche modo vittima degli scherzi che facevano ai novellini, in seguito mi sono trasferito in un’officina meccanica e poi ho fatto il militare e tutti questi elementi e queste vicissitudini le troviamo nel romanzo. La vita mi ha portato a seguire altre strade ma ho sempre avuto il sogno di fare lo scrittore, così come il protagonista voleva fare il libraio, nel mio caso 30 anni dopo dal famoso scambio con mio padre.

La vera protagonista del romanzo è la Storia della Spagna (e poi ci è sembrato di si sposterà anche nell’Italia) del XVI secolo nella quale ha inserito le vicende del ragazzo o l’ossatura del romanzo è la vita, la crescita e la formazione di Joan e la Storia è (semplicemente) la sua cornice?

Uno dei pilastri della trama è di certo la crescita del ragazzo che passa dall’ignoranza alla conoscenza, e con ciò non mi riferisco solo al fatto che impara a leggere e scrivere e quindi ad avere un contatto con i libri, ma mi riferisco piuttosto alle esperienze di vita che conosce, di cui è testimone e poi alcuni maestri alcuni nel bene altri nel male, gli offrono delle lezioni di vita. Impara quindi dalla scuole più dura che è la vita. Un’altra delle tematiche principali è il libro, un oggetto che viene fabbricato, che viene realizzato e nel quale i personaggi mettono tutta la loro essenza, la propria anima. Il maestro di Joan gli dice che il libro deve avere corpo e anima, esattamente come le persone. Alla fine l’altro grande elemento del romanzo è la lotta per conquistare la libertà, prima fisica e poi a livello intellettuale e religioso. Il ragazzo man mano che impara intravede altri livelli di libertà e altri livelli di schiavitù. In ogni istante nella narrazione vediamo la voglia di libertà che si scontra con il potere costituito che tende a sottomettere gli individui.

Quale è il messaggio che vuole dare con questo romanzo? Cosa vorrebbe dire ai suoi lettori?

Mi piacerebbe dare ai lettori la percezione che si tratta di un romanzo di intrattenimento che permetterà loro di passare delle ore davvero liete in sua compagnia. Al contempo è un romanzo che ha intenzione di catturare chi lo legge fin dalle prime pagine, offre un’istantanea abbastanza precisa sulla storia e, per chi è interessato, vi si possono trovare livelli di pensiero molto interessanti.

Leggi anche la nostra recensione di “Promettimi che sarai libero” di Jorge Molist

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