Resisto dunque sono – Pietro Trabucchi

Titolo: Resisto dunque sono
Autore: Pietro Trabucchi
Data di pubbl.: 2007
Casa Editrice: Corbaccio
Genere: Manuale sportivo
Pagine: 200
Prezzo: 16

La gente accetta meno la fatica, insomma. Eppure la macchina umana è ancora di gran lunga il mezzo di trasporto più efficiente: Francesco Galanzino per attraversare di corsa il deserto del Gobi ha consumato 25.000 calorie, l’equivalente in termini energetici di 3 litri di gasolio. Con lo stesso quantitativo di carburante un SUV percorrere 25 Km e un’utilitaria 60” (p. 82)

Molto spesso i limiti che l’uomo comune si pone sono frutto di elaborazioni del cervello per salvaguardare il proprio ego e questo genera meccanismi comportamentali che impattano in modo decisivo sulle azioni quotidiane, generando più o meno stress. Essere consapevoli che la macchina umana è stata progettata per resistere in situazioni di elevato stress è solo la base per il raggiungimento di obiettivi sfidanti; infatti il percorso verso la vetta è lungo e arduo: bisogna rimettere in gioco diversi fattori che vanno dalla percezione della realtà attraverso i nostri filtri percettivi e le nostre esperienze, la valutazione dell’ambiente esterno e delle proprie possibilità, lo studio e l’analisi degli obiettivi.

Credo che il nostro cervello persegua delle priorità che ritiene come più importanti rispetto all’obiettivo di essere pienamente in contatto con la realtà. Sembra che una di queste priorità sia quella di salvaguardare l’ego, impedendoci di provare sentimenti negativi nei confronti della nostra stessa autostima.” (p. 31)

Tutto questo e molto altro è racchiuso nel saggio di Pietro Trabucchi Resisto dunque sono, edito da Corbaccio, che mostra come il mondo dello sport può venire in soccorso per imparare a gestire situazioni “critiche” in tutti gli ambiti. Non solo viene evidenziato il concetto di resilienza, capacità di resistere sottopressione, ma anche il concetto di speranza, di gioco di squadra, ma soprattutto di autovalutazione di sé. Infatti non basta solo la preparazione fisica per il raggiungimento degli obiettivi, ci vuole anche un forte allenamento mentale, che fa la differenza quando il senso di controllo, che generalmente crea euforia ed entusiasmo, viene meno, generando situazioni di forte stress.

Da un punto di vista cognitivo la speranza può essere definita come la fiducia nell’impermanenza e nella non universalità del negativo” (p. 127)

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