Quattro sberle benedette – Andrea Vitali

Titolo: Quattro sberle benedette
Autore: Vitali Andrea
Genere: Romanzo
Pagine: 369
Prezzo: 16,40
INTERVISTA ALL'AUTORE

La caserma dei carabinieri di Bellano, che i lettori di Vitali conoscono molto bene, è il luogo principale in cui è ambientato il suo ultimo romanzo. I personaggi dell’epoca fascista quindi tornano ad essere protagonisti: dal Maresciallo Maccadó, al brigadiere Mannu, all’appuntato Misfatti. Molti fili si dipanano in questa vicenda e l’autore sembra destreggiarsi sempre meglio nell’intrecciare diversi piani narrativi. Il motivo principale, che tiene viva la curiosità del lettore, riguarda un mistero: lettere anonime sgrammaticate scritte in rima giungono in caserma e mettono a dura prova le non fulminanti capacità investigative dell’Arma, rese più lente dalle scaramucce tra il “mangiacarrubbe” e il “mangiapecore”. Sotto accusa è il coadiutore, vittima di un vizio piuttosto comune agli uomini di quell’epoca, ma deprecabile in uomo di chiesa: la frequentazione delle case di tolleranza. Il personaggio entra in scena nelle prime pagine in modo esilarante confermando tutta l’abilità dell’autore a dare vita a tipi indimenticabili.

«Alto, già un po’ gobbo e spelacchiato benché ancora giovane, con due gambe da merlo, lunghe lunghe e magre magre, con un naso che sembrava una punta spartivento tanto sporgeva sul viso magro del pretino, don Sisto era stato fin da subito una delusione per il popolo dei fedeli bellanesi» (pag.25).

I toni e le situazioni variano frequentemente, senza mai perdere il consueto filtro della comicità e si assiste alla rappresentazione di fatti del tutto normali che ingenerano però, nel modo in cui sono raccontati, curiosità e divertimento: il mix irresistibile che Vitali sa creare per tenere il lettore incollato alle pagine.
L’incipit parla infatti della chiusura inspiegabile del bordello di Lecco, mentre i capitoli successivi, costruiti con una tecnica ad incastro che ricorda il classico entralacement, si concentrano su una novità che da il tono a tutta la storia: la nascita del primo figlio del Maccadò, che è per lui grandissima gioia, ma al tempo stesso tormento. Ossessionato dal conoscere il sesso del nascituro, fornisce un esempio di come la superstizione e la credulità possano insinuarsi in un uomo di legge alle prese col mistero della vita. Si parla di uomini comuni, che non leggono scrivono o filosofeggiano, ma vivono della cosiddetta saggezza popolare. Il tutto si svolge nel periodo dei morti, a fine ottobre -inizio novembre e il tema che aleggia in tutto il romanzo è proprio il rapporto con la morte, da gestirsi naturalmente con un sorriso ironico.

Esemplari in questo senso i capitoli dedicati a casa Misfatti: dalla “cena coi morti” in cui l’appuntato è costretto a subire i lugubri discorsi della moglie e dell’amica Gerolina, fino alla forzata convivenza con le ossa del suo amato genitore. L’uomo semplice, d’altra parte, sa anche perdersi anche nella contemplazione dell’universo, basta che nessuno o quasi lo sappia. «E così il brigadiere Mannu si mise a contare le stelle come aveva fatto da bambino sotto cieli ben più alti e larghi»”(pag.139). Anche il paesaggio è protagonista di questo romanzo, a partire dall’aria di burrasca del secondo incipit del capitolo 1:  sottolinea gli stati d’animo , consola i personaggi o li affligge.

Chiudo quindi questo mio consiglio di lettura con i colori del capitolo 68 in cui al grigiore del paesaggio si contrappongono le facce variopinte dei partecipanti alla cerimonia commemorativa del 4 novembre, voluta come tradizione dal Partito Fascista : «di un pallore eburneo la faccia del signor prevosto, per almeno un paio di ragioni(…) di un giallo, tra lo zafferano e il sole malato, la faccia del maresciallo Maccadò quando, pur controvoglia gli toccò leggere l’ode al valoroso genitore composta dal Migliarino(…), nero carbone il volto del segretario, il quale non era stato avvisato dell’iniziativa(…), rossa infine la faccia del maestro Fiorentino Crispini che lesse il bollettino della Vittoria con una foga tale da far temere che una delle due giugulari (…) non riuscisse ad assisterlo»(pag.196-197).

Bellano in definitiva diventa sempre di più un luogo mitico in cui ritrovarsi e perdersi tra le tante domande e le poche risposte della vita. Per i lettori di Vitali “Quattro sberle benedette” è imperdibile perché tra i suoi romanzi più riusciti, per coloro che desiderano conoscerlo è un’occasione perfetta.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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