Novità in uscita dal 12 al 17 gennaio

ROMANZI

Questo romanzo inizia con un delitto compiuto oggi, negli Stati Uniti. Crudele e misterioso come tutti i delitti. Anzi forse ancora di più. Chi

Una casa di acqua e cenere_Sovra.inddpoteva desiderare la morte dei Mitra, anziani e pacifici coniugi di origine indiana? E come mai l’assassino ha deciso di pugnalarli nel sonno, mentre dormivano abbracciati?

A questo punto, ci aspetteremmo di leggere d’indagini, di prove, d’indiziati. Invece no. Voltando pagina, ci ritroviamo catapultati indietro nel tempo, nel 1848, e lontano, in Irlanda.

“Una casa di acqua e cenere” di Kalyan Ray

Casa Editrice Nord

 

 

Goby_Una luce quando è ancora notteMila, giovanissima militante nella Resistenza francese, viene deportata a Ravensbrück nell’aprile del 1944 insieme ad altre quattrocento donne. Non ha mai avuto alcuna aspirazione all’eroismo: se ha deciso di aiutare suo fratello e gli altri militanti parigini l’ha fatto per senso del dovere, con la semplicità dei suoi vent’anni. Come le altre prigioniere politiche, prova sollievo nell’apprendere che non sarà fucilata. Non sa nulla del viaggio che l’aspetta, non ha mai sentito nominare Ravensbrück. Del campo di concentramento ignora tutto, anche le parole per nominare le cose, le azioni, le regole che bisogna imparare per sopravvivere. E per raccontare alle altre donne il segreto che avrà un ruolo decisivo nel suo destino. Grazie alla solidarietà delle compagne e a una tenacia incrollabile, Mila riuscirà a scorgere un barlume di luce rappresentato dalla presenza, nel campo, di una Kinderzimmer, una camera per i neonati: un luogo paradossale di vita in un paesaggio di disperazione. Giorno dopo giorno, nella durezza di un autunno e di un inverno infiniti, Mila si aggrappa con tutte le forze a quella luce, per se stessa e per il bambino che porta in grembo.

“Una luce quando è ancora notte” di Valentine Goby

Guanda

 

Alice ha lavorato sodo per raggiungere i suoi obiettivi e ora, a quasi cinquant’anni, sente di avercela finalmente fatta. Dopo anni di studio, di Still-Alicenotti in bianco e libri di psicologia, ha coronato il suo sogno, è una scienziata di grido, insegna a Harvard e viene chiamata dalle più prestigiose università per tenere conferenze. E poi c’è il suo più grande orgoglio, la famiglia: il marito John, un brillante esperto di chimica, che non riesce a trovare gli occhiali neppure quando li indossa, e i loro figli, Anna, Tom e Lydia, tutti e tre realizzati, anche se ognuno a modo suo.All’improvviso, però, tutto cambia. All’inizio sono solo piccole dimenticanze: una parola sulla punta della lingua che non riesce a ricordare, il numero di uova nella ricetta del pudding natalizio, quello che prepara fin da bambina. E poi un giorno, dopo il giro di jogging quotidiano, Alice si ritrova in una piazza che è sicura di conoscere ma che non sa dove si trovi. Si è persa, a pochi metri da casa.Qui comincia il suo viaggio tra le corsie d’ospedale, a caccia del male che sta cancellando i suoi ricordi. Quando le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer, tutto ciò in cui Alice ha sempre creduto pare sgretolarsi. E anche la sua famiglia, che l’aveva sempre considerata un pilastro indistruttibile, perde ogni certezza e fatica ad accettare la nuova Alice, che in certi momenti è quella di sempre, ma che in altri sembra una sconosciuta, fragile e indifesa. Insieme dovranno affrontare il dolore. Insieme si scopriranno diversi e impareranno ad amarsi in un modo nuovo.

“Still Alice” di Lisa Genova

Piemme

l angelo del campo_Sovra.inddPaul Bach è il capo ispettore della Omicidi a Berlino, eroe di guerra che ha perso un braccio sul fronte russo, ottimo investigatore con una nota negativa nel curriculum per aver scritto una lettera «disfattista» dal fronte. Dopo l’ennesima notte trascorsa in rifugio, riceve una telefonata da un amico che ha fatto carriera e che si trova a Varsavia. Ci sono stati due omicidi nel campo di prigionia di Zin, al confine con la Polonia. L’assassino, che ha lasciato due biglietti scritti in ottimo tedesco, si firma «l’Angelo di Zin». Se Bach riuscirà a risolvere il caso in breve e senza clamore la sua fedina penale sarà ripulita. Bach è un uomo onesto, che non vuole credere a quello che si dice sui campi di concentramento e l’arrivo a Zin comincia a minare le sue certezze. Mentre la guerra volge al peggio e si inizia a pensare di cancellare le prove del genocidio, Bach indaga e capisce anche che al campo si sta preparando una rivolta dei disperati.

L’angelo del campo di Clifford Irving

Longanesi

 

NARRATIVA

unnamedBizzarro, grottesco, surreale. Dopo il romanzo Biancaneve e le raccolte Ritorna, dottor Caligari, Atti innaturali, pratiche innominabili e La vita in città, Donald Barthelme torna con questa antologia di racconti pubblicati in volume nel 1976. Uno dei maestri del postmoderno americano, ispiratore di scrittori come Aimee Bender, Donald Antrim e David Foster Wallace, colpisce ancora con ciò che di meglio sa fare: giocare con i segni creando collage di parole, oggetti, personaggi e linguaggi (quotidiani, televisivi, filosofici, ecc.) che nel loro disordine organizzato fissano e svelano la natura ridicola, frammentata e crudele della società e dell’individuo con effetti comici e assieme stranianti. Ecco allora diciannove allucinazioni, flash, lampi caustici e irriverenti dove toreri, vescovi, genitori in lutto, tranci di pescespada, sergenti e palloncini color burro si mescolano a stringhe di discorsi su Dio, sul matrimonio, sull’acquisto di una cittadina e sull’impiccagione di un amico, in quella che ci si può azzardare a definire come una raccolta dell’indefinibile.

“Dilettanti” di Donald Barthelme

Minimum fax

Un libro per riflettere ridendo senza pudore. Un vecchio console, nella notte, viene depredato dei ricordi da una miriade di piccolissimi cammelli MartinezCAMMELLINIche attraversano le sue orecchie. Un oratore ha sette minuti per raccontare il genere umano alla sterminata Assemblea degli Universi. Un papa disorientato confida a Dio di aver perso la fede mentre osservava tre guardie svizzere. Un’appassionante volata finale tra spermatozoi che si giocano tutto nella gara per la fecondazione. Un ciclope siamese descrive la malinconia di suo fratello. Le storie di Filippo Martinez sono “tragedie e fiabe per bambini cattivi” da leggere prima di addormentarsi per affrontare i nostri sogni e le nostre paure.

“Cammellini che entrano ed escono dalle orecchie” di Filippo Martinez

Bompiani

 

 

6015696L’architetto ebreo, di origine ungherese, Pali Meller, viene denunciato e arrestato per aver falsificato un documento nel quale si attestava la sua appartenenza alla razza ariana. Vedovo da tempo (la moglie, una ballerina olandese, era morta nel 1935 in un incidente d’auto), deve lasciare i suoi due figli, Paul di 11 anni e Barbara di 7, alla governante Franziska Schmitt. In un’epoca che assisteva all’annientamento degli ebrei d’Europa da parte dei nazisti, Meller non viene deportato in un campo di concentramento, ma con sentenza di un tribunale viene condannato a sei anni di detenzione da scontare nell’istituto penale di Brandenburg-Görden, dove muore, dopo tredici mesi, il 31 marzo 1943. Aveva quarant’anni. Dalla prigione, riuscì a spedire ventiquattro lettere costruendo con i figli una nuova relazione, affidata alla carta, così come “di carta” divennero i baci che poté inviare loro. Queste lettere – tanto belle quanto amare, traboccanti d’affetto, poetiche e, al tempo stesso, ricche di ammonimenti pedagogici – sono, in primo luogo, un documento dei tempi bui in cui Meller ha vissuto. Ma costituiscono, anche, una testimonianza letteraria, nella quale si esprime in tutta la sua drammaticità l’impotenza dell’amore paterno. Mentre giorno dopo giorno la terra gli franava sotto i piedi, Meller scriveva parole struggenti e piene di dignità che suonano come un atto estremo di resistenza alla barbarie. «Allora, testa alta – raccomandava ai figli in una delle sue lettere – cosicché io possa baciarvi da capo a piedi. Vostro padre».

“Baci di carta” di Pali Meller

Marsilio

SAGGI

Le scienze della fantascienza, va da sé, hanno spesso un debito nei confronti delle vere scienze. Talvolta però sono il libero frutto della fantasiascienza-fantascienza degli scrittori e al contrario hanno ispirato il lavoro degli scienziati. Attento a entrambi i fenomeni, questo è anche un libro di divulgazione (e virtualmente di didattica) degli aspetti più speculativi e “fantascientifici” della scienza contemporanea. Non è questo tuttavia il suo intento principale, ma quello di dimostrare piuttosto l’autonomia della scienza della fantascienza, che si configura come un sistema in cui le teorie si concatenano, si rivelano casi particolari di teorie unificate, si oppongono in dibattiti epistemologici e vere e proprie rivoluzioni scientifiche. Questo saggio – che si legge come un romanzo di fantascienza – ricostruisce la storia e la struttura di un tale sistema, spaziando dalle scienze umane (e superumane) alla biologia e alla linguistica aliene, dalla robotica ai fondamenti geometrici e astrofisici dei voli interstellari, fino a sconfinare, passando dalle teorie dei viaggi nel tempo degli universi paralleli, nella cosmologia e nella metafisica. Ne risulta qualcosa di simile all’enciclopedia scientifica, come Borges avrebbe potuto sognarla, di un mondo fantastico, ma anche un’immagine distorta e al contempo somigliante, cioè critica, nei nostri saperi e pseudosaperi, e un catalogo delle forme e dei temi di una letteratura in cui non il personaggio ma l’idea è il vero eroe.

” La scienza della fantascienz”a di Roberto Giovannoli

Bompiani

Secondo recenti statistiche, una persona su dieci oggi lavora nelle vendite. Ogni giorno, milioni di persone si guadagnano da vivere convincendo altre persone a comprare qualcosa.

Venditi bene_Sovra.inddMa se si guarda un po’ più in profondità, appare una realtà sorprendente: è vero, una persona su dieci lavora nelle vendite, ma anche le altre nove! Che dobbiate presentare un’idea ai vostri colleghi, che stiate cercando finanziatori per un nuovo progetto, che siate insegnanti alle prese con studenti poco propensi allo studio, anche voi passate le vostre giornate a cercare di convincere gli altri. Che ci piaccia o meno, al giorno d’oggi siamo tutti venditori! Questo libro presenta una visione rivoluzionaria dell’arte di vendere, smonta i vecchi luoghi comuni e spiega con chiarezza quali sono le strategie vincenti per convincere gli altri e concludere qualsiasi «vendita» con successo.

 

“Venditi bene” di Daniel H. Pink

Tea

 

 

Diretto, paradossale, provocatorio: così apparehazlitt
Hazlitt nel suo saggio sull’ignoranza delle persone colte,
un gioiello nell’arte dell’essay, di argomento filosofico,
morale, letterario o legato all’esperienza quotidiana, il cui
modello riconosciuto e tuttora inarrivabile è Montaigne.
In questo libro dello scrittore e critico inglese, amico di
Stendhal e dei maggiori poeti del suo tempo, sono raccolti
sette dei numerosi saggi appartenenti a Table-Talk, la
rubrica che l’autore tenne sul «London Magazine» dal
giugno 1820 al dicembre dell’anno successivo: tutti testi di
sconcertante attualità e caratterizzati da un’alta dose di
humour, specie se letti oggi, alla luce del presente. Oltre
alla riflessione Sull’ignoranza delle persone colte,
intervento argutamente eccentrico, che dà il titolo al
volume, tanti sono gli aspetti della vita affrontati dal saggista-filosofo: dall’analisi
del genio incompreso (contrapposto all’uomo d’azione e quindi di successo) al
ritratto dello scrittore elegante (e perciò “effeminato”), dalla critica ai gruppi di
potere (tra cui i consigli comunali e le università) agli svantaggi della superiorità
intellettuale (sulla raffinatezza d’animo che si scontra puntualmente con un mondo
ignorante), fino al tema universale della paura della morte e ai suoi risvolti
tragicomici con i lasciti testamentari.
“L’ignoranza delle persone colte” di William Hazlitt

Fazi editore

Molti sono convinti che un bravo manager o imprenditore, in virtù dei successi ottenuti dalle sue aziende, sia automaticamente un attendibile krugmanconsigliere economico o addirittura un ottimo politico a cui affidare senza indugio le sorti di una nazione. È una falsità che continuamente si alimenta nonostante la storia recente in tutto il mondo, Italia compresa, ne abbia mostrato l’inconsistenza. Con lo stile brillante e la logica serrata che hanno fatto di lui uno dei pochi economisti letti e apprezzati dal grande pubblico, Paul Krugman smonta questo grande mito contemporaneo, dimostrando con esempi pratici e decisivi le enormi differenze tra il mondo aperto e aggressivo delle strategie imprenditoriali e quello chiuso delle grandi politiche nazionali. In un periodo in cui la fiducia negli economisti, nelle loro analisi e nelle loro previsioni, sembra calare drasticamente, Paul Krugman ripercorre la lezione di John Maynard Keynes e rivendica con forza la dignità di una disciplina tecnica e difficile, ancora in grado di offrire risposte convincenti per interpretare e migliorare il mondo.

“Un Paese non è un azienda” di paul Krugman

Garzanti

È l’ottobre del 1943, la prima neve d’inverno attanaglia le vie del ghetto di Lódz, in Polonia.Rywka Lipszyc ha solo quattordici anni. Ogni giornomemoriafiori deve farsi strada tra le recinzioni di filo spinato, incalzata dalle armi dei soldati. Dopo la morte dei genitori, è lei a prendersi cura della sorellina Cipka. La sua città, la casa che tanto amava, gli amici di scuola, sono ormai un pallido ricordo; al loro posto ci sono il lavoro, il freddo, la fame, gli orrori del ghetto e della segregazione. In mano Rywka stringe l’unica cosa che è rimasta veramente sua: un diario. In queste commoventi pagine prende vita il ritratto di una bambina costretta ad affrontare l’impossibile compito di diventare donna in un mondo dominato dalla violenza e dall’ingiustizia. Ma Rywka deve resistere. E l’unico modo per resistere è non smettere di sognare: la libertà per sé e per Cipka, una casa, un piccolo studio avvolto dall’ombra della sera, una penna, qualche foglio bianco per coltivare la sua più grande passione, la scrittura. Sogni che le danno la forza, nonostante la sofferenza che la circonda, di emozionarsi per il ritorno della primavera, per la lettura dei classici, per il sorriso di una donna che la precede nella fila per la distribuzione del cibo.

“La Memoria dei Fiori-il diario di Hywka Lipszyc”

Garzanti

 

Questo papa «parla troppo dei poveri!». Questo papa latinoamericano «non capisce granché di economia». Questo papa venuto dalla fine del mondo «demonizza il capitalismo». Sono bastate poche frasi del pontefice «contro l’economia che uccide» per bollarlo come “papa marxista”. Che a fare certi commenti siano editorialisti di quotidiani finanziari, o esponenti di movimenti come il “Tea Party” americano, non deve probabilmente sorprendere. Molto più sorprendente, invece, è che siano stati condivisi anche da alcuni settori del mondo cattolico, dal momento che, come mostrano Tornielli e Galeazzi, vaticanisti fra i più accreditati nel panorama internazionale, alla base dei ragionamenti di Bergoglio non c’è che la radicalità evangelica dei Padri della Chiesa. Delle disuguaglianze sociali e dei poveri è ammesso parlare, a patto che lo si faccia di rado. Un po’ di carità e un pizzico di filantropia, conditi da buoni sentimenti, vanno bene, mettono a posto la coscienza. Basta non esagerare. Basta, soprattutto, non azzardarsi a mettere in discussione il “sistema”. Un sistema che, anche in molti ambienti cattolici, rappresenterebbe il migliore dei mondi possibili, perché – come ripetono senza sosta le cosiddette “teorie giuste” – più i ricchi si arricchiscono meglio va la vita dei poveri. Ma il fatto è che il sistema non funziona, e oggi viene messo in discussione da un papa che in questo libro propone una riflessione sul rapporto fra economia e Vangelo. Temi che troveranno spazio anche nella sua prossima enciclica.

“Papa Francesco.Questa economia uccide” di Andrea Tornielli e  Giacomo Galeazzi

Piemme

cover DviriLa “mia” Shoah, quella di molti ebrei italiani, è mia madre ragazzina che non trova il suo nome nel tabellone dei voti a scuola, perché gli ebrei sono a parte. Che non può ricevere un otto, perché i voti degli ebrei non possono superare quelli degli “ariani”. È mio padre, che fino alla morte conserva il telegramma dell’amico Bruno, che gli dice di usare la sua casa, in caso di bisogno. Prima delle leggi razziali, prima della Vergogna, mia madre, mio padre, i nonni, gli zii, i cugini, erano normali cittadini italiani. Finché non divennero “di razza ebraica”, e persero il lavoro, la dignità, la sicurezza, e infine rischiarono anche la vita: la scelta fu scappare, oppure morire. Qualcuno fu deportato. Qualcuno non tornò. Poi, mio padre e mia madre si conobbero in un campeggio ebraico, nel dopoguerra, e riconquistarono la “normalità”. Grazie a loro sono qui. A raccontare. Di loro e degli altri.

                         “Un Mondo senza noi” di Manuela Dviri – Piemme

 

THRILLER E GIALLI

Scrittore di bestseller di fama internazionale, Henry Hayden è un quarantenne elegante e di successo che vive appartato in una splendida villa veritàsul mare. Le donne lo adorano e la vita gli sorride. La sua esistenza così perfetta rischia però di incrinarsi il giorno in cui la sua giovane amante, nonché editor, gli rivela di essere incinta. Un imprevisto che, insieme alla serenità coniugale, rischia di costargli la carriera: ma davvero raccontare tutto alla moglie, la donna paziente e silenziosa al suo fianco da anni, è l’unica possibilità che gli resta? Novello Mr Ripley, l’uomo il cui nome compare su milioni di copertine nelle librerie di tutto il mondo è anche un pericoloso, irriducibile bugiardo con un passato pieno di ombre. Un errore fatale farà però sì che il suo piano di sopravvivenza subisca una brusca virata, costringendolo a escogitare sempre nuove menzogne per coprire le precedenti.Combinando abilmente thriller e commedia noir, La verità e altre bugie è un romanzo cinico e intelligente sul ruolo del caso nella vita, sulle relazioni tra uomo e donna e il rapporto tra fiction e realtà, che avvince inesorabilmente il lettore sviandolo in modo delizioso, e dà vita a un triangolo letterario, amoroso e criminale di cui sarà molto difficile scoprire l’intera verità.

Dopo aver incantato il pubblico e la critica alla sua uscita in Germania, Sascha Arango ha conquistato gli editori di 22 paesi, diventando il caso editoriale dell’ultima Fiera di Londra e arrivando in poche settimane fino a Hollywood, dove la Chockstone Pictures si è aggiudicata i diritti cinematografici alla fine di un’asta molto accesa. Se Die Welt definisce La verità e altre bugie «il miglior Krimi in assoluto da anni», i produttori di The Counselor parlano di «un romanzo sconsideratamente intelligente, elegante, pericoloso, e singolarmente stuzzicante», di un «thriller pieno di colpi di scena che non perde mai il sottotono della commedia» destinato a creare dipendenza nei lettori.

“La verità e altre bugie” di Sascha Arango

Marsilio

 

 Nella parte bassa del fiume viene
ISBN RABBIA ACQUARIOrinvenuto il cadavere di una prostituta.
Sembra un semplice caso di
annegamento ma dall’autopsia risulta
che l’acqua presente nei polmoni non è
la medesima del torrente nel quale è
stato trovato il cadavere e nella sua
pancia qualcuno ha inciso un messaggio
diretto al commissario Stiffler. A
complicare ulteriormente le cose c’è
Manuela Sperling, al suo primo giorno
nella omicidi, al quale è stato affidato il
caso. Manuela presto capirà di non
essere ben vista dai colleghi, specialmente per il suo zelo. Ma intanto un nuovo
omicidio è commesso e questa volta proprio dinnanzi agli occhi della recluta…

“La rabbia dell’acquario” di Andreas Winkelmann

Book Salad

Un orso morto nel bel mezzo di un vicolo di Napoli è una notizia. Se poi l’orso è stato ucciso con tre colpi di pistola, è anche un’occasione: almeno per Tony Perduto, cronista freelance, a cui lo scoop può fruttare la rara fortuna di un pezzo in prima pagina. E anche qualche articolo di Il mistero dell'orso marsicano ucciso come un boss ai Quartieri Spagnolicostume: dalle interviste ai suoi pittoreschi vicini dei bassi fino al consulto con Giacchino Totip, esperto di numeri del Lotto. A Tony però non basta il colore locale, vuole capire. Mentre la polizia archivia il caso come un avvertimento di camorra, lui non si dà per vinto. Assieme a Marinella, amica dall’abbagliante sorriso, si lancia in un’indagine che lo porterà da uno zoo deserto (ma non abbastanza) a un circo malfamato, e da lì fino ai cunicoli che percorrono il ventre oscuro della città, e che racchiudono molti segreti.

Al suo esordio nel giallo, Antonio Menna porta alla ribalta un protagonista irresistibile: Tony Perduto, giornalista per vocazione e detective per caso, innamorato di Napoli, della quotidianità paesana dei suoi Quartieri Spagnoli, persino dei misteri del suo sottosuolo. Lo scenario perfetto per una storia che diverte e commuove.

 “Il Mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli” di Antonio Menna

Guanda

 

 

La gravidanza di Lindsay Boxer, detective della Omicidi, è giunta al termine e Lindsay partorisce in casa, visto che su San Francisco infuria un Le testimoni del club omicidi_Sovra.inddterribile temporale che ha causato un black out in tutta la città. La detective però può godersi la sua bambina solo per pochi giorni,  perché deve affrontare uno dei casi più difficili della sua carriera. Dall’Istituto di Medicina Legale è scomparso il cadavere di una giovane e affermata stilista e l’amica di Lindsay, l’anatomopatologa Claire, rischia di perdere il posto. Non solo, un eccentrico professore inglese si presenta alla polizia raccontando di aver sognato alcuni omicidi che poi hanno effettivamente avuto luogo. È davvero un chiaroveggente? E come spiegare che alla fine viene ritrovato ucciso anche lui? Anche il processo contro  un ex avvocato spregiudicato, accusato di aver ucciso la moglie e la figlia presenta aspetti inquietanti e l’avvocato Yuki Castellano si ritrova a combattere con testimoni reticenti. Ma tutti i crimini del mondo perdono d’importanza di fronte al dramma che sta per colpire Lindsay nella sua vita privata.

Le testimoni del club omicidi di James Patterson e Maxine Paetro

Longanesi

Nella mente dell ipnotista_Sovra.inddIl caso editoriale Lars Kepler, la coppia di scrittori svedesi che ha venduto oltre 2 milioni di copie con il romanzo L’ipnotista, torna, dopo il grande successo e il film basato sul loro primo lavoro, con un nuovo e avvincente caso per il detective Joona Linna. Nella mente dell’ipnotista è l’attesissimo sequel che in Svezia ha venduto 20.000 copie in soli tre giorni dall’uscita del romanzo e che ha scalato le classifiche balzando subito ai primi posti.

 Si chiama Erik Maria Bark ed è l’ipnotista più famoso di Svezia. È a lui che si rivolge la polizia quando un testimone è sotto shock e non parla. Adesso c’è un paziente che ha bisogno di lui: Björn è l’unico a sapere cos’è successo veramente in casa sua, cosa è accaduto a sua moglie, Susanna, e quali siano le tracce che lui stesso ha inavvertitamente cancellato. Sa tutto, ma non riesce a ricordare. E Björn deve ricordare, in fretta. Perché Susanna è solo l’ultima vittima di un killer che sta terrorizzando Stoccolma e che presto colpirà di nuovo. Il killer osserva, assedia. Filma tutto e invia il video alla polizia, come per sfidare le forze dell’ordine. Poi entra in casa, insegue le vittime stanza dopo stanza, e uccide. Perché è la morte in persona, e ha la certezza di essere inafferrabile. Erik Maria Bark è l’unica persona in grado di scovare, nella mente di Björn, degli indizi che permettano di fermare la strage. Quello che Erik non sa è che durante l’ipnosi emergeranno dei dettagli che lo riguardano. Dettagli del suo passato. Dettagli incriminanti. Quello che Erik non sa è che l’unica persona che si fidava di lui, l’unico poliziotto capace di raccogliere la sfida del killer, non può più aiutarlo. Il poliziotto si chiama Joona Linna ed è scomparso nel nulla da un anno. È stato dichiarato morto dalle autorità. E l’ipnotista deve affrontare da solo l’orrore che si annida nella sua stessa mente.

Nella mente dell’ipnotista di Lars Kepler

Longanesi

 

BIOGRAFIE

Prima di diventare l’eroe di un film, Unbroken, Louis Zamperini, figlio di immigrati italiani in America, è stato molte cose. Innanzitutto un cover Zamperinipiccolo teppista, una testa calda con la strada spianata verso il carcere minorile e la delinquenza. Quando finalmente decide di incanalare tutta la sua rabbia nella corsa, diventa un campione olimpico, tanto da farsi notare da Hitler alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Allo scoppiare della Seconda guerra mondiale, si arruola volontario nell’aeronautica, ma durante una missione di soccorso il suo aereo precipita nell’oceano Pacifico. Lui e pochi superstiti vanno alla deriva su un gommone, senza acqua né cibo, ma solo in due, quarantasette giorni dopo, stremati, verranno salvati dai giapponesi. Ed è solo dopo più di due anni di prigionia in condizioni disumane, torture e sofferenze, che Louis riesce a tornare a casa, dove lo aspetta un altro periodo buio prima di ritrovare se stesso. Da allora, e per i successivi sessantacinque anni, non ha perso occasione di trasmettere ciò che la vita gli ha insegnato, la capacità di superare le difficoltà e di tirarsi fuori dalle situazioni più difficili con la positività e il senso dell’umorismo. Ora i suoi consigli sono raccolti in questo libro, terminato pochi giorni prima di morire, a novantasette anni. Campione, sopravvissuto, eroe, leggenda, questo è lo straordinario lascito di una vita vissuta fino all’ultimo battito da cui ciascuno può trarre ispirazione per superare i momenti difficili e vivere con positività.

“Vivi! La vita che vuoi” di Louis Zamperini con Devid Rensin

Piemme

 VARIE

«Una #GirlBoss è padrona della sua vita. Prende quel che vuole perché lavora per ottenerlo»  Da ragazzina, Sophia Amoruso girava in autostop, amorusoGIRLBOSSpiattorubacchiava nei grandi magazzini e rovistava nei cassonetti della spazzatura. A ventidue anni, per campare, sembrava ormai rassegnata a un mediocre lavoro impiegatizio con tutta la frustrazione e la mancanza di stimoli che questo comportava. Fu a quel punto che un giorno decise di vendere vestiti vintage su eBay. Otto anni dopo, Sophia crea la Nasty Gal, un’impresa on-line da 100 milioni di dollari, con 350 dipendenti, un autentico impero della moda. Una storia vera come quella di Steve Jobs e di Mark Zuckerberg alla quale Sophia ha dato una defi nitiva, forte e frizzante impronta femminile. Sophia non è mai stata un tipico imprenditore né un tipico alcunché: viene dalla strada. Ha scritto #GirlBoss per raccontare la propria ricetta per il successo: una storia molto personale che può valere per tutti

 “#Girlboss” di Sophia Amoruso

Sonzogno

 

 

 

Manin_Nel giardino della musica«Un giorno ricreerò quella magia.» Claudio Abbado aveva sette anni quando, nel loggione del Teatro alla Scala, i Nocturnes di Debussy diretti da Antonio Guarnieri gli strapparono quella promessa. Ne aveva trentacinque quando della Scala divenne direttore artistico. E cinquantasei quando raccolse da Herbert von Karajan la direzione dei Berliner Philharmoniker. Una carriera luminosa fatta di musica, viaggi, curiosità, impegno: dagli esordi nella Milano degli anni Sessanta, tra utopie e contestazioni di piazza, ai 90.000 alberi chiesti nel 2010 al posto del cachet per tornare nella sua città; dal podio del Concerto di Capodanno con i Wiener a quello del concerto di compleanno di Fidel Castro a Cuba; dal rilancio del Festival di Lucerna alla creazione dell’Orchestra Mozart a Bologna. Tutto questo nonostante la malattia, accettata come una nuova occasione per rimettersi in gioco, quasi una nuova avventura.Nel vivido puzzle di memorie composto da Giuseppina Manin non c’è solo l’artista, ma l’uomo: un Claudio Abbado che ci appartiene e ci interpella più che mai. È vivo il suo messaggio di difesa della natura: lui stesso confessava di sentirsi, in fondo al cuore, «un giardiniere». Sono vive la battaglia per una musica libera e per tutti, e la filosofia del silenzio e dell’ascolto. Sono vivi i suoi passi nei luoghi che amava, dai magici boschi dell’Engadina alle coste ventose della Sardegna. Perché il viaggio, per i veri viaggiatori, non ha fine.

“Nel giardino della musica” di Giuseppe Manin

Guanda

  

«Sono appena sbarcato da un Paese, la Liberia, di quattro milioni di assassini. Quasi un milione è concentrato nella capitale, Monrovia.Ebola-Liberia-OK_980x571Assassini sono tutti: giovani, meno giovani, donne, bambini. Spero di essere perdonato per queste parole: non ne trovo di più adeguate. Loro non hanno colpa. La colpa è della paranoia che in me, dopo tre settimane in quella città, ha preso il sopravvento sulla ragione. È così che ti riduce la psicosi da Ebola: vedi chiunque come un potenziale killer. E sono certo che molti considerassero me allo stesso modo. I nuovi princìpi che regolano i rapporti sociali sono semplici: se tocchi la persona sbagliata, muori. Tocchi la persona che ha toccato la persona sbagliata, muori. Sali sul taxi sbagliato, muori. Per distrazione ti stropicci un occhio o ti accendi una sigaretta con la mano che ha toccato la cosa o la persona sbagliate, muori. Tre settimane dopo, quando il mio volo Monrovia-Bruxelles-Milano è atterrato all’aeroporto, non è successo niente di speciale. Gli oltre cento passeggeri, fra i quali c’ero anch’io, si sono riversati attraverso il molo senza che su quelle persone fossero fatti controlli di alcun genere, tranne quello del bagaglio a mano. Il che non avrebbe nulla di sconcertante, se non fosse che la maggior parte di quei passeggeri erano in fuga dal loro Paese devastato dall’epidemia di Ebola. E che quel volo, per la cronaca, era lo stesso sul quale, solo 11 giorni prima, aveva viaggiato Thomas Eric Duncan, il cittadino liberiano che poi ha proseguito per Dallas, dove è morto…»

“Ground Zero Ebola” di Sergio Ramazzotti

Piemme

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