Non so che viso avesse. Quasi un’autobiografia – Francesco Guccini

Titolo: Non so che viso avesse. Quasi un'autobiografia
Autore: Francesco Guccini
Data di pubbl.: 2020
Casa Editrice: Giunti Editore
Genere: diario-biografia
Pagine: 318
Prezzo: € 19,00

Francesco Guccini è un poeta. Uno dei pochi poeti veri che alle parole chiede lo sforzo assoluto dell’emozione.

Anche quando parla e scrive di sé Guccini lo fa da poeta. In occasione dei suoi ottanta anni da Giunti esce in una nuova edizione Non so che viso avesse. Quasi un’autobiografia, pubblicato da Mondadori nel 2010.

Il cantautore, da poeta straordinario, parte dalle sue radici (mai tradite nella vita e nell’arte) per ricostruire l’attraversamento dei suoi primi ottanta anni.

Pagine intense di un memoir in presa diretta dove Francesco Guccini si tuffa nel tempo andato, lo riporta al suo  e al nostro presente con parole essenziali che hanno il baricentro nella memoria che non va mai tradita.

In questa quasi autobiografia c’è tutto Guccini, anche se lui dice nel meraviglioso prologo (che a nostro avviso e letteratura alta) che scrivere una vera autobiografia risulta quasi impossibile perché sono molti i dettagli che sfuggono dalla memoria.

L’infanzia trascorsa nel mulino dei nonni paterni, il contatto umano con la civiltà contadina del suo Appennino. Queste sono le radici da cui parte Guccini per raccontare il suo passaggio nel mondo.

Questo libro è quasi un bilancio in cui un mondo perduto incontra il tempo e tutto si fa racconto, per non dimenticare, per continuare a testimoniare.

Da Pàvana alla città, dalla vita di montagna alle incursione metropolitane in una civiltà che lascia indietro molte cose. Il cammino di Francesco Guccini è documentato in queste bellissime pagine scritte da un uomo che ha un suo vissuto da raccontare. Un poeta che nelle sue canzoni e nei suoi libri non ha mai smesso di essere uomo che guarda agli uomini.

Tra la via Emilia e il West, Guccio si racconta con il cuore sempre nudo. Mette in fila i ricordi più intimi (belle e suggestive le pagine dedicate a sua madre che lo voleva professore di Storia), parla con grande naturalezza e una sottile vena di ironia del tempo in cui cantava nelle balere, della sua parentesi giornalista e della frequentazione delle Osterie, passaggio formazione per la sua formazione di cantautore.

È inutile piangere sul vino versato, scrive Guccini con gli occhi che lacrimano nostalgia quando rievoca il tempo straordinario delle osterie, dove ci si incontrava per conoscersi, per cantare. Un luogo mitico di aggregazione di oggi Guccini avverte la mancanza e che è finito nel suo caro dizionario delle cose perdute e quindi vive in quella memoria che affonda nelle radici.

Adesso che Francesco Guccini fa lo scrittore a tempo pieno (in gioventù aveva sempre sognato di diventare uno scrittore ma poi ha fatto di tutto e soprattutto per noi che lo amiamo sarà sempre un grande poeta che scritto canzoni immortali) dalla sua amata Pavana continua a guardare il mondo e in queste pagine ce lo consegna tutto quello della sua vita.

È vero, scrivere una autobiografia è forse impossibile, ma  a noi sono piaciute tanto queste pagine di una non autobiografia autorizzata.

Grande Maestro, è stato meraviglioso ritrovarti insieme alla tua locomotiva che continua a correre sui binari della vita con il suo cuore gonfio di lotta.

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