Nel nome dello zio – Stefano Piedimonte

Titolo: Nel nome dello zio
Autore: Piedimonte Stefano
Genere: Romanzo
Pagine: 260
Prezzo: 16.00 €

“Fra pochi istanti sarebbe cominciata la prima puntata del GF, e cazzo, che nervi! Allo zio glielo si leggeva in faccia. Essere latitante quando c’era in tv la puntata iniziale del Grande Fratello. Quel traditore l’avrebbe pagata cara, carissima.” pag. 101

Anche le persone peggiori hanno delle debolezze: è proprio questo che il giovane giornalista del Corriere del Mezzogiorno Stefano Piedimonte vuole trasmettere con il suo libro. “Nel nome dello zio” narra le vicende di malavitosi campani meglio noti a tutti noi come camorristi, i quali con appellativi assurdi e bizzarri sono vittime di loro stessi. Abbiamo Alberto ’o Malamente, Germano Spic e Span, Sandruccio la Zitella, Pasquale Bruciulì e Biagio ’o Femminiello, ma il protagonista indiscusso è senz’altro lui: “lo Zio”. Quest’ultimo è un grande boss di camorra, una brutta persona, che commette i reati peggiori, ma che viene umanizzato a tal punto da risultare ridicolo, soprattutto per un particolare punto debole: il Grande Fratello. Non può perdersene una puntata, è questione di vita o di morte. Ed è proprio per comunicare con il grande capo che viene ingaggiato Anthony, piccolo pusher indigeno, che viene spedito alla popolare, e anche molto trash, trasmissione televisiva con il fine di comunicare con “lo Zio”.

“Mangiarsi lo zio. Era quello che provavano a fare polizia, carabinieri e finanza dal almeno quindici anni” pag. 37

La particolarità, ma anche la forza di questo libro, è rappresentata dal fatto che, nonostante il boss malavitoso sia un uomo senza scrupoli, che non esita ad uccidere, rapinare, taglieggiare, eliminare avversari, possiede un punto debole umano, molto umano, come una trasmissione televisiva: qualcosa di più importante della realtà stessa, che la distorce e la deforma.

Stefano Piedimonte con grande abilità è riuscito a costruire una buona lettura ricca di descrizioni, facile da comprendere, con un finale davvero inaspettato e con un tono ironico che conquista fin dalle prime pagine. Il lettore, dopo aver familiarizzato con tali personaggi, risulta colpito dalle loro fragilità da cui emergono aspetti ridicoli che vengono presentati nella storia senza il rischio di mitizzazione o di idolatria, punto su cui era facile cadere. Questo libro è consigliato a tutti, in particolare a coloro che vogliono vivere un viaggio realistico attraverso le debolezze della nostra Italia.

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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